tosato a brìch

 

 

A brìch

                 Scolari di Rosano anni '20 (Arch. Nadia Schenetti)

Le ricordate le foto delle classi scolastiche di un tempo, con quella sfilata di cucuzze pelate? Tušā a brìch! Cioè: rapato a zero. Specialmente dopo aver costatato la presenza di certi inquilini sgraditi. I parrucchieri non erano di professione, e quelle foto d’epoca lo confermano, alimentando la diceria dei nostri detrattori che, per la testa quadra, potevano avere un argomento in più. Non mi offendo, lasciamoli pur dire! Tanto più che i migliori monumenti, quelli che resistono da oltre mille anni, anche nelle loro città, sono tutti fatti con elementi ben squadrati.  Immagino che l’espressione A brìch sia nata dal modo di tosare i montoni (i brìch, appunto). Con quella sfumatura di testardaggine che la parola brìch trasuda. Due volte all’anno, a maggio e all’inizio di settembre, si eseguiva la Tûša, la tosatura. Poi pecore e montoni giravano nudi, fino alla ricrescita della lana, con la pelle tutta a “pecche”, e anche con qualche piccola cicatrice causata da quelle forbici appuntite quando l’animale non stava fermo.

(Da google)
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2 Commenti

  1. Per restare in tema di ” tusa “,propongo alla discussione il detto:”tusa al luv, tusa la luva….”.A mio parere puo’ significare la poca stima che si ha di due o più’ persone o piuttosto la scarsa fiducia sulla bontà’ di un progetto o affare altrui. Giorgio

    (Giorgio)

  2. Giorgio, intanto grazie del commento. La filastrocca che citi dovrebbe avere un seguito, e da quello si dovrebbe potere individuare il messaggio che intende lasciare. Certo che sarebbe interessante aprire una discussione. Strano però che sulle mie proposte pochissimi fanno commenti. E si che mi piacerebbe anche sapere l’opinione dei lettori. Chissà che qualcosa non si muova.

    (Savino Rabotti)

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