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Enrico Bussi interviene sul simposio su religione ed ecologia del 25/11 a Marola

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Symposium on religion and ecology

Il terziario pubblico da tempo esercita il potere materiale e ha voluto celebrare il 25 novembre a Marola la sua incoronazione spirituale. La sala convegni del Seminario piena di dipendenti e pensionati della scuola, dell’ente locale, della sanità con qualche giovane e alcuni sacerdoti ha seguito cinque predicatori laici sull’ambiente e ascoltato la brillante esposizione dell’accademico Melloni sulle differenze di fede tra cristiani, ortodossi e non. Il Symposium è stato organizzato con grandi mezzi dall’Ente Parco Nazionale Appennino tosco-emiliano. Ha predisposto illustrazioni sui passi dell’enciclica Laudato sii di papa Francesco e ingaggiato oltremare dei predicatori sull’ecologia. Ha rievocato San Francesco e l’Unesco all’inizio della cerimonia conclusa ai piedi della Pietra (non a piedi) per il convivio finale. Con questo cerimoniale la classe dirigente considera danni ambientali di colpevoli remoti, evita di confessare proprie colpe e ruba ai contadini anche “il grido della terra”, stampato sugli stendardi esposti in processione. In altre parole, non si sporca le mani e serenamente pensa che i custodi della terra si debbono rimboccar le maniche a tutto campo.

In realtà siamo di fronte ai nemici della terra e bisogna difendere quel che resta della campagna dove le vecchie regole del club 3P-Provare Produrre Progredire hanno perduto sia la prima P, sia l’ultima P a causa del prevalere della seconda P. Infatti, il dominio incontrastato delle multinazionali impone al contadino il mangime da OGM, la selezione esasperata per il latte e l’impiego sistematico di antibiotici. L’erba fresca di montagna diventa un peso da abbandonare ed entra nelle stalle l’unifeed, fieno tritato col mangime tutto l’anno per ottenere più latte perdendo la biodiversità più ricca offertaci dal prato. La classe dirigente emette ordini precisi. L’imprenditore agricolo produca più dell’altro, compri il trattore più grosso, abbandoni la cooperazione, abbia un prodotto sempre uguale per poterlo vendere a prezzo più basso. Il consumatore adegui i suoi gusti per massimizzare i profitti di chi distribuisce alimenti standardizzati. Il cittadino si abitui alle storielle su natura e ambiente, segua la pubblicità nel comperare e quando insegna tolga ogni valore al saper fare. Il dipendente pubblico curi i privilegi da proteggere, non è tenuto a migliorare i servizi da fornire. L’amministratore eletto non deve aver poteri per cambiare apparati e condizionamenti.

La maggioranza urbana non vota per la minoranza rurale e la nostra democrazia malata ammazza i contadini, sopratutto quelli di montagna. Per salvare la baracca attuale urge passare dai 3P ai 5R

Riavvicinare i cittadini ai contadini

Riavvicinare le aziende agricole tra loro

Riavvicinare le vacche a nutrirsi con l’erba verde

Riavvicinare i consumatori ai valori reali degli alimenti

Riavvicinare la scuola a chi coltiva la terra e alleva gli animali

E’ chiaro che il modello della nostra vita cittadina perde nel confronto con la vita contadina. I conti tornano alla fine quando gli eredi hanno l’onere di sbrogliare oggetti accumulati nelle case che non apprezzano o non servono più a niente, mentre l’eredità contadina arricchisce i figli di competenze e di strumenti per valorizzare le capacità umane e le risorse offerte dall’ambiente. I bilanci urbani peggiorano con il nuovo principio di avere subito quel che si vuole indebitando i pronipoti. E’ una visione ultra-reazionaria e conquista i cittadini sventolando diritti e libertà.

(Enrico Bussi)

 

2 COMMENTS

  1. Per certi versi criptico il suo scritto. Condivisibile su alcuni aspetti. Di certo il simposio stona con la realtà, con chi ci amministra e con chi detta le linee guida dell’allevamento. Con un “parco” (le maiuscole vanno guadagnate) che offre servizi intangibili, salvo organizzare simposi sui massimi sistemi che mal si calano nella pratica che ha problemi più urgenti.

    (MA)

    • Firma - MA
  2. Enrico Bussi non le manda a dire, scrive cose scomode e controcorrente (dei media, della politica). Purtroppo resta una voce isolata, a cui chi governa la società si guarda bene dal rispondere, e tanto meno dal dare retta. Bussi è da apprezzare per la coerenza con cui continua a ribadire problemi fondamentali.

    (SC)

    • Firma - SC