Parmigiano-Reggiano, preoccupazione in montagna per l’andamento dei prezzi

Ci sono forti preoccupazioni nel mondo agricolo della montagna per il pesante andamento dei prezzi del Parmigiano-Reggiano.
Di tali preoccupazioni si fa interprete la Comunità Montana attraverso un articolato documento elaborato dall’Assessore al sistema agroalimentare Afro Rinaldi, che intende farne oggetto di discussione con le altre comunità montane dell’area di produzione, oltre che con il sistema produttivo.
Il documento parte dalla constatazione che, pur essendo rimasta stabile la produzione, da meno di un anno si registra un calo costante del prezzo che è pari ormai al 20%.
Com’è ormai noto da tempo, la causa di tutto ciò sta nel sistema della commercializzazione che, essendo in mano a pochissimi grandi compratori che possono fare “cartello” fra di loro, non premia la qualità del parmigiano-reggiano e, in particolare, di quello di montagna, ma si adegua alla massificazione e alla globalizzazione.
E’ necessario quindi uno sforzo comune dei produttori (511 latterie a fine 2004), del Consorzio del Parmigiano-Reggiano e delle pubbliche amministrazioni per “trovare nuove forme di commercializzazione, con il coinvolgimento diretto delle latterie in organismi creati ad hoc, con concentrazione dell’offerta nei confronti dei compratori e della stessa GDO (Grande Distribuzione Organizzata), e mirate operazioni di marketing sull’estero che puntino soprattutto sulla eccellenza ed inimitabilità del nostro prodotto”.
Intanto, per resistere alla crisi finanziaria delle aziende, è urgente trovare accordi col sistema bancario pèr garantire la liquidità necessaria al prosieguo delle attività. E’ però necessario che la UE rimuova il divieto al credito agevolato a breve termine e che le pubbliche amministrazioni trovino l’accordo per utilizzare a favore del Parmigiano-Reggiano i 4 milioni di euro ancora disponibili sul Piano Regionale di Sviluppo Rurale.
Altra operazione necessaria, già sollecitata al ministro Alemanno, è l’emanazione di un decreto che superi i vincoli posti dall’Antitrust alla autoregolamentazione produttiva.
Infine è necessario che il Consorzio applichi rigidamente il nuovo disciplinare di produzione per premiare la riconosciuta migliore qualità del prodotto di montagna che costa alla produzione almeno il 21% in più rispetto alla pianura.
“Con la differenziazione si andrebbe maggiormente ad intercettare, con benefici su tutto il comprensorio, il crescente bisogno espresso dai consumatori nei confronti dei prodotti agroalimentari, in termini di sicurezza, rintracciabilità, identità territoriale, eticità dei processi produttivi e rispetto dell’ambiente, termini da sempre associati alla agricoltura di montagna.”
Del resto i Decreti Ministeriali del 27/5/98 e del 30/12/03 hanno riconosciuto la possibilità per i prodotti agroalimentari DOP e IGP di fregiarsi del titolo di “prodotto della montagna”.
Per fare tutto ciò il documento prevede un prossimo incontro con le Comunità Montane interessate per elaborare un progetto comune “he abbia una forte rilevanza strategica ed una adeguata dotazione finanziaria, sulla base degli “accordi quadro” previsti dalla nuova legge regionale per la montagna, la n. 2 del 2004.”.

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