“L’Appennino è il centro: una silicon mountain è possibile”

Stefano Virgilli a Radionova

Stefano Virgilli a Radionova

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“L’Appennino? E’ al centro dell’Italia e il suo sviluppo, su nuove strade, è ancora possibile”, ne è convinto Stefano Virgilli, 36 anni, che ha lasciato Castelnovo Monti per intraprendere la sua esperienza professionale e di vita nel mondo. Oggi ascoltando ancora De Andrè e ha un forte legame con a Castelnovo Monti, dove ha condotto un gruppo di 7 cittadini dell’Oman, importante sultanato asiatico, per frequentarvi un corso avanzato sulle tecniche di visualizzazione dati.

Il Virgilli pensiero è emerso nell’ultima puntata radiofonica di “Ecco a Voi”, condotta da Doris Corsini con in studio chi scrive e in onda su Radionova alle 17 di martedì 7 ottobre e in replica giovedì 11 alle ore 10 . Stefano è stato specialista di comunicazione e consulente aziendale e governativo. Ha iniziato tenendo corsi di Photoshop, dal 2008 al 2013, poi realizzatore di siti web, quindi dal 2004 video aziendali e corsi di formazione (14.000 persone provenienti da 40 paesi diversi), quindi guida certificata per i software di Adobe (ben 83 certificati!) e, quindi, consulente per la comunicazione visiva. “Ma i software di per se non mi entusiasmavano”, spiega Stefano che di lì a poco intraprese la sua nuova esperienza e che, purtroppo, lo vedeva stretto agli inizi degli anni Duemila con la mancanza di connettività a Castelnovo, e quindi di lì decollò verso l’estremo Oriente “verso cui provavo una grande attrazione – spiega lui -. Singapore, nel Sud Est asiatico, una nazione giovane indipendente dalla Malesia dal 1965, dove nonostante la maggioranza etnica cinese si parla inglese come prima lingua. Ho avuto la fortuna di essere qui quando, nel 2006, l’onda di sviluppo economico era partito (dal primo Gran premio notturno alla ruota panoramica e al giardino botanico più grande del mondo, alle barriere frangiflutto)”.

“A Singapore – spiega Virgilli – puoi aprire una ditta in mezzora su internet a 380 dollari, 3 anni senza tasse e con pesanti incentivi. Infatti, per qualsiasi cosa acquistata attinente alla tecnologia, si ottiene la restituzione in contati del 60% o il 400% di deduzione fiscale. In Appennino ci sono molto barriere per aprire ditte”.

“Singapore mi ha dato la possibilità di aprire sei ditte in 6 anni. Prima di lasciare Singapore ho trasferito clienti a nuove aziende aperte ai miei dipendenti. Quindi ho fatto una scelta di vita e sono andato in Oman, da dove provenivano le persone che incontravo ai miei corsi (14 in tutto) mi consegnavano omaggi”. “L’incontro con l’Oman è stato amore a prima vista, dove si è accolti dai vicini come fratelli”.

Eppure, Stefano, continua a vedere l’Appennino come ombelico del mondo:

“Certo. prima di tutto perché lo è geograficamente (tra le coste). Secondo perché se vuoi andare da nord a sud in Italia bisogna che di riffa o di raffa passi dall’Appennino tosco emiliano. Terzo perché, entro tre ore di guida dall’Appennino nostro, puoi arrivare a Firenze, Milano, Svizzera, Verona, Venezia, Genova, Cinque Terre, Pisa, Riviera Romagnola, Torino…. Mica male come perno”.

Stefano ha arricchito le sue convinzioni nei suoi rientri nella terra natale. “Ho assistito di recente a una presentazione a Lingonchio del professor Aldo Bonomi, nella quale faceva una cronistoria di quello che lo sviluppo montano. Fu lui a parlare di nuovo centro. Siamo partiti dal modello fordiano come città centro di business: se non si andava in città non si produceva. Poi il business è giunto nella fascia pedemontana. In entrambi le fasi l’Appennino si è spopolato. Ma ora ha nelle sue mani una nuova possibilità dato che è davvero di essere al centro. Ad esempio la delegazione omanita che ho accompagnato da qui un giorno si è mossa verso Firenze e Pisa, un altro verso Milano o verso Venezia. Siamo in una delle regioni più interessanti d’Italia”.

Nel futuro dell’Appennino cosa vedi?

“Dire turismo è scontato, ma dobbiamo abbandonare 3 dogmi: 1) il sole, il mare, 2) i prodotti tipici, 3) i monumenti. Questi tre ci hanno fatto perdere una decina di milioni di turisti all’anno: è un modello turistico trapassato remoto. Il primo non ha nulla a che vedere con l’appennino… appunto. Smettiamo di avere il complesso da figli di una spiaggia minore. Vedo opportunità anche per una silicon mountain, Reverberi lo sta già facendo con successo, l’Elettric80 è un altro caso. Ma anche agricoltura e l’allevamento di nuova generazione. Però attenzione alla favola dell’export a tutti i costi. Quando ero a Singapore ero contatto da persone che, però, volevano portare Erbazzone in quel paese, ma non è giusto e non funzionerebbe perché non è nella loro cultura. I gusti alimentari sono radicati e non si possono cambiare. Così come ci fa male provare a dare cibi a base di maiale a chi ha la cultura mussulmana, come un semplice soffritto, o offrire un bicchiere alcolico”.

E il Parmigiano Reggiano? “E’ apprezzato, anche se ho visto un omanito tagliare una punta di Parmigiano Reggiano da un chilo in tre fette e provare a mangiarla. Anche il miele e il Pecorino sono andati molto bene tra i miei ospiti”.

Andare all’estero per i giovani della montagna, ne vale la pena? “L’estero è un’Italia più grande. Dipende da dove vai. Un giovane di Aosta ed uno di Trapani hanno le stesse opportunità?”

I giovani partono, come te, e a volta non tornano. Cosa rimane?

“Se l’esperienza all’estero serve a deprovincializzare, allora può portare innovazione. L’Appenino ha tremendamente bisogno di adattarsi al mondo che è cambiato senza stare ad aspettare. Dall’estero possono aiutare aziende ad espandersi, ma devono portare in dietro l’esperienza. Un ponte può esistere di unione di culture. Ma in Europa siamo soffocati da una impostazione di ‘unione economica’, una visione economica che non ci fa percepire cosa è la vera unione culturale, e quindi occorre scoprire l’Oriente dal punto di vista culturale. L’Islam non è solo arabo. Gli arabi non sono solo mussulmani. Il Corano va letto per capirne i concetti e scoprire le enormi similitudini con la Bibbia. Una Unione Mediterranea potrebbe avere più senso per noi.”

Nei suoi incontri con 150 studenti ha detto: “Il metodo di Cesare è il migliore, si parte, si costruisce e guada il ponte e poi lo si brucia e non si torna indietro. Da lì si scopre il mondo. Però vivendo l’esperienza estera appieno, facendo diventare il mondo come propria casa. Il mondo è una sfera che non finisce mai. L’importante è ricordarsi il punto di partenza.”

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2 Commenti

  1. Complimenti! Spero che sia d’esempio per i nostri giovani, nel senso di non lasciare la montagna, ma di sprovincializzarsi e di mettere tutto il loro entusiasmo giovanile in attività lavorativa affinché l’ Appennino diventi davvero un polo economico di eccellenza per attività agricole di silvicoltura, allevamento di bestiame e altre attività che hanno a che fare con la natura.
    Ragazzi datevi da fare, la qualità di vita in montagna non ha nulla a che vedere con i centri fortemente urbanizzati.
    Io ci credo e voi?

    (Maria)

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  2. Grazie Stefano.
    Ciao.

    (Sergio Sironi)

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