Racconti d’Appennino 5 / Muretti a secco

Oggi é andata cosí, niente é stato facile. A cominciare da un risveglio prima delle 6 pensando che truppe di carri armati nemici fossero arrivate nella notte a invadere queste alture! Invece no. É solo il contadino di fronte che con un trattore e due mezzi cingolati sta rigirando la terra dei campi cambiando volto al paesaggio. Terra dura questa. In tutti i sensi. Ciottoli, sassi, pietre enormi riemergono da sotto e sembra impossibile che una volta riuscissero a lavorarla a mano questa terra, irregolare e scostante, e a farci crescere qualcosa. Mi chiedo come facessero e trovo risposta nel ripensare alla visita fatta tempo fa' ai terrazzamenti di Vetto, riportati alla luce dal progetto voluto fortemente da Silvia Costetti, un'altra passionaria locale.

Pensando a lei e alle donne ascoltate ieri sera, penso che malgrado gli anni passati e i "rapidi" mutamenti sociali ed economici di questo Paese quella storia lí di lavoro, povertà e fatica (che hanno tutte "sentito" dai racconti dei nonni, incredibile!) non sia stata dimenticata da queste parti, sia scritta indelebilmente nel DNA di questa gente e oggi riemerga, restituendo dignità a una memoria collettiva solo momentaneamente rimossa.

I terrazzamenti... Guardandoli da lontano appaiono come isolette pianeggianti contenute da muretti a secco. Terra domata, terra conquistata, terra pronta e fertile, terra pascolabile, terra amica .... Intervento umano sapiente, armonico, incastri pazienti di pietra su pietra, le piú piccole dietro le piú grandi davanti per consentire il drenaggio dell'acqua ed evitare frane rovinose. Lavoro lungimirante, che si fa una volta e dura per sempre... Ma é mattina presto, voglio ancora dormire. Come uno zombie mi alzo chiudo persiane e vetri, torno a letto lasciando tutto questo là fuori e provo a ritrovare un sonno agitato e necessario. Di lí a poco il sole torrido interrompe gli scavi e io mi alzo nel solito silenzio....

(Paola Savi)

 

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