“Se dipendesse da me…”: una nota di Dilva Attolini sul tema “punto nascita”

Considerazioni personali sul MIRE e altro

Riceviamo e pubblichiamo.

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“Alè!”  Finiva così una trasmissione della Rai, di qualche tempo fa. Non capivo perché. Ora sì. La trasmissione parlava di politica e “alè” voleva dire: Così va il mondo. Divertitevi. La politica è un circo!

La soppressione del Punto Nascita appartiene a questo genere di circo, ma noi non abbiamo nessun motivo per divertirci.

I gruppi in difesa del Punto Nascita hanno un grande merito, oltre a quello concreto di salvaguardia: il merito di avere portato, in modo chiaro, i termini della questione tra i cittadini, almeno quelli di buona volontà che sono tanti. Grazie care cicogne. Almeno le idee un po’ più chiare le abbiamo. Le decisioni dei politici, prese all’oscuro dei cittadini, le avremmo scoperte a fatti compiuti.

Conosciamo bene quindi i termini del confronto, le opposte posizioni. Purtroppo è una lotta tra sordi, dove qualcuno è più sordo dell’altro. Dobbiamo registrare che non c’è, da parte dei vertici dell’Asl, nessuna volontà di confrontarsi seriamente, nessuna apertura al dialogo, ci hanno fatto sapere, attraverso una conferenza stampa, le loro ragioni a favore della chiusura. Sappiamo quali sono. Come cittadina mi sono sentita a disagio per la scorrettezza del metodo.

E’ sempre importante una lotta di idee, di ricerca di soluzioni, nell’ambito del pensiero che chiarisce. Una lotta tra sordi è qualcosa di diverso, è un pregiudizio.

E’ il MIRE, il pre-giudizio? Acronimo di  Maternità, Infanzia, Reggio Emilia.

In ogni caso l’Asl segue le indicazioni della Regione, perché la responsabilità dell’operazione è della Regione. Le scelte politiche si fanno lì.

Parlo al plurale, ma le valutazioni sono personali. Parlo al plurale perché so che molti le condividono. Tengo presente anche un commento su Redacon di Giovanni Teneggi, direttore di Confcooperative, che ha toccato temi molto interessanti.

Partiamo da ciò che deve fare una buona politica. Programmare con ordine logico, mettere al primo posto la visione del futuro. Una previsione, un sentire ideale. Senza una visione del futuro, la programmazione non può essere che incerta, zoppicante. Ma la visione può cambiare da un periodo politico a un altro. E questo è ciò che sta accadendo.

Il progetto MIRE ha cambiato la visione del futuro?

Il MIRE è un progetto bellissimo, un Centro Nascita all’avanguardia, pensato nella città con i nidi più belli del mondo. Basta dire questo per capire di cosa si tratta.

Si legge nella locandina di presentazione del progetto nel novembre 2016:

Il MIRE si pone come struttura di riferimento per la provincia, con competenze specifiche e di elevato contenuto specialistico, ma integrata nell’ambito della rete dei servizi sanitari ospedalieri territoriali.

Era stato pensato per la città, probabilmente. Poi, per sovradimensionamento e ampiezza della struttura, costi lievitati del progetto complessivo, ipotesi di costi di gestione molto alti, l’insieme di tutte queste cose ha cambiato la visione del futuro.

Credo sia importante far conoscere ai cittadini della montagna e della provincia tutta, quali saranno gli scenari futuri. Chiusi i punti nascita di Castelnovo ne’ Monti, Scandiano, Montecchio e anche Guastalla, non è difficile capire che tutte le partorienti saranno obbligate, da ogni angolo sperduto della montagna e della pianura extra urbana, a convergere sul MIRE a Reggio Emilia. Siamo sicuri che sia ciò che le future mamme vogliono. Siamo sicuri che un unico Punto Nascita provinciale sia la scelta migliore? Per la città e il circondario va sicuramente bene, ma siamo sicuri che la popolazione femminile e la popolazione tutta dei territori lontani, voglia questo?

Riporto ciò che scrive Giovanni Teneggi a proposito.

E’ forse di qualità efficiente un futuro di accentramento urbano e spopolamento delle periferie? E’ forse di qualità e lungimiranza non valorizzare decenni di tenuta e infrastrutturazione di un abitato provinciale diffuso? E’ forse di qualità aumentare lo scarto fra una via Emilia raddoppiata e triplicata dove si patisce di code e si muore di PM10 e un 40% del territorio messo a riserva inabitabile? Io penso di no e continuo a non comprendere come questa irrazionalità imperi invece tranquilla nelle sedi più alte di pianificazione e governo.

Noi montanari non difendiamo solo il Punto Nascita e l’ospedale tutto, difendiamo il territorio, le donne e i cittadini, l’aria pulita, la vita a km zero, il lavoro non caotico, l’economia che ci permette di restare. Nello stesso tempo proviamo a contrastare l’accentramento urbano, la densità veicolare, la concentrazione fisica e chimica che rende invivibili le città. Non abbiamo memoria di politici che abbiano ideato progetti di città ideali.

Abbiamo sentito parlare di cose molto importanti, in questo ultimo periodo per il nostro Appennino. Dopo l’istituzione del Parco, l’inserimento del Parco stesso nell’area MAB UNESCO per porre attenzione a ciò che viene definito sviluppo sostenibile. Abbiamo sentito parlare di progetto Aree interne, definite da un piano regionale, abbiamo sentito parlare di possibilità concrete di accedere a finanziamenti per sostenere i piani di sviluppo legati al nostro territorio.

Lo stesso Piano Regionale sulla Montagna dichiara la volontà di aumentare la popolazione residente e attiva su questi territori. La frase seguente è estrapolata dal piano stesso: Andamento demografico e mancato sviluppo dipendono anche dall’insufficiente offerta di servizi (beni di base: scuola, salute, mobilità). Non possiamo nemmeno per un attimo pensare che la popolazione si sposti verso la montagna se contemporaneamente si continua a limitare e chiudere i servizi.

Se dipendesse da me, chiederei per i Punti Nascita, come nelle favole, il ritorno a riprendere tra le mani la carta di organizzazione territoriale fatta dal dott. Riboldi (credo si chiamasse così) che con lungimiranza aveva inizialmente ipotizzato la suddivisione del territorio provinciale in tre parti: montagna, contesto urbano e restante pianura, asse longitudinale.

Punti Nascita quindi a Castelnovo né Monti, a Reggio Emilia e a Guastalla che può contare su un numero di nascite di poco inferiore a mille. Strutturazione del territorio molto più adeguata e funzionale per la popolazione, che ha il diritto di non vedere stravolto il proprio modo di vivere.

Un unico Punto Nascita nella provincia è un progetto difficile da digerire. Sicuro fin che si vuole, ma comunque, per dirla con un po’ di ironia, anche in un’area stressata. Dobbiamo assolutamente avere chiarimenti. Questa volta i cittadini devono trovare il modo di decidere, non trovarsi di fronte a fatti compiuti.

(Dilva Attolini)

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2 Commenti

  1. In un articolo comparso su Redacon a metà giugno 2015, relativamente all’Ospedale S. Anna, il consigliere comunale Robertino Ugolotti richiamava il Piano Sanitario che aveva individuato nel S. Anna uno dei tre poli ospedalieri provinciali, insieme a Reggio Emilia e Guastalla, e non ricordo pur tuttavia che durante questi quasi due anni detto piano sia stato poi ripreso dai “decisori” politici locali, il che fa pensare che nella fattispecie la “favola” sia verosimilmente destinata a rimanere tale, ossia non tradursi in realtà.

    (P.B.)

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  2. Concordo pienamente con la lettera di Dilva Attolini sulla questione dell’ospedale e della correlazione del continuare a vivere in montagna; brava Dilva e brave e tenaci le associazioni.

    (Ferrypao62)

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