Miluod Oukili : il suo naso rosso contro l’indifferenza

Nel 1992 la Romania è un paese disgregato da un punto di vista sociale, in particolare l’assistenza a e la tutela dell’infanzia sono state gestite sotto il regime comunista in maniera dissennata. Il grande dittatore Ceausescu, voleva raddoppiare la popolazione rumena nell’arco di una generazione, aveva vietato così, i sistemi di contraccezione e l’aborto (ad eccezione delle donne con già quattro figli). Poiché le famiglie che non erano finanziariamente in grado di crescere un numero così elevato di figli, ricorrevano alle strutture statali. Lo Stato interveniva impegnandosi a farsi carico delle responsabilità dei genitori e provvedendo al mantenimento di quei bambini cui le proprie famiglie non potevano garantire il sostentamento. Ovunque in Romania nascevano i cosiddetti leagans, istituti per i bambini al di sotto dei 3 anni. Dopo i tre anni, essi venivano trasferiti in un altro istituto, e così da un istituto a un altro, a seconda della fascia d’età, fino all’età di 18 anni: lo Stato dichiarava che gli istituti provvedevano a soddisfare le esigenze di base dei bambini: cibo, alloggio, abbigliamento e istruzione. Ma le condizioni di vita negli istituti registravano un progressivo deterioramento conseguentemente all’aggravarsi della situazione economica del Paese e della mancanza di una assistenza professionale e individuale (1). Con la caduta del Conducator, la situazione, se possibile, peggiorò gli orfanotrofi diventarono ancora più fatiscenti e affollati e spesso i bambini fuggivano, dalle famiglie erano abbandonati per miseria o scappavano dalle stesse per le intollerabili violenze a cui erano sottoposti. Questi disperati, si concentrano in particolar modo intorno alla Gara de Nord, la stazione ferroviaria di Bucarest, dove incominciano a vivere nelle fogne, che in realtà sono i condotti sotterranei dell’acqua calda che dovrebbe riscaldare la città durante i lunghi inverni. Sono oltre 5.000 bambini (2) dai 5 ai 16 anni che vivono così, ricostruendo le loro famiglie in branchi in cui regna la legge del più forte, vivendo di espedienti, chiedendo l’elemosina, prostituendosi, aspirando l’Aurolac, una colla, droga dei poveri che stordisce per un po’ lasciando poi frustrazione, autolesionismo, oltre a gravi danni clinici.

In questa Bucarest arriva Miluod Oukili 20 anni, clown, metà francese metà algerino. Ha vissuto nella realtà delle banlieues parigine, ha girato un po’ il mondo, è venuto a contatto con i ragazzi dei ghetti di Harlem, del Guatemala di Città del Messico. Arriva in Romania incuriosito da quella rivoluzione di cui non si riesce a sapere molto in “occidente”, ma non può immaginarsi ancora il degrado che troverà. E’ impegnato con un’associazione umanitaria Handicap International, per qualche mese, ma prende a frequentare sempre più spesso la Gara de Nord. Pare che il passo decisivo avvenga proprio durante una sua esibizione di fronte alla stazione, in cui approfittando dell’aggressione di alcuni spettatori verso due ragazzini, Miluod senza dir nulla operò un tipico contrattacco da clown che, con eleganza, devia il colpo fuori bersaglio: mimò la scena, mise in ridicolo gli aggressori e trascinò la folla in un applauso. Alla fine dello spettacolo passò come sempre il cappello, poi chiamò i due ragazzini e divise con loro il ricavato. (3)
A questo punto Miluod propone uno scambio, uno scambio alla pari, lui come clown gli insegnerà a giocolare, loro come rumeni gli insegneranno la lingua. ma è necessario qualcosa in più per vincere la diffidenza di quei ragazzi e poter capire, per cui accetta la loro sfida : vivere con loro sotto la terra. Lo farà per un anno. (4)
Io ho sentito la necessità di incontrare i ragazzi. Ho dormito con loro , ho mangiato con loro, ho pianto con loro, ho riso con loro e dunque io non parlo solo di incontro ma lo vivo. Per capire la strada ho sentito il bisogno di vivere la strada . Ho deciso che i problemi dei bambini divenissero i mi ei problemi. Loro non mi hanno chiesto niente, la società invece mi ha detto “ Non ti preoccupare per loro”. “Scusa, io invece mi preoccupo!”. Io mi scuso sempre , è la mia regola. (5)

Per questo clown è importante il concetto di “strada”. Io sono ancora totalmente sedotto dalla strada di Bucarest perché è veramente una scuola di vita che i miei genitori non potevano insegnarmi. Perciò io ringrazio Dio e i ragazzi di Bucarest per avermi dato una chiave pesante per capire per capire la vita. Credimi io mi sento cretino se penso che per vent’anni ho immaginato un mondo senza la strada. (6)

I discorsi Miluod non sono proprio i tipici discorsi “umanitari”come non lo sono i suoi metodi, per “governare” un branco bisogna essere un lupo col naso rosso, un lupaccio che il suo branco adora, e abbraccia, e coccola, e gli si stringe intorno. Ma quando qualcuno fa casino e lui lancia una di quelle sue occhiate oblique e taglienti, tutti si accucciano uggiolando. (7)

Così “ Fundatia Parada”, la ONG locale e indipendente che Miluod fonda nel 1996, per relazionarsi e ottenere finanziamenti con le organizzazioni umanitarie e le strutture istituzionali, ha un metodo tutto suo. La porta dell'associazione è sempre aperta, chiunque è benvenuto. Ma tutti sanno che, se non rispettano certe regole, allora devono andarsene". I ragazzi che accettano devono darsi da fare, e se non si danno da fare tornano fuori. (8)
E aggiunge: "Quando dopo uno spettacolo la gente applaude, io dico ai ragazzi: bene adesso siete accettati. Quando una pallina cade sul palco dico: vergognati, perché abbiamo bisogno di qualità. Se non fai una cosa seriamente, come si fa ad aver fiducia in te? Sei un bugiardo sul palco, sei un bugiardo nella vita. Bravo sul palco, bravo nella vita". (9)

Miluod ha ottenuto vari riconoscimenti per il suo impegno, di cui però non pare molto entusiasta.
Queste organizzazioni sono sbagliate nei loro fondamenti. A loro interessa di più parlare di me come “salvatore dei ragazzi di Bucarest” piuttosto che capire i ragazzi per aiutarli. (10)
Molto importanti sono stati invece i finanziamenti, le collaborazioni (in Italia dal 1998 il suo progetto è sostenuto da COOPI di Milano) da associazioni, ambasciate, organizzazioni sensibili a queste tematiche che gli hanno permesso di portare una troupe di 60 “ragazzi di Bucarest” in giro per la Romania, Francia, Italia ad esibirsi e sensibilizzare l’opinione pubblica, e fornire assistenza sanitaria , socio-educativa, professionale a più di 600 ragazzi, accompagnandoli fino all'ultima tappa del processo di reintegrazione sociale verso una reale indipendenza, cioè vivere in appartamenti sociali, in cui dopo i primi 6 anni di attività di “Parada” vivevano in circa 85 ragazzi.

Non male per un clown.

NOTE
(1) www.amonlus.it
(2) www.amonlus.it
(3) “Il diavolo delle fogne ha il naso rosso” di Enzo G. Baldoni su www.balene.it
(4) Liana Mussoni “Miluod il volto non comune di un clown” Terre Emerse, pag. 33
(5) Liana Mussoni “Miluod il volto non comune di un clown” Terre Emerse, pag. 56.
(6) Liana Mussoni “Miluod il volto non comune di un clown” Terre Emerse, pag. 56/57
(7) “Il diavolo delle fogne ha il naso rosso” di Enzo G. Baldoni su www.balene.it
(8) “Il pifferaio di Bucarest” di Gianluca Iazzolino su www.volontariperlosviluppo.it
(9) “Il pifferaio di Bucarest” di Gianluca Iazzolino su www.volontariperlosviluppo.it
(10) Liana Mussoni “Miluod il volto non comune di un clown” Terre Emerse, pag. 56

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