Felina ricorda il suo Cardinale Sergio Pignedoli con una mostra fotografica

Poche, pochissime immagini per illustrare la vita di un personaggio di tale rilevanza. Ma utili per ravvivare il dovere del ricordo

E’ un uomo che ha lasciato una traccia profonda nel cammino del dialogo, soprattutto tra quei mondi allora più distanti quali islam, buddismo, religioni. Ha aperto sentieri di incontro che ancor oggi sono gli unici percorribili perché si avveri il sogno della pace tra paesi, culture, economie e religioni diverse. Il suo nome è ancora in benedizione tra gli “uomini di buona volontà” dell’Oriente e dell’Occidente, mentre – purtroppo – sembra andare lentamente verso l’oblio proprio in casa sua.

Si direbbe questo il primo e più evidente insegnamento della mostra fotografica sulla figura del Cardinale Sergio Pignedoli aperta in questi giorni (19 dicembre 2010-6 gennaio 2011) presso le sale della Corte della Parrocchia di Felina (sui monti di Reggio Emilia) in occasione della chiusura dell’anno centenario (1910-2010) della sua nascita.

Studente a Marola, dove ha trovato insegnanti del calibro di mons. Francesco Milani e Mons. Virginio Caliceti, e ad Albinea con professori quali mons. Leone Tondelli, Sergio Pignedoli diventava sacerdote nel 1933. Laureato in lettere alla Cattolica, nel 1938 veniva distaccato presso questa Università come assistente degli studenti. E proprio per assistere gli studenti che la guerra chiamava sotto le armi, don Sergio lasciava Milano per imbarcarsi quale cappellano sulle navi della Marina Militare: prima sulle navi ospedale, poi sulle corazzate e sui cacciatorpedinieri perché il posto del prete – scriveva – era dove maggiormente si soffre e dove è più facile morire.

Nel maggio 1943 organizzava a Felina un Convegno Eucaristico di zona nel corso del quale i politici del mondo cattolico reggiano iniziano ad organizzarsi in vista dell’imminente caduta del fascismo. Sorpreso a Roma dall’armistizio dell’8 settembre, trascorreva gli ultimi due anni della guerra accanto a mons. Montini, presso la Segreteria di stato vaticana. Tra le iniziative di don Sergio di questi due anni l’aiuto ai marinai allo sbando e – ricorda Andreotti – ai carabinieri alla macchia ai quali inviava aiuti deviandoli dall’annona vaticana. Un ruolo “resistenziale” ancora tutto da scoprire.

Nel 1948 riceveva l’incarico di organizzare l’Anno Santo 1950, un lavoro che lo ha posto a contatto con le Chiese di tutto il mondo e non vari capi di stato. Nel febbraio 1951 veniva ordinato vescovo e inviato come Nunzio Apostolico in Bolivia e, quindi, in Venezuela. Da qui veniva richiamato a Milano come ausiliare del cardinale Montini (1955-1960), nel frattempo diventato arcivescovo della capitale lombarda. E’ del 1959 un primo viaggio in Asia per incontrare non solo con le Chiese cattoliche locali, ma anche i capi religiosi, induisti, buddisti e islamici, dei maggiori paesi asiatici.

Nel 1960, ad esaudimento di un suo preciso desiderio di vita misisonaria, Giovanni XXIII lo inviava come Delegato Apostolico nell’Africa Centro Occidentale, con sede a Lagos. Dal 1964 al 1968 disimpegnava lo stesso incarico in Canada. Nel 1973, diventato segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (già detta de Propaganda Fide) , era creato cardinale da Paolo VI.

Alla morte di Paolo VI, in ragione della notorietà che mons. Pignedoli si era fatta in tutto il mondo, per l’opera incessante di dialogo e di amicizia da lui avviata, la stampa internazionale scriveva che, se il papa deve essere un italiano, questo non può essere che lui, Sergio Pignedoli. Come noto, veniva invece eletto Albino Luciani (1978) con il nome di Giovanni Paolo I, e, dopo la sua improvvisa scomparsa, Karol Józef Wojtya con il nome di Giovanni Paolo II.

Il cardinale Sergio Pignedoli, che ricopriva l’incarico di Presidente del Pontificio Consiglio per i Non Cristiani, moriva improvvisamente a Reggio, in casa del fratello dottor Domenico, il 15 giugno 1980. Attualmente la sua tomba è nella chiesa parrocchiale di Santa Maria in Felina, esattamente nella cappella che un temo ospitava il fonte battesimale presso il quale, a tre giorni dalla nascita, era stato battezzato.

Tutte queste tappe la mostra fotografica ripercorre con immagini scelte tra quelle offerte dai nipoti Giuseppe e Fabrizio Iotti, Stefano e Paolo Pignedoli e dall’arcivescovo di Ferrara mons. Paolo Rabitti. Poche, pochissime immagini per illustrare la vita di un personaggio di tale rilevanza. Ma utili per ravvivare il dovere del ricordo, particolarmente nelle giovani generazioni per le quali la mostra è davvero una “riscoperta” sorprendente e piacevole. Da non perdere.

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