Let it rock 116: I got the (white) blues. FILE ASCOLTABILI

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Il blues è stato uno dei padri del rock, e dalla nascita del figlio i due generi sono andati avanti spesso parallelamente, spesso intrecciandosi, dando origine al cosiddetto

rock blues (o blues/rock a seconda di quale delle due componenti si vuole far prevalere).

La puntata di questa settimana si occupa proprio del periodo in cui i bianchi rockers hanno iniziato a volgere lo sguardo e le orecchie verso i ‘vecchi’ bluesmen, che molti di loro sentivano come progenitori, più o meno lontani.

Il rock blues è nato nei primi anni 60 in Inghilterra e negli USA, ma mentre nella patria del blues il fenomeno rimase di nicchia, almeno nei primi tempi, in Inghilterra si formò una vera e propria corrente di blues revival che diede origine a moltissimi gruppi e singoli che facevano del blues la materia prima fondamentale della propria musica.

Gli stessi Beatles, e in maniera molto più profonda i Rolling Stones, agli inizi della propria carriera infarcivano i propri dischi di covers di brani blues e rhythm & blues, spesso assolutamente sconosciuti al pubblico bianco.

Il successo di questo revival fu dovuto sicuramente al periodo storico e alla situazione sociale di allora, con molti giovani che si sentivano sfruttati e emarginati come i negri americani dell’inizio del 900.

Un contributo determinante fu fornito poi dagli stessi bluesmen ‘originali’ che ben si prestarono ad ‘insegnare’ i trucchi del mestiere ai giovani rockers bianchi vogliosi di entrare in contatto con questa musica senza tempo.

Uno dei primi artisti a beneficiare di questo scambio fu Paul Butterfield, un cantante e armonicista di Chicago che sfruttò il fatto di trovarsi come ‘vicini di casa’ nomi come Muddy Waters e Willie Dixon per approfondire il suo amore per il blues.

Nel 1963 formò la sua Band, che ottenne un contratto per suonare regolarmente in un club di Chicago, il Big John’s, dove cominciò a farsi un nome e incontrò il chitarrista Mike Bloomfied, che divenne una delle colonne del gruppo. Bloomfield è sicuramente uno dei migliori chitarristi rock (e blues) della storia, e la sua influenza si espresse anche con altri gruppi come gli Electric Flag e nella collaborazione col tastierista Al Kooper: i due sono il motore che sta alle spalle della voce di Bob Dylan in “Like a rolling stone”, per darvi un’idea.

Bloomfield è stato anche il chitarrista del gruppo “Mother Earth” nel loro album del 1968 “Living with the animals”, dal quale vi propongo però la pianistica “Down so low”, in cui viene prepotentemente alla ribalta la grande voce di Tracy Nelson.

Altre figure fondamentali del movimento rock blues sono sicuramente Eric Clapton e Janis Joplin.

Clapton ha lasciato la sua firma in moltissimi dei gruppi che hanno fatto la storia del blues revival, dagli Yardbirds ai Bluesbreakers di John Mayall, per passare ai Cream, ai Blind Faith e alla band di Delaney & Bonnie, da cui nacquero, con l’aggiunta non indifferente di Duane Allman, i Derek & The Dominos.

Janis Joplin è stata senza dubbio la più grande cantante bianca di blues, l’unica a rivaleggiare in pathos e dinamica vocale con le grandi voci nere, basti ascoltare la sua celeberrima cover del blues “Ball and chain” di Willie Mae “Big Mama” Thornton, che purtroppo dura troppo per entrare nella playlist della puntata, egregiamente sostituita da “Turtle Blues”.

Come spesso accade, ci vorrebbe molto più di un’ora per dare una visione sufficientemente accurata di questo movimento musicale, ma spero che questi accenni vi bastino per approfondire l’argomento, se vi interessa.

Intanto, buon ascolto!

Playlist:

Quicksilver Messenger Service – Who do you love pt.1 (live)

Delaney & Bonnie – Coming Home (live)

Fleetwood Mac – I can’t hold out

Cream – Sunshine of your love

Canned Heat – Amphetamine Annie

Janis Joplin – Turtle Blues (live)

Mother Earth – Down so low

Butterfield Blues Band – I got a mind to give up living

Bloomfield Kooper & Stills – Stop

Rising Sons – If the river was whiskey

Johnny Winter – Highway 61 Revisited

Derek & The Dominos – Got to get better in a little while

Prima parte

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