“La diga per far rivivere le terre alte della Val d’Enza”

Riceviamo e pubblichiamo.
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Centri minori, lo Stato batta un colpo. L’Italia dei centri minori soffre da tantissimo tempo di un preoccupante fenomeno di abbandono. Le terre alte dell’Enza, delicate sotto il profilo geologico e della stabilità idraulica non rientrano nei parametri ottusi dei ragionieri della finanza neoliberista e passo dopo passo vengono chiusi i servizi pubblici  essenziali che formavano il legame sociale tra la popolazione. Con i tagli alla sanità sono state abbandonati molti presidi dei piccoli comuni. E così per la scuola, le poste e tanti altri servizi pubblici (come le corriere). Insomma, lo Stato per le terre alte chiude i battenti.  I piccoli centri sono stati abbandonati a se stessi e si sta rischiando di mettere in moto una spirale irreversibile se non si definiscono nuove politiche che invertano quelle che hanno portato all’attuale situazione. Ci vogliono, per dirla in soldoni, robusti investimenti togliendoli dai tanti capitoli delle opere inutili che stanno distruggendo il paesaggio italiano per ridare slancio e nuova vita anche ai paesi dell’alta valle del fiume Enza. Ad esempio, la nuova amministrazione di Palanzano guidata dal ramisetano Lino Franzini in sinergia con Ramiseto tenta di ridare fiato e sostanza al progetto della diga di Vetto e alla fondovalle dell’Enza che in un “amen” collegherebbe le terre alte al di sotto del passo del Lagastrello alle città di Reggio e Parma. Alla Camera dei deputati, a Roma, il sindaco Franzini con alcuni componenti della sua giunta, ha illustrato ad alcuni deputati, lo spreco delle acque dei torrenti Enza, Cedra, Liocca, Lonza e Bardea. E’ stato sottolineato con forza, anche  nella capitale romana, l’importanza del progetto della diga di Vetto, un’opera definita urgente ed indifferibile per l’irrigazione delle terre del Parmigiano-Reggiano, di protezione alla valle dell’Enza da ogni possibile alluvione dovuta ai cambiamenti climatici in corso, per produrre energia elettrica pulita in quantità superiore a tutte le centrali idroelettriche già presenti sull’intero Appennino reggiano, dare ottima acqua ai rubinetti di Parma e Reggio, risollevare la quota delle falde, garantire il minimo deflusso vitale a Enza e Crostolo, ridurre l’inquinamento di 52.000 ton. di Co2 in atmosfera nel rispetto del protocollo di Kyoto. La diga di Vetto e la fondovalle dell’Enza ridarebbero slancio al futuro delle terre alte, ormai spopolate e dissestate, creando migliaia di posti di lavoro, l’unica soluzione in grado di ridare vita ai paesi montani dell’Alta Val d’Enza, dal passo del Lagastrello a Vetto. L’Italia delle piccole cose è quella che vive e opera anche in Alta Val d’Enza con i numerosi borghi, le aree protette. Deve riprendere vita il Paese nascosto e dimenticato con un nuovo modello di vita e di sviluppo che tenga conto anche e soprattutto dei desideri di chi vive e lavora in montagna. Ad esempio di coloro, residenti, che sono la stragrande maggioranza, e che vogliono la realizzazione della diga di Vetto e della fondovalle dell’Enza. In tempi rapidi per non fare morire quello che resta delle terre alte dell’Enza, da troppo tempo dimenticate dai vari “Palazzi” di Langhirano, Parma, Bologna e Roma. Vogliamo vivere in un villaggio globale, non solo a paroloni ma anche nei fatti. C’era una volta la botte in cantina… e il fresco, il calore dei camini, parole e risate in piazza, in tanti paesini che vogliono continuare ad esserci, e lottano perchè alla fine della storia non si debba leggere del loro abbandono e del loro spopolamento. L’Alta Val d’Enza non si arrende, è un’intera comunità che reagisce allo spopolamento con nuove sfide: dall’innovazione tecnologica (che tarda ad arrivare per problemi “politici”) alla riscoperta delle tradizioni, alle sfide innovative come la diga di Vetto e la fondovalle dell’Enza. Lo chiede la popolazione, non i soliti “soloni”.
(Francesco Compari)
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3 Commenti

  1. Beh, adesso c’è anche un sindaco che la pensa cosi, avanti tutta! Sarebbe il caso di trovare un investitore privato per la realizzazione?

    (Luca)

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  2. Lo spreco delle acque dell’Appennino deve cessare, le acque montane sono il bene più prezioso che abbiamo e vanno usate per usi idropotabili, irrigui, energetici e per creare migliaia di posti di lavoro e non sprecate. Lo stesso governo Monti nel 2012 ha riconosciuto (su due lettere ufficiali) i grandi benefici economici, lavorativi e ambientali di quest’opera e che l’invaso di Vetto è realizzabile se la Regione Emilia Romagna la inserisce nel piano irriguo. La diga di Vetto non sottrae neppure una goccia d’acqua all’Enza, tanta ne riceve tanta ne rilascia ma in modo costante e regimentato. Sappiamo bene che la diga di Vetto è perfettamente realizzabile sotto tutti gli aspetti, sismici, interrimenti, climatici, sicurezza dei versanti, regimentazione delle acque, ecc. lo studio di impatto ambientale costato a noi italiani oltre 4 miliardi di vecchie lire lo ha dimostrato chiaramente, pertanto finiamola con il terrorismo, compreso i paragoni con il Vajont, chi conosce la Valle dell’Enza sa bene che a Vetto non potrà mai succedere questo, non ci sono montagne a picco sul lago. Un appello a tutti ma in particolare a chi ama veramente l’ambiente come il sottoscritto; occorre sostenere la diga di Vetto, perché impedisce lo spreco delle acque, riduce l’uso delle acque del Po per usi irrigui, riduce l’inquinamento, protegge la valle da alluvioni sempre più probabili, risolleva la quota delle falde, garantisce la vita del fiume con il deflusso vitale, è in grado di creare un’oasi faunistica come la Gabbianello al Bilancino, consente ai montanari di restare sui loro paesi e impedire i dissesti e l’abbandono dei territori, produce tanta energia pulita, dà ottima acqua ai rubinetti di paesi e città, riducendo l’uso delle acque minerali, ecc. ecc. oltre a creare lavoro, lavoro, lavoro, non per anni ma per sempre; in ogni Stato si farebbe la guerra per fare un’opera che accumuli le acque per averle quando servono e qui si lotta per impedire di farla, poi ci meravigliamo perché le cose in Italia non vanno.

    (Lino Franzini, sindaco di Palanzano)

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  3. Speriamo che anche il nuovo sindaco di Vetto, Fabio Ruffini, una volta scrollatosi di dosso l’ingombrante presenza dell’ex sindaco Garofani (spesso presente in Municipio e non si capisce perchè…), da sempre contraria alla diga, possa dare un fattivo contributo al perseguimento di questo importante progetto, vitale per la Val d’Enza.

    (Ivano Pioppi)

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