Sulle latterie in montagna (in polemica col Sen. Giovanelli)

Eravamo il 30 luglio all'inaugurazione del caseificio Ferrarini, a Berzana di Castelnovo ne' Monti, alla presenza di Prodi, Errani e di tanti altri. Abbiamo festeggiato uno degli importanti investimenti finanziati dalla Regione in questo settore, a cui il marchio Ferrarini conferisce un appeal evidentemente particolare per i nostri amministratori. Infatti abbiamo potuto registrare l'entusiasmo del presidente della Provincia, Sonia Masini, che nel suo intervento ha annunciato iniziative didattiche e tour di scolaresche per illustrare questa meraviglia del progresso tecnologico e imprenditoriale. Anche noi siamo convinti della necessità di avvicinare scuola e imprese. Proponiamo però di allargare l'iniziativa della Masini alle latterie sociali storiche della montagna, quelle che in questi ultimi anni hanno investito altrettanto in nuove tecnologie e che hanno ottenuto quei massimi riconoscimenti internazionali e quella straordinaria produzione che mancano ancora al Parmigiano-Reggiano di Ferrarini: si chiamano Cagnola, Fornacione, Casale di Bismantova, Selvapiana……
Il giorno dopo abbiamo letto un profluvio di complimenti del senatore Giovannelli: "iniziativa straordinaria", "pietra miliare", "volano di innovazione sociale e culturale" finalmente creata dall'"imprenditoria privata". Si suppone che dell'imprenditoria cooperativa ormai il senatore disperi. Resta il fatto che noi pensavamo che il caseificio Ferrarini fosse in forma cooperativa (così almeno dicono gli atti) e invece forse è una impresa capitalistica di proprietà privata di un gruppo privato (così come lascia intendere Giovannelli). E poi il senatore impartisce una lezione di economia alle altre latterie, impegnate in ristrutturazioni inutili quando invece dovrebbero preoccuparsi della vendita diretta dei propri prodotti. A noi risulta che anche tante latterie cooperative hanno da tempo investito importanti risorse nella realizzazione di punti vendita, e che comunque non utilizzano il proprio marchio "montanaro" per scopi, diciamo, "globali".
Ricordiamo inoltre che la cooperazione non è per niente indifferente al problema del collegamento tra commercializzazione e produzione, tanto che recentemente ha realizzato l'acquisizione di una importante azienda come Parmareggio, diventando così il gruppo Granterre-Unigrana e Parmareggio il leader nazionale nella commercializzazione del Parmigiano-Reggiano, un gruppo sempre aperto alla partecipazione diretta dei produttori e in grado di rispondere alla grande dimensione del mercato del Parmigiano-Reggiano.
Noi continuiamo a ritenere che per essere competitivi in questo mercato occorre far riconoscere al consumatore la bontà e la qualità de prodotto, e contemporaneamente ridurre i costi, tanto è vero che (e qualcuno dovrebbe avere il coraggio di dirlo al senatore Giovanelli), appunto per ridurre i costi, una parte del latte lavorato nel caseificio Ferrarini viene acquistato in pianura.
Scelta peraltro legittima. Ma allora sarebbe questa la lezione che il senatore Giovanelli vuole impartire alle latterie sociali che continuano ottusamente a preoccuparsi di contenere i costi di produzione e a lavorare integralmente latte della nostra montagna? E' invece in una logica di difesa e valorizzazione del latte prodotto in montagna e di aumentata attenzione dei consumatori al fattore prezzo, in sostanza di riposizionamento del prodotto sul mercato, che molti soci delle latterie cooperative perseguono le scelte della razionalizzazioni produttiva, che solo chi non immagina il lavoro di analisi e discussione tra i soci può definire come "accorpamenti anomali,anonimi e fuori luogo".

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