Cercasi nuova generazione di “homo radionovicus”

Vi è bisogno di forze fresche, ma non di forze purchè siano: e allora benvenuti siano voglia di fare, costanza, serietà, condivisione di obiettivi

radionova

Si lavora allo smantellamento della sede nell’ex Motti. Alla scaletta, a dare il buon esempio, il nostro presidente Pietro Ferrari

Come nel 1984. Come nel 1998. Nel primo caso ci riferiamo all’impianto del primo studio, all’interno della canonica attuale ancora non ristrutturata (in pratica all’interno di un appartamento). Nel secondo al trasferimento nell’edificio di fianco, l’ex Motti appena demolito.

Ora: l’estate-autunno (o forse inverno) 2016. Non sfilate di moda, ma il secondo trasloco e la terza sede. Parliamo di Radionova, naturalmente. Oggi compiamo 32 anni. Non si tratta di compleanno “tondo”, di quelli che solitamente si notano e ricordano. Ma una particolarità c’è: appunto questo trasferimento, che ci porterà ad occupare uno spazio, un pochino più ristretto ma del tutto adeguato alla bisogna, nel nuovo “Centro pastorale interparrocchiale” (oratorio, si fa prima), inaugurato solo quaranta giorni fa.

I lavori di allestimento sono in corso e la radio attualmente va in automatico, salvo eccezioni (come la diretta dalla scorsa Fiera di S. Michele): per questo non abbiamo proposto, questa estate, il “Torneo della montagna” di calcio.

Speriamo che questo lavorìo, l’ammodernamento delle attrezzature e l’adeguamento tecnologico servano magari anche ad “invogliare” un po’, ad aiutare un rilancio. Vi è bisogno di forze fresche, ma non di forze purchè siano: e allora benvenuti siano voglia di fare, costanza, serietà, condivisione di obiettivi.

Qualche collaboratore che c’era in origine “sussiste” anche oggi, non si sa come. Ma è una razza in via d’estinzione, una specie di homo radionovicus, un pezzo da museo, roba da rottamare.

Un tempo più lungo di una generazione (almeno una generazione standard com’era forse in un recente passato, dato che per motivi diversi ora si “figlia”, quando lo si fa, ben spesso oltre i 30 e anche vicino ai 40 anni), i 32 anni che ci separano da quel sabato 20 ottobre 1984. Va da sè che se ricambio non vi sarà le prospettive saranno: accorpamento, vendita, dismissione… Tutte ugualmente sconsolanti. Una radio di periferia, paesana (nel senso buono) come la nostra, se non propone le istanze, la cultura, l’identità del territorio che raggiunge fisicamente con le proprie onde e che si propone di servire… non serve. Ci sono tantissime radio che emettono musica migliore, informazione “sul pezzo”, qualità e quantità non confrontabili. Perchè uno dovrebbe ascoltare questa radio di periferia? Ciò è possibile solo se v’è qualcosa che la distingue e quel qualcosa interessa l’utenza perchè vi si riconosce.

Si può essere piccoli ma non per questo perdere il “diritto di cittadinanza”, essere insignificanti. Si può essere espressione di un territorio. E’ anzi un compito benemerito preservare quel che è possibile preservare della nostra cultura e tradizione, pur nell’apertura all’esterno (contenendo nello stretto necessario caratteri come conformismo ed omologazione), sempre arricchente. Questo è il compito che ci prefiggiamo da sempre. Ma la messa in pratica ha avuti negli anni esiti ondivaghi.

Intanto spegniamo le nostre 32 candeline, che ormai nella torta forse fan fatica a starci. Già, perchè chi scrive preferisce ancora 32 delle “vecchie” candeline in vece dell’unica con numero 32, più “in” (volevamo pubblicare l’immagine di una bella torta, ma non se n’è trovata una che una con 32 candeline sopra… cvd).

Comunque… quel che verrà lo vedremo. Anzi, lo sentiremo.

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3 Commenti

  1. Grandissimi! Il lavoro in questa stagione è piuttosto pressante e, purtroppo, non potrò essere presente di persona. Detto ciò, mi piacerebbe che assaggiaste la mia nuova marmellata di more n. 32, come i vostri anni! Grazie mille per tutta la compagnia che ci avete tenuto per questi 32 anni; pensate, nel mio stabilimento di confezionamento passa solo Radionova e grazie a ciò molti lavoratori stranieri hanno migliorato l’italiano e hanno imparato il ballo liscio! Come sempre: w la montagna in movimento!

    (Dott. Davide Menechini)

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  2. Oddio, io non sono proprio da rottamare! Non vedo l’ora di ripartire con il nuovo studio, ma le trasmissioni le proseguiamo lo stesso! Direi che siamo un gruppo da ammirare! A presto!

    (Diego Costetti)

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  3. Mi dispiace, ma non mi sento di essere rottamato, anzi, per quando rinizieranno le trasmissioni nella nuova sede ho alcune idee per nuove trasmissioni per la comunità e non solo sport. Comunque se c’è bisogno… presente!

    (Savio)

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