Banco cooperativo Emiliano, salvaguardati risparmi e posti di lavoro con l’accorpamento a Emil Banca

Emil Banca e il Banco Cooperativo Emiliano danno vita ad una delle più grandi Bcc d’Italia. Il progetto di aggregazione ha avuto il via libera da Banca d’Italia. Il 12 febbraio si esprimeranno i soci dei due istituti. Governance bolognese (di maggioranza) e reggiana

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Da sinistra: Marco Piccinini, direttore generale di Banco Cooperativo Emiliano, Daniele Ravaglia, direttore generale di Emil Banca, Giulio Magagni, presidente di Emil Banca, Giuseppe Alai, presidente di Banco Emiliano, Secondo Ricci, vicepresidente Federazione regionale Bcc Emilia Romagna, Valentino Cattani, direttore della medesima federazione

“Il nostro futuro è sulla via Emilia e nel territorio che è attraversato con essa dove si producono le principali Dop italiane: vorremo essere una grande banca e non solo una banca grande”. Parole di Daniele Ravaglia, direttore generale di Emil Banca, la nuova banca che, ieri a Bologna, ha presentato il progetto di fusione per accorpamento di Banco di Credito Cooperativo Emiliano. La nuova banca manterrà il nome della capofila, Emil Banca, col vantaggio, per i reggiani, di salvaguardare il patrimonio dei soci e i posti di lavoro, dopo tre anni di bilancio in rosso. Un percorso non certo facile – a Reggio Emilia, come a Bologna, la cooperazione bancaria origina nel 1895! – ma con diversi vantaggi.

Emil Banca da aprile conterà 84 filiali, 137mila clienti, 44mila soci, oltre 700 dipendenti e un territorio di competenza che si estende su sei provincie, cinque in Emilia (Parma, Reggio, Modena, Bologna e Ferrara) e una in Lombardia (Mantova). La terza Bcc d’Italia. La governance sarà bolognese (con presidente – Giulio Magagni, vicepresidente vicario, direttore generale – Daniele Ravaglia, vicedirettore vicario) e reggiana in misura minore (con vicepresidente e vicedirettore): 8 i consiglieri di indicazione di Emil Banca, 5 quelli di Banco Emiliano. Tecnicamente, ieri, a Bologna è stato presentato il progetto di aggregazione che, ora, dovrà essere confermato dalle assemblee dei soci il 12 febbraio. C’è già l’ok dei rispettivi consigli di amministrazione e della Banca d’Italia e, come sottolineato, non ci sono molte alternative. La Banca che nascerà per numero di filiali e collaboratori, la più grande Bcc del Nord Italia, seconda solo, a livello nazionale, alla Bcc di Roma. Emil Banca partirà, quindi, con un capitale sociale di oltre 97 milioni, impieghi lordi di 2,7 miliardi di euro, una raccolta totale di circa 4,7 miliardi di euro e una massa amministrata superiore ai 7 miliardi di euro. Il patrimonio complessivo delle nuova banca supererà i 306 milioni di euro.

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Giulio Magagni e Giuseppe Alai al termine della conferenza stampa

Numeri tanto importanti quanto importante sarà il territorio di competenza della nuova Bcc che si estenderà su oltre il 68% del territorio regionale, comprenderà 3 milioni di abitanti, oltre 300mila imprese registrate e 1,3 milioni di occupati. Un sistema economico che complessivamente vanta un decimo di tutte le esportazioni nazionali. La fusione avrà decorrenza dal primo aprile 2017.

“Abbiamo lavorato per sei mesi affinché l’operazione potesse presentarsi come sostenibile per tutti gli attori. Perché fosse un’opportunità di sviluppo e una garanzia di futuro, per i due istituti, per il Credito Cooperativo  e per il territorio. I nostri soci – ha commentato il presidente di Emil Banca, Giulio Magagni – sono ora chiamati ad esprimersi su un importante cambiamento che però avverrà nel rispetto delle radici della cooperazione di credito e senza disperdere l’immenso patrimonio di valori che da più di un secolo contraddistingue le due aziende, contribuendo alla crescita e allo sviluppo economico, ma anche sociale e culturale, dei territori in cui sono inserite. La nuova Bcc continuerà ad essere protagonista di un modo differente di fare banca, equo, sostenibile ed attento alle persone ed al territorio che sarà presidiato, come avviene già in entrambe le Bcc, da un folto numero di comitati soci locali che avranno il compito di mantenere un legame diretto tra la banca e le sue comunità”.  

Quella che nascerà – ha aggiunto il presidente del Banco Cooperativo Emiliano, Giuseppe Alai sarà l’espressione di una cooperazione di credito già da tempo avviata sulla strada delle integrazioni e che ha colto le opportunità della riforma del credito cooperativo per presentarsi sul mercato con maggiore incisività e competitività, più solida e al tempo stesso solidale, profondamente legata alle comunità locali e in grado di offrire servizi ancora più innovativi e di sostenere con maggiore efficacia lo sviluppo del territorio”.

Nel corso della conferenza stampa Alai ha anche voluto ricostruire i margini della vicenda: “A beneficio di Banco Emiliano è intervenuto il fondo temporaneo che ha consentito il risanamento patrimoniale di Banco Emiliano.  Infatti, nella nostra recente fusione – Banca Reggiana e Banca di Cavola e Sassuolo, ndr – in una delle due banche erano emersi comportamenti ai margini degli indirizzi del sistema delle federazioni, soprattutto nei servizi”. Come promesso, ora, il capitale dei soci è salvaguardato: “abbiamo sottratto un problema al territorio, e salvaguardato l’Appennino, i risparmiatori”, dirà al termine. Quindi “il grazie alla Federazione delle Banche di Credito Cooperativo dell’Emilia Romagna, a Emil Banca, al comitato del fondo temporaneo, alla filiale bolognese della Banca d’Italia e il presidente Giulio Magagni che mai si è sottratto alla volontà di perseguire questo obiettivo”.

Alla conferenza stampa erano presenti, tra gli altri, Gianmaria Manghi, presidente della Provincia di Reggio Emilia, Luigi Fiocchi, sindaco di Villa Minozzo, esponenti delle associazioni reggiane, i consiglieri dei Cda delle due banche, tra i quali il villaminozzese Carlo Malvolti (per Banco Emiliano) e Assuero Zampini (Coldiretti Reggio Emilia, per Emil Banca).

 

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3 Commenti

  1. A me, quando due banche si fondono e si dice che la manovra é stata fatta per salvaguardare i risparmi e i posti di lavoro, sinceramente viene da ridere. Un riso amaro, però.

    (Andrea)

    NOTA DELLA REDAZIONE: Caro lettore, c’è assai poco da ridere. Legga qui.

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  2. Benissimo, andiamo allora “allegramente” verso l’incorporazione e non fusione, le parole pesano e hanno un significato preciso. La domanda: quando i soci che vogliono recedere potranno riavere indietro le loro quote, visto che sono ormai tre anni che tutto è bloccato? Siamo all’esproprio dei beni? E poi mi parrebbe quanto meno opportuno, come si sta facendo con Monte dei Paschi, pubblicare i nomi di chi ha portato Banca di Cavola e Sassuolo a… cosa?

    (Massimo Bonini)

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  3. Riso amaro, appunto.

    (Andrea)

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