Picchi un giornalista? Nessuna colpa

Sono di ieri le strabilianti e orrende immagini del pestaggio avvenuto a Ostia. Ieri pomeriggio, infatti, due inviati di ‘Nemo Nessuno Escluso’, il giornalista Daniele Piervincenzi e il film maker Edoardo Anselmi, si erano recati per intervistare Roberto Spada, membro della famiglia Spada, nota alle cronache per diverse inchieste giudiziarie. Chi ha visto ieri i notiziari ha colto l’accaduto: l’uomo – fratello di un mafioso –  ha rotto il setto nasale al giornalista e, quindi, lo ha inseguito colpendolo con un oggetto.  Per quanto la Procura abbia aperto un fascicolo in relazione al caso, Roberto Spada è a piede libero. “Rischia” l’accusa di lesioni gravi o gravissime, ma sino alla a stamane era libero, compreso di commentare sui social quanto aveva fatto. L’indagine per mafia, forse, potrebbe aggravare la posizione a suo carico.

Siamo in un paese dove, lo ricordiamo, per il furto di un pacchetto di caramelle in un supermercato se si è colti in flagranza di reato dalle forze dell’ordine si è arrestati e si può finire in carcere. Non è stato così per l’aggressione violenta a una persona, per quanto documentata da video, testimonianze e referti medici (*).

“Sono evidentemente tanti, troppi i giornalisti vittime della mafia, ‘ndrangheta, camorra, criminalità o ‘di un mondo disturbato’ – afferma Mario Paolo Guidetti, consigliere dell’Ordine regionale dei giornalisti, nostro collaboratore e consigliere dell’Associazione stampa reggiana – . Questo vale anche per i rappresentanti delle Forze dell’Ordine, per i magistrati e gli avvocati. E sono anche tante, troppe le croci poste nel Gotha della legalità. Tanti, troppi sono anche coloro che ‘sono in attesa di giustizia’”.

Gli archivi (perché ormai di archivio si tratta) corrono a un episodio simile occorso, purtroppo, in Appennino e a farne le spese, ancora,  quella volta, è stata una persona di sesso femminile.

un’auto uscita di strada, fu insultata, minacciata di morte,  violentemente aggredita e ferita. Ines, nel difendere la telecamera, il suo strumento di lavoro, riuscì a testimoniare in video e col sonoro le minacce e l’aggressione; immagini agghiaccianti che scossero l’animo di coloro che videro il servizio di Telereggio. Operava nel rispetto delle Carte deontologiche della professione e dell’art. 21 della Costituzione (« Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure»)”.

Cosa è successo dopo quella denuncia?

“Che nonostante siano passati tre anni da quella terribile esperienza, è ancora in attesa di giustizia. La Magistratura, alla quale Ines si rivolse ed alla quale noi portiamo rispetto, fiducia e gratitudine, non ha ancora concluso la sua istruttoria. Proprio per i sentimenti che noi nutriamo nei confronti dei Magistrati e degli inquirenti, confidiamo anche per Ines, – una donna coraggio, una professionista con la schiena diritta, una garibaldina Benemerita fra le Mille Donne per l’Italia – non abbia ancora a decorrere altro tempo per la chiusura delle indagini su un fatto che, ripetiamo, è documentato col sonoro e con le immagini.  Proprio come assistiamo oggi. Non vorremmo anche per Ines, oltre al danno, si aggiungesse la beffa della prescrizione del reato, una ipotesi realistica considerato il tempo già trascorso e quello che trascorrerà fra fine indagini, eventuale rinvio a giudizio dei/del rei/reo, processo, appello… Qualora questo scenario diventasse realtà dovremmo rivedere i sentimenti di rispetto, fiducia e gratitudine per la Magistratura e gli inquirenti subirebbero un duro colpo”.

 

* * *

(*) Citando Today.it:

Giornalista aggredito a Ostia, ecco perché Spada non è stato arrestato

Non c’è nulla di anomalo nel mancato arresto, al momento. Infatti la Procura di Roma ha aperto un fascicolo sull’episodio e i carabinieri hanno già acquisito le certificazioni mediche , ma non ci sarebbero i presupposti previsti dal codice penale per l’arresto obbligatorio. Non c’è flagranza di reato, la denuncia è arrivata oltre le 24 ore. I medici, poi, hanno emesso una prognosi di 20 giorni che configura quindi il reato di lesioni e non lesioni gravissime (reato per cui è previsto il fermo).

Il reato prevede una pena massima di tre anni, così non sono previste nel nostro ordinamento né arresto né altre misure restrittive. C’è invece l’ipotesi dell’arresto facoltativo  quando la “gravità del fatto o la pericolosità sociale dell’individuo” lo consentono. Il fatto che sia la Direzione Distrettuale Antimafia ad indagare potrebbe però cambiare a breve le carte in tavola.

 

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3 Commenti

  1. A Roma e interland ci sono una cinquantina di famiglie mafiose che sono state libere di crescere e prosperare come le zecche nel tessuto sociale della capitale .Ora o poco addietro si scopre che Roma è mafiosa con il tempismo di un bradipo stanco…E i metodi mafiosi sono questi: Intimidazione, violenza e sporchi affari…Fare finta di niente sia per collusioni che per comodità ha portato anche alla paralisi e al malfunzionamento di Roma, ma basta anche guardare a casa nostra in certi casi il sistema è il medesimo.

    (Andrea)

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  2. In Italia (anche a casa nostra) in molti, troppi, si credono superiori alla legge e alle norme civili. Dalla strada, al posto di lavoro, alla scuola e alla politica se rispetti le regole sei uno sfigato, se non le rispetti e ne approffitti sei un “furbetto”, uno che farà strada. Guardando gli esempi citati e la cronaca quotidiana ci si rende conto che le poche volte che qualcuno viene beccato a trasgredire le pene sono lievi o assenti del tutto se si riesce a trovare la strada giusta e l’avvocato bravo. E’ giusto essere garantisti con tutti ma, purtroppo, a mio parere, ora lo siamo diventati troppo se, come nell’esempio, per una semplice aggressione ci vogliono anni per una prima sentenza a cui seguiranno inevitabilmente dei ricorsi.

    (Alessandro)

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  3. Per Andrea, Alessandro e per tutti i lettori di Redacon. Mentre verrebbe spontaneo dire “ad malora” (ne avremmo tutti i motivi). Per rincuorarci pensiamo a tutti coloro, e sono tanti, che quotidianamente e silentemente si impegnano per gli altri. Sono elemento di speranza che scaldano l’anima. Serenità.

    (Mario Guidetti)

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