Aristide colora l’altopiano della Bolivia “ma vedo un’Italia più sola” / Missioni

E’ tornato per pochi giorni in Italia Aristide Gazzotti. Missionario laico a 2700 metri in Bolivia, collaboratore di Redacon con le sue corrispondenze dalla Casa de Los Ninos, lo intervistammo nel 2011 per raccontarci di quell’arcobaleno di storie ai piedi del quale è cresciuto, appunto, il villaggio “Arcobaleno” che incontra le diverse povertà e sofferenze boliviane, a partire da quei bambini strappati alla strada, alla Tbc, all’Aids, dalle colle usate come droghe.

 

Aristide Gazzotti quante persone sono ospitate nel vostro villaggio in Bolivia?

 

Diamo assistenza a oltre 100 famiglie ospitate in una settantina di case, per un totale di circa 500 persone. All’inizio c’erano soltanto due vecchie case con cinque suore. Ora, dopo dieci anni, abbiamo realizzato 68 edifici.

Aristide Gazzotti, il toanese fondatore del Villaggio Arcobaleno a Cochabamba

Quali sono gli obiettivi del vostro Centro di Accoglienza?

 

Nella nostra Cittadella dell’Arcobaleno il primo obiettivo è quello di realizzare una comunità più solida e unita. Le 104 famiglie che assistiamo vengono dalla strada, dal carcere, dalle periferie sociali e hanno tutte storie difficili alle spalle. Ci stiamo occupando delle situazioni emergenziali: per ora sembra che il nostro scopo sia stato raggiunto e stiamo riuscendo a fare quello che c’eravamo prefissati. Noi operatori viviamo con loro e condividiamo tutto. Attraverso il Vangelo cerchiamo di mettere insieme una comunità incentrata sulla solidarietà e accoglienza degli ultimi. Abbiamo anche un ambulatorio medico con personale nostro e del  vicino Comune di Tiquipaya.

 

Ricordiamo chi sostiene la cittadella?

 

Il Centro è nato nel 2007. All’inizio eravamo solo in due, ma oggi siamo un nucleo di 8 persone con una volontaria laica di Felina, Chiara Boniburini. Negli anni sono arrivati oltre 300 volontari, soprattutto dall’Italia ma anche da Svizzera, Austria, Germania, Spagna, Portogallo, Olanda, Belgio, dal Centro e dal Sud America. Siamo rimasti in contatto con tutti, e ci sentiamo spesso per messaggio.

 

Nella vostra comunità c’è anche una scuola?

 

Sì, ed è gestita dai volontari del villaggio. I ragazzi, che vanno fino ai diciotto anni d’età, la frequentano dalle 8 alle 16.00, dal lunedì al venerdì. Abbiamo anche una mensa che distribuisce circa 200 pasti al giorno e di cui si occupano a turno le madri della nostra cittadella.

 

 

Quali sono le principali difficoltà che ancora incontrate?

 

Le difficoltà sono molte perché non basta offrire un tetto per risolvere i problemi di questa povera gente. Ci avvaliamo di una equipe di professionisti tra cui psicologi, assistenti sociali, medici, infermieri, pedagoghi e anche avvocati. In particolare, un lavoro molto duro e impegnativo è quello sul fronte della salute. Molti bambini che frequentano il centro sono malati e dobbiamo portarli in ospedale ogni giorno. Il nostro è il centro latinoamericano con il maggior numero di problemi di Aids, microcefalie, e cardiopatie gravi. Occorre inoltre un impegno costante anche di tipo economico perché non riceviamo nessun aiuto dalle istituzioni. Ci affidiamo alla carità delle persone che conosciamo da tempo e che ci hanno da sempre sostenuto. In Italia, soprattutto dall’Emilia – Reggio e Modena – e da paesi come Roteglia, Castellarano, Tressano, Sassuolo, San Michele, Toano, Scandiano, Baiso, Castelnovo e Casina, ma anche persone dal resto del nord Italia e dalla Campania, da dove sono arrivati molti volontari.

 

 

Cos’è cambiato in Bolivia in questi anni?

 

La Bolivia vive un periodo molto difficile dal punto di vista politico e sociale. In circa 10 anni tante cose sono state fatte, ma la Bolivia deve ritrovare i sentieri della sua storia spirituale. Decine di persone che vivevano nel nostro altipiano si sono trasferite in città, ma hanno perso le loro radici umane e non hanno migliorato per nulla la loro condizione sociale. Ci sono ancora grosse sacche di povertà e noi ci troviamo, insieme a tante comunità ecclesiali, a dare assistenza a questi bisognosi. Il 95% delle famiglie che vivono con noi, infatti, sono ora pressoché autonome e possono sostenersi da sole.  Noi le aiutiamo principalmente dal punto di vista sanitario perché non hanno le risorse economiche sufficienti. Nel 2017 abbiamo sostenuto circa 35 interventi chirurgici per bambini gravemente ammalati.

 

Dall’Italia mancava da quasi 7 anni, ha notato qualcosa di diverso?

 

Vedo un grande vuoto spirituale in Italia e una maggiore solitudine oltre ovviamente ad un incrociarsi impressionante di culture, religioni, storie e persone. L’interrogarsi insieme, a fondo, su questa realtà, preparando i cuori all’inconto con l’altro è la grande sfida del futuro cui vanno incontro l’Italia, l’Europa. ma anche la Chiesa cattolica. Occorre una riflessione profonda. Il mio consiglio però è sempre quello di un ritorno sincero al Vangelo.

 

 

Cosa possiamo fare per aiutarvi?

Per sostenere la nostra associazione basta prendere contatto con i responsabili locali della Onlus Casa de Los Ninos di Roteglia, al telefono 392 3409063. Potete contattarci direttamente anche via whatsapp in Bolivia al: +591 79958404.

 

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