Nepal andata e ritorno, giorno 9. Di Fabrizio Silvetti

Giorno 9.

Nepal andata e ritorno

“Namaste” mi sento gridare.
Sto salendo lungo il sentiero che da Samagaon porta al campo base. Oggi doveva essere una giornata di riposo prima di trasferirci dove vivremo per un mesetto, ma ho necessità di stare in movimento e così ho deciso di salire e scendere i 1500 m di dislivello che ci separano.

“Namaste”
Il gruppetto di ragazze nepalesi, che oggi lavorano come portatrici, sono ferme per riposarsi durante la salita e mi offrono biscotti. In cambio di acqua.
Ridono e chiacchierano, sembrano felici.

Nepal andata e ritorno

Affronto la salita velocemente, il cuore batte veloce, il respiro è forzato, mi sento bene.
Sto cercando di abituare il mio corpo a questa quote. Corpo che a volte mi sembra di vedere solo come mezzo, da affinare, da adeguare per permettermi di inseguire gli obiettivi che mi prefiggo.
Il pensiero, l’anima sono io.
Il corpo non sempre lo identifico in me, come se fosse un intimo amico, ma non io stesso.

Ora sono di nuovo a Samagaon dove passerò l’ultima notte in un letto vero, per un mese almeno.
Sorseggio un lemon/ginger/honey, che fa bene al corpo.
Ma anche all’anima.

***

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