Salvare la Cornella bianca

C’era una volta e c’è ancora l’antica razza ovina Cornella bianca, una pecora che… unisce le province di Reggio e Modena sulla scia del suo caratteristico vello bianco. Per salvarla, al lavoro, da mesi, un pool di esperti e appassionati, accomunati dal desiderio di mantenere in Emilia Romagna una delle ultimissime razze autoctone.

“Il Gal Antico Frignano e Appennino Reggiano – spiega Luciano Correggi, presidente dell’agenzia di sviluppo reggiano modenese – ha colto e apprezzato il loro impegno e ha finanziato un progetto dal quale, entro luglio, ci aspettiamo risultati importanti e misurabili. Agli allevatori un appello: salvate e salviamo questi animali col vostro lavoro e collaborando al nostro progetto”.

“Per salvare la Cornella bianca – gli fa eco Gualtiero Lutti, direttore – sosteniamo azioni in collaborazione con la Provincia di Modena, quella di Reggio Emilia (coofinanziatori) e con la Comunità Montana Appennino Reggiano”. Ente, quest’ultimo, ha pure attivato un bando, con scadenza il prossimo 26 marzo, per l’acquisto dei rari animali dal vello bianco.

“Il progetto proposto e attuato dal Gal – aggiunge Luciano Semper, presidente dell’Associazione Regionale Ovincoltori, Aro – mira a scoprire le origini storiche della Cornella, a studiarne e individuarne sia il genotipo che il fenotipo, ad accertarsi che ci si trovi innanzi a nuclei di pecore resistenti alla patologia Scrapie, malattia della famiglia della Bse, a individuare gli allevatori sul territorio e attivarli affinché possano accedere ai contributi previsti dal nuovo Piano regionale di sviluppo rurale (Prsr) per chi alleva razze autoctone.”

“Il nostro obiettivo principale – conclude lo staff di esperti già al lavoro – è creare occasione di reddito e convenienza ai pastori, ultimo baluardo di un mondo che, oltre alla tradizione, è capace di preservare territori e tipicità”.

Si colgono già importanti risultati. La Cornella bianca, infatti, è già stata inserita nell'azione 11, quella sulle biodiversità, della misura 214 dell’Asse 2 del Prsr, azione che premia gli allevatori che allevano razze in via di estinzione. Con l’attivazione dell’Apa di Reggio Emilia sarà a breve riattivato il registro anagrafico e saranno nominati gli esperti di razza, tra i quali il veterinario Alessio Zanon che sta già eseguendo sopralluoghi negli allevamenti per la definizione dei caratteri di razza e l’analisi delle basilari performance produttive. Il dottor Daniele Bigi, del Diproval - Università di Bologna sta eseguendo analisi genetiche per caratterizzare il Dna di questo animale; i veterinari Carlo Alberto Alberti e Andrea Iotti, per conto dell’Azienda Ausl di Reggio Emilia che, col Comune di Carpineti lo scorso agosto in occasione della fiera ha già svolto un importante convegno su questo animale, eseguiranno le analisi per la valutazione della diffusione della Scrapie e la creazione di nuclei di Cornella bianca immuni dalla malattia. L’agronomo Gabriele Arlotti è sulle tracce storiche di questo antico animale. Dagli studi svolti si può escludere l’appartenenza agli animali descritti dal poeta Virgilio nel terzo libro delle Georgiche, ma ricca è la testimonianza iconografica e documentale tra Otto e Novecento: chi avesse ulteriori notizie può segnalarle al n. tel. 349 8750585.

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PRESSO L’AZIENDA IOTTI

Paolina, la prima nata

I grandi progetti iniziano con i piccoli passi. Mentre attorno alla Cornella bianca è già sorta una comunità, di pastori e mondo rurale, presentata in occasione dell’ultimo Salone del Gusto a Torino, a Correggio, presso l’azienda agricola Egidio Iotti, fratello di uno dei professionisti che si è innamorato di questi animali studiandoli, è nata, il giorno della conversione di S. Paolo, Paolina. E’ un raro esemplare di Cornella bianca, l’antica razza ovina utilizzata a Reggio e Modena quale fonte di ottimo latte, per produrre pecorino, ma anche di lana che, recenti studi, hanno dimostrato essere di buona qualità.

“Questa nascita – spiegano gli esperti – è il segno di come il dna posto alla base della vita, è capace di lottare allo stremo pur di sopravvivere. Le Cornelle bianche avranno un futuro se sapremo mantenerle legate al prodotto e ai pastori”.

(Studio Arlotti Notizie)

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