Proibire o concedere? Accettare o limitare?

La seguente non vuole essere una presa di posizione, bensì una riflessione su tematiche importanti e oggi molto sensibili; si dirige primariamente ai ruoli educativi secondari (secondari alla famiglia che è intesa come primo ruolo educativo) avendo fiducia di sollecitare utili elaborazioni e, successive quanto valide, risposte.

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Sicuramente ad ogni domanda la risposta è complessa e MAI può essere in termini assoluti.
Fare non fare? Lasciare o togliere? Sono i dilemmi che riguardano il mondo intero verso ogni problema.
Ma qui, a scuola e nell’educazione, si deve pensare a soggetti in fasi pre-adolescenti o già in adolescenza. La cosa è diversa e non è poco!
Il soggetto adolescente è infatti assoggettato a mutamenti, sconvolgimenti biologici interni, e a rivoluzioni sociali enormi (ecc.). Troppe cose cambiano e troppe cose diventeranno (in un termine condizionale). Troppe ansie e troppe richieste esplicite e implicite. Il giovane soggetto costruisce a gradi, e soprattutto tramite errori, la sua personalità (base) che ne condurrà la vita futura.

Il disagio è, e sarà sempre un segnale di cambiamento e di sofferenza. Ma senza cambiamento (che non avviene senza sofferenza) non vi può essere ne crescita ne maturazione.

Il proibizionismo è un termine complesso e spesso affrontato con troppa leggerezza. La strada più corta è spesso la prediletta a scapito degli effetti collaterali che essa comporta. Il liberalismo è spesso il promotore dell’USO, mentre il proibizionismo (è un dato di fatto che non possiamo sottovalutare!) è spesso il promotore dell’ABUSO.
Invito tutti a riflettere su questi due termini perché divergono molto.

La teoria (esempio) della Gateway che riteneva l’uso delle cannabis come la porta verso l’abuso delle droghe ad alto tasso di dipendenza è stata ampliamente disconfermata da più di 10 anni. Alla cannabis si avvicinano, infatti, molti usi occasionali che però hanno, li, il loro termine; avviene invece che alle droghe così dette pesanti i tossicodipendenti arrivino senza passare da droghe leggere (non è la sostanza a determinare il decorso ma il soggetto e la condizione socio-storica). Anche l’esperienza americana dei primi del ‘900 insegna che il proibizionismo degli alcolici ha effettivamente costruito il contrabbando e un aumento considerevole di alcol-dipendenti (a coscienza infatti ha dichiarato sconfitta).

Cosa fare dunque con telefonini e comportamenti simili? Non lo so (come non lo sapete voi). Ma ritengo indispensabile prendere decisioni con la coscienza degli effetti. Ogni scelta, per quanto indovinata, se non presa con considerazione dei giusti punti di partenza sarà fallimentare, producendo differenti e forse più pericolosi effetti collaterali.
Inoltre non dimentichiamo che più rendiamo selettivo e vietato un comportamento, maggiore diviene l’attrattiva in una naturale, e costante, devianza del giovane adolescente, soprattutto se in debolezza di identità: affronterà infatti i comportamenti per cercare affermazione, ma ne perderà presto il controllo...

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