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Cannabis: una droga dalla lunga storia e dall’anomalo destino

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Non ero ancora al corrente della peculiare situazione che si crea intorno alle droghe illecite: sebbene esse non sempre spingano il consumatore ad agire irrazionalmente, di sicuro sollecitano molti non consumatori a comportarsi in quel modo
Grinspoon, Marijuana (ed. Italiana, 1996)

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Secondo la Relazione Annuale 2006 relativa all’evoluzione del fenomeno della droga in Europa la Cannabis risulta essere la sostanza illecita più frequentemente utilizzata. Circa 65 milioni di europei tra i 15 e i 64 anni (20% della popolazione in questa fascia d’età) l’hanno provata almeno una volta nella vita. Per avere un quadro generale dei consumatori regolari si può fare riferimento al consumo nell’ultimo mese, stimato attorno ai 12 milioni di adulti europei (circa il 4% della popolazione), anche se le differenze fra gli Stati sono piuttosto significative. Il consumo sembra essere per lo più occasionale e di breve durata ed interessare gli uomini in misura maggiore delle donne.

A tutt’oggi esiste parecchia confusione attorno al concetto di “droga”. Una droga è, farmacologicamente, una sostanza in grado di modificare la psicologia o l’attività mentale (secondo la definizione che ne da l’Organizzazione Mondiale della Sanità). Nel linguaggio comune ci si ritrova spesso a parlare di droghe “leggere” e “pesanti”, attribuendo a questi due termini informazioni relative alla tossicità e alla dipendenza data dalla sostanza in questione. Questa distinzione, però, non ha un vero e proprio fondamento scientifico, tanto che non viene utilizzata per sostanze, ad esempio, come alcool o caffeina, considerate farmacologicamente delle droghe a tutti gli effetti.
Per essere rigorosi dobbiamo, invece, far riferimento alla suddivisione delle droghe in base agli effetti a livello del sistema nervoso centrale: psicoanalettiche o stimolanti, ad azione eccitatoria (es. amfetamine, caffeina, cocaina); psicodislettiche o psichedeliche, in grado di alterare l’interpretazione delle percezioni (es. LSD, mescalina); psicolettiche, ad azione sedativa (es. alcool, oppioidi).
La Cannabis, in questo senso, è considerabile come una droga in parte psichedelica e in parte psicolettica.

Il nome Cannabis si riferisce, scientificamente, alla pianta dalla quale si estraggono, fra le altre, le droghe marijuana (infiorescenze delle piante femminili) e hashish (resina estratta dalle sommità fiorite). Delle differenti varietà botaniche esistenti, quella utilizzata per il suo effetto psicoattivo è, normalmente, la Cannabis Indica, anche se altri autori parlano di attività psicoattiva soprattutto per la varietà Sativa.
Originaria dell’Asia, la Cannabis si è nel corso dei secoli diffusa in tutto il mondo. Le sue infiorescenze contengono una enorme varietà di sostanze, tra le quali il delta-9-tetraidrocannabinolo (chiamato anche THC), che rappresenta la sostanza psicoattiva principale, responsabile della maggior parte degli effetti farmacologici della droga (anche se sembrano essere coinvolte anche altre sostanze, contenute nella pianta, nell’azione complessiva).

La Cannabis può contenere quantità variabili di THC (indice della potenza della droga): dallo 0.6% (Polonia) al 13% (Inghilterra e Galles) o più nelle foglie, secondo le stime relative al 2004 (rif. Relazione Annuale 2006: evoluzione del fenomeno della droga in Europa), e dall’1 al 17% per la resina. Questi dati sono stati oggetto di recente allarmismo, perchè indicano un generale aumento nel contenuto in THC nella Cannabis attuale rispetto a quella di un tempo (l’Independent riferisce un aumento nella potenza di circa 25 volte negli ultimi anni). La spiegazione di questo aumento sta nelle differenti modalità di coltivazione della pianta, nel periodo di raccolta, nella varietà utilizzata. Secondo alcuni studiosi, inoltre, la Cannabis coltivata in climi continentali conterrebbe più THC di quella coltivata in climi insulari e mediterranei (per dare un’indicazione generica, se negli anni ’60-’70 uno spinello conteneva circa 10 mg di THC, attualmente può arrivare a contenerne 150 o anche 300 mg).
La potenza della Cannabis come droga risulta, comunque, difficilmente controllabile per due ragioni fondamentali: ad essere utilizzato non è un principio attivo puro, ma un insieme di sostanze ricavate direttamente dalla pianta (difficilmente quantificabili); la sua attuale illegalità in molti Paesi ne limita la coltivazione e la distribuzione al mercato sommerso, dove non sono richiesti controlli specifici, ne l’origine è nota.

Le proprietà medicinali della pianta sono note sin dall’antichità (un testo cinese del 2737 a.C. ne parla per il trattamento di “disordini femminili, gotta, reumatismo, malaria, stipsi e debolezza mentale”). L’uso come droga ha delle origini più incerte (in Europa sembra che la diffusione sia da attribuire al periodo della campagna d’Egitto di Napoleone, 1798).
Nei primi anni del ‘900 gli Stati Uniti attivarono una pesante campagna proibizionista nei confronti delle droghe (poi diffusasi anche in Europa), iniziando da cocaina e oppio (Harrison Act, 1914), allargandosi poi all’alcool (1919-1933) e alla Cannabis (Marihuana Tax Act, 1937). Le motivazioni che hanno spinto a questa politica proibizionista sono da vedersi in un insieme di fattori sociali e politici, oltre che scientifici. E’ doveroso riflettere su come questa severa restrizione abbia contribuito a ridurre notevolmente gli studi scientifici (a tutt’oggi pochi e spesso incompleti) sulla Cannabis e sui suoi derivati (la restrizione, infatti, riguardò non solo l’utilizzo come droga, ma anche come medicinale). Dalla fine degli anni Novanta, alcuni Stati modificarono la loro visione (es. la California permise l’uso medico della Cannabis nel 1996, il Canada nel 2001, l’Olanda nel 2001).

Non entro nel merito specifico dei fattori sociali e politici che hanno portato alla politica proibizionista, ma desidero soffermarmi sulle evidenze scientifiche attuali relative alla farmacologia della Cannabis.
Essa viene, normalmente, fumata. Attraverso questa via di somministrazione la % di THC assorbita a livello polmonare si riduce a circa il 50% della quantità iniziale. Gli effetti iniziano a manifestarsi dopo qualche minuto, raggiungendo il picco massimo entro 15-30 minuti dall’assunzione e protraendosi per 3-6 ore.
Dal punto di vista fisico, i sintomi più evidenti sono arrossamento degli occhi, ridotta salivazione, accelerazione del battito cardiaco e abbassamento della pressione sanguigna posturale.
Dal punto di vista psicologico: le percezioni sensoriali vengono intensificate (es. le immagini vengono percepite in modo più acuto nei contorni e nei colori, i suoni sono percepiti in modo più marcato e sono evocatori di immagini, tatto gusto e olfatto vengono intensificati e si verifica un aumento dell’appetito); le distanze temporali subiscono delle alterazioni, che portano ad una aumentata concentrazione sul presente; la memoria a breve termine si riduce; l’immaginazione aumenta; sull’umore si verificano stati di maggiore rilassatezza, ilarità, senso di benessere.
Tutti questi effetti si manifestano in modo più o meno marcato in base a diversi fattori concomitanti legati a tre aspetti fondamentali: modalità di utilizzo (via di assunzione, dosaggio); set (specificità del soggetto fumatore legata alla sua personalità, all’età, all’umore, al suo essere consumatore occasionale o abitudinario, esperto o non, ...); setting (ambiente circostante, persone vicine,...).

Dall’insieme di questi effetti risultano degli effetti comportamentali, che rimangono, comunque, limitati al periodo dell’intossicazione acuta (e svaniscono nell’arco delle 3-6 ore dall’assunzione). A livello di rapporti sociali tipicamente si assiste ad una riduzione di aggressività e chiassosità, ad un aumento della solidarietà verso il gruppo, ad un indebolimento delle inibizioni. A questo proposito, è importante notare una differenza rispetto all’alcool, che pure riduce le inibizioni ma determina un aumento di aggressività nei soggetti utilizzatori, non riscontrabile con la Cannabis.
Altro effetto comportamentale riguarda l’alterazione nella guida dei veicoli. La Cannabis, per il suo effetto psicoattivo, è sconsigliata per chi deve mettersi alla guida. Esistono parecchi studi di confronto alcool-Cannabis su questo argomento: i risultati mostrano, in linea generale, una minore pericolosità e un minor numero di incidenti e morti legati alla Cannabis, rispetto a quelli legati all’alcool. L’uso congiunto delle due sostanze risulta essere, globalmente, più pericoloso dell’uso singolo.

L’assunzione a lungo termine induce tolleranza (necessità di aumentare le dosi per avere gli stessi effetti), ma questa scompare dopo poco tempo dalla sospensione dell’assunzione. Non esistono, attualmente, evidenze scientifiche della dipendenza fisica indotta da Cannabis (a differenza dell’alcool e del tabacco), ne di una sindrome da astinenza evidente, come, invece, succede per l’alcool.
Dal punto di vista della tossicità acuta non sono documentati casi di morte legata all’assunzione di Cannabis (mentre alcool e altre sostanze possono provocare morte, a dosi elevate). Gli effetti tossici acuti principali sono: tachicardia che può aumentare il rischio di infarto in soggetti sensibili; nausea e vomito; senso di torpore, spossatezza, giramenti di testa; ansia fino alla depersonalizzazione in soggetti sensibili. Dal punto di vista cronico, la Cannabis: induce depressione del sistema immunitario abbassando le difese dell’organismo (come alcool e tabacco); può ridurre i livelli di testosterone e la produzione di sperma nell’uomo (senza modificarne la fertilità); riduce la pressione sanguigna; se fumata, induce gli effetti tipici del fumo legati alla produzione di monossido di carbonio (fattore di rischio per la patologia coronarica) e legati alla cancerogenicità. Dagli studi effettuati l’effetto di uno spinello risulta essere 3-4 volte superiore a quello di una sigaretta (probabilmente per la differente tecnica di inalazione). Secondo alcuni, l’uso prolungato di Cannabis indurrebbe la cosiddetta “sindrome amotivazionale” nei soggetti, cioè la tendenza all’apatia, all’improduttività, alla mancanza di motivazioni. Ciò che, però, sembra risultare dagli studi condotti a questo proposito, è che l’uso problematico delle droghe è, forse, più un sintomo del disagio di questi soggetti, che non una causa del loro disagio. La Cannabis può, in soggetti predisposti, anche smascherare delle psicosi preesistenti, ma non vi sono evidenze certe che essa sia responsabile dell’insorgenza di psicosi in soggetti normali.

Il proibizionismo parla anche della teoria della “droga di passaggio”, secondo la quale l’utilizzatore di Cannabis sembra essere, più facilmente di altri soggetti, portato ad abusare di eroina. Ciò che le evidenze scientifiche rivelano è che l’incidenza del passaggio all’eroina nei consumatori di Cannabis è paragonabile a quella degli utilizzatori di tabacco ed alcool. La spiegazione più ragionevole sta, forse, nel vedere ancora una volta il ricorso alle droghe come sintomo di un disagio. A questo si aggiunge il fatto che l’illegalità della Cannabis mette in contatto gli utilizzatori con spacciatori che possono indurli a provare anche altre droghe illegali.

Ciò che, a mio avviso, è importante considerare alla luce delle evidenze scientifiche, è che se uno Stato decide di adottare una politica proibizionista, dovrebbe farlo in egual modo per tutte le “droghe”, senza discriminazioni di sorta. Le evidenze scientifiche mostrano, oggi, la pericolosità di alcool e tabacco (legali) sia in termini di tossicità acuta, che cronica. Questo vuole essere uno spunto per riflettere: la legalità di una sostanza pericolosa non sempre è legata ad una sua maggior sicurezza farmacologica rispetto ad una sostanza illegale.

Nella politica di prevenzione del rischio, alcuni Paesi hanno istituito centri di consulenza, corsi e siti web di auto-aiuto per i consumatori che volessero ridurre o interrompere l’uso della Cannabis (fra gli altri www.knowcannabis.org.uk).

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Bibliografia e sitografia principale di riferimento:

1_ Arnao, G. (2005) Cannabis. Uso e abuso, Stampa Alternativa-Nuovi Equilibri

2_ Bollettino per le Farmacodipendenze e l’Alcolismo (disponibile anche on-line http://www.unicri.it/wwk/publications/dacp/index.php)

3_ Relazione annuale 2006: evoluzione del fenomeno della droga in Europa (disponibile anche on-line http://ar2006.emcdda.europa.eu/it/page001-it.html)

4_ Verga, M. (2007) Cannabis: la “droga” e il “farmaco”. Una rassegna della letteratura dal 1970 ad oggi (disponibile anche on-line http://www.cirsdig.it/indexit.html)

2 COMMENTS

  1. Non ne posso più di sentire str.. te sulla marijuana
    Proprio così; perchè dico str.. te? Perchè credo che un qualcosa di buono e naturale l’hanno fatto diventare come una cosa che rovina l’esistenza di chi la fuma… Non è giusto, con leggi malpensate e malgestite se la prendono sempre con la gente che ne fa uso occasionalmente e per lo più consumandola nella propria abitazione. Questo, ripeto, non è giusto per niente. Possibile che con tante persone intelligenti che ci sono nel governo non si riesca a fare una legge positiva su questo tema?
    Perchè chi fuma deve per forza rischiare di compromettere la propria fedina penale per un pezzo di fumo comprato in mezzo alla strada (tra l’altro, caro e di pessima qualità) quando con una buona legge a favore dell’autocoltivazione della pianta o la vendita (con restrizioni) si andrebbe a rimediare a tanti fattori negativi che ha l’Italia, tra cui la criminalità organizzata, che sicuramente è sempre più forte di chi fa le leggi visto che si continua a vendere.
    Spendono tanti soldi a inseguire questi criminali che vendono queste droghe, sequestrano chili e chili di questi stupefacenti, ma cosa concludono? Niente!!
    Credo che dovrebbero sedersi a tavolino e pensare più alle cose positive che una legge a favore potrebbe portare a tutti, anzichè pensare male dell’individuo che si fuma la canna, facendolo diventare un tossico a priori. Tanto chi fuma lo spinello, chi ha il vizio di fumare in genere, lo fa comunque, pur sapendo di andare incontro a sanzione nel caso venga trovato con quel poco che serve per fumare. E non perchè vuole andare contro la legge ma solo perchè ha voglia di fumare questa fantastica pianta…
    Non fumo sigarette da più di 17 anni, ma quando arrivo a casa dopo il lavoro una canna ci sta bene per rilassarsi…

    Ps – Scusate se il mio italiano non è il massimo…

    (Teodoro Santoro)

  2. Risposta dall’autrice dell’articolo
    Gentile sig. Santoro, personalmente non ritengo di avere gli strumenti e le conoscenze più appropriati per poter stabilire quale posizione politica/legislativa sarebbe più opportuna per la cannabis. Ma ho le competenze per poter dire che una legge proibizionista o antiproibizionista non è ciò che rende una sostanza sicura e innocua o tossica più o meno fortemente. Per questo è fondamentale che ogni singolo cittadino possa avere in mano degli strumenti per comprendere, riflettere e difendersi, oltre che per scegliere con coscienza come comportarsi. Prima di discutere su quale politica adottare, a mio avviso, sarebbe opportuno uniformare l’atteggiamento politico e sociale verso tutte le droghe e basarsi su evidenze scientifiche precise.
    Cordiali saluti.

    (Chiara Roni)