ORGOGLIO OMOSESSUALE: colpa o naturale diversità?

Il corteo del Gay Pride 2007 ha invaso Roma ed ha portato alla ribalta il tema dell’omosessualità, la cui legittimazione viene rivendicata con orgoglio. Non più repressa dalla vergogna, dalla paura, molte persone sempre più vivono con serenità la consapevolezza del loro desiderio amoroso, l’omosessualità, come le persone eterosessuali.

Le paure che, talvolta, vivono gli adolescenti con inclinazione omosessuale sono il frutto della violenza sociale: la teoria, secondo la quale, l’inclinazione omosessuale ha un’origine genetica è stata sostenuta a partire dalla seconda metà dell’ottocento, ma poi è stata smentita da nuove ricerche. Le diverse ricerche biologiche, psichiatriche e sessuologiche sul tema omosessualità, che sono state condotte, hanno dimostrato la normalità delle persone omosessuali e delle loro famiglie d’origine, ognuna con una loro storia.

Non si sceglie di essere gay o lesbica, l'orientamento sessuale (eterosessuale, omosessuale e bisessuale) si forma tramite complesse interazioni di fattori biologici, psicologici e sociali, fattori che cambiano per ciascun individuo. Essere omosessuale significa aver sviluppato una struttura affettiva del rapporto con l’Altro, che attraversa i diversi piani dell’esistenza. Questa struttura interiore non è determinata meccanicamente, ma si forma precocemente, a partire dai significati che il bambino attribuisce a sé nel rapporto con l’Altro e in base alle emozioni vissute nel rapporto con le figure, per lui, significative.
Non vi è una norma eterosessuale obbligata e naturale, nel qual caso l’omosessualità diventerebbe l’anormalità. Vi sono diverse possibilità, tra cui l’affetto omosessuale.

Viviamo in una società in cui essere visibili come diversi è faticoso tanto nei tempi che negli spazi di vita e questo è assai evidente fra quegli omosessuali che cercano costantemente di gestire lo stigma ad essi associato a scuola, a lavoro, in famiglia, attraverso i media e i rapporti sociali in generale. Per questo motivo, la piena affermazione della propria identità, quando ciò si compie, è comunque raggiunta attraverso un percorso più difficile rispetto a quello degli eterosessuali. Come indicato da P. Rigliano (2001), "la fragilità e la confusione" sembrano essere all'ordine del giorno per molti omosessuali. L'omosessuale ha molta più difficoltà degli altri a identificare le proprie emozioni, non a viverle, ma a trovarne il senso, a dare loro un nome.

E la famiglia di fronte alla scoperta dell’omosessualità del figlio?
In passato, giovani gay e lesbiche hanno sperimentato la famiglia come una prigione da cui evadere, recentemente la maggioranza sperimenta reazioni familiari di rabbia, sgomento, incredulità, sconforto. Si assiste, comunque, allo sviluppo con discreta frequenza di differenti esperienze in cui l’accoglienza non è ostile né distruttiva, né distanziante e mortifera, come accadeva fino a pochi anni fa.
Per la paura di reazioni aggressive da parte della famiglia, diventa difficile per il giovane comunicare la propria omosessualità. Per evitare queste paure e queste reazioni, diventa necessario riuscire a comunicare la propria omosessualità mettendone in risalto l'integrale positività, così da far capire al contesto familiare quella valorizzazione che il contesto sociale nega.

I genitori perciò vanno aiutati a capire che avere un’inclinazione omosessuale è una delle possibili forme dell'amore: esistono più possibilità di vita e di rapporto amoroso, non solo l'eterosessualità.
I familiari potranno arricchirsi passando da un'idea di omosessualità come inclinazione sessuale particolare a un'idea di omosessualità come modo di amare: è importante la gestione di questo passaggio dalla monocultura dell'eterosessualità alla pluralità degli affetti senza reazioni violente, senza vissuti di colpa e rimorso, accusa e depressione, svilimento e patologia.

Occorre anche ricordare che il cambiamento vero è sempre un cambiamento che si radica nei propri mondi di vita quotidiani.

[la risposta al commento di R.S. è stata inserita come articolo, Leggila Qui]

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6 Commenti


  1. Articolo molto bello! Complimenti!

    (Commento firmato)

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  2. Concordo. Bell’articolo perchè molto chiaro.

    (Claudio)

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  3. Davvero molto bello, semplice e di mentalità accogliente.

    (mn)

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  4. Si, però…
    Un articolo interessante. Senza intenti polemici chiederei però all’autrice alcuni ulteriori chiarimenti perchè a me non tutto è chiaro. Lo farò quotando alcune frasi ed esponendo alcuni dubbi.
    – “Il corteo del Gay Pride 2007 ha invaso Roma ed ha portato alla ribalta il tema dell’omosessualità, la cui legittimazione viene rivendicata con orgoglio”.
    Non crede che simili manifestazioni, più che legittimare l’omosessulità come forma normale d’affetto, finiscano invece per rimarcare una distanza e una diversità?
    – “Le paure che, talvolta, vivono gli adolescenti con inclinazione omosessuale sono il frutto della violenza sociale”.
    Io credo che la società sia semplicemente quella che è nell’epoca in cui vive. Dire che la società è violenta significa rapportarla ad una società diversa (se mai è esistita) facendo improbabili raffronti con luoghi ed epoche diverse. Esiste forse una società che non sia violenta? Chi definisce i parametri della violenza?
    – “la teoria secondo la quale l’inclinazione omosessuale ha un’origine genetica è stata sostenuta a partire dalla seconda metà dell’ottocento, ma poi è stata smentita da nuove ricerche”.
    Personalmente ritengo che considerare l’omosessualità come di origine genetica favorirebbe largamente la comprensione del fenomeno anche da parte dei più avversi…
    – “Le diverse ricerche biologiche, psichiatriche e sessuologiche sul tema omosessualità, che sono state condotte, hanno dimostrato la normalità delle persone omosessuali e delle loro famiglie d’origine, ognuna con una loro storia”.
    Significa che chi nasce con una tara genetica non è normale? Uno che nasce diabetico non è normale? Chi definisce che cosa è la normalità e che cosa non lo è?
    – “Non si sceglie di essere gay o lesbica, l’orientamento sessuale (eterosessuale, omosessuale e bisessuale) si forma tramite complesse interazioni di fattori biologici, psicologici e sociali”.
    Mi può chiarire cosa intende esattamente con fattori biologici?
    – “Essere omosessuale significa aver sviluppato una struttura affettiva del rapporto con l’Altro che attraversa i diversi piani dell’esistenza”.
    Questa frase non l’ho capita, ammesso che abbia un senso.
    – “Non vi è una norma eterosessuale obbligata e naturale, nel qual caso l’omosessualità diventerebbe l’anormalità. Vi sono diverse possibilità, tra cui l’affetto omosessuale”.
    Estremizzando, si potrebbe dire che anche la necrofilia, la zoofilia e l’incesto sono possibili varianti dell’affetto. Cosa ci porta a dire che alcune sono deviazioni ed altre no?
    – “Questa struttura interiore non è determinata meccanicamente ma si forma precocemente, a partire dai significati che il bambino attribuisce a sé nel rapporto con l’Altro e in base alle emozioni vissute nel rapporto con le figure, per lui, significative”.
    Come si concilia quanto dice qui con “lo stigma sociale” a cui gli omosessuali vanno incontro? Intendo dire: se le reazioni familiari come lei stessa dice sono spesso “di rabbia, sgomento, incredulità, sconforto” mi pare di poter logicamente dire che ben difficilmente il bambino possa avere trovato in ambito sociale, e più specificamente familiare, dei fattori che lo potessero indirizzare verso l’omosessualità.
    – “Per evitare queste paure e queste reazioni diventa necessario riuscire a comunicare la propria omosessualità mettendone in risalto l’integrale positività”.
    In cosa consiste “l’integrale positività” dell’omosessulità? Se vi è un positivo deve esservi anche un negativo… Positività, dunque, rispetto a che cosa?
    Chiudendo, ribadisco che l’intento non è polemico. L’argomento è importante e per questo ho fatto delle domande che possano aiutarla ad approfondirlo, se vorrà, con ancora maggior chiarezza.
    Saluti.

    (R.S.)

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  5. Rispondo (per ora) ad un punto del commento di R.S.: “..si potrebbe dire che anche la necrofilia, la zoofilia e l’incesto sono possibili varianti dell’affetto…”.
    L’incesto, che storicamente capitava in contesti storicamente normali, come capitava spesso l’omosessualità (si ricordi addirittura Platone), oggi si scontra con una norma legale che impone ai praticanti di non renderlo pubblico (si è colpevoli solo quando lo si mostra in giro, e non nell’azione..). Questo fa pensare che la nostra società (contesto in cui viviamo, come dice R.S.) si preoccupa più dell’immagine che del concreto e delle azioni, siano esse buone o cattive. Nulla di nuovo…
    Su come valutare la devianza mi sento di fornire un primo elemento: l’illegalità dell’atto.
    L’omosessuale infatti, in Italia, non fa nulla di illegale fino a che (come anche l’eterosessuale) non lede i diritti altrui o la legge in genere, ad esempio con stupri o violazione di cadaveri (R.S. citava la necrofilia) ,ecc…
    Mi stupisce che non sia stata citata la pedofilia, spesso lo si fa identificandoli come due movimenti simili (ma che nulla hanno di simile a mio avviso).
    Poi vorrei ridefinire che la società diventa violenta nel momento che non permette una individualizzazione della persona, che, come dire, non fa male a nessuno… L’omosessuale è infatti costretto a reprimersi e ad “essere un altro” se vuole essere accettato dalla società; essa è violenta poiché la nostra cultura sociale attuale non permette che l’adolescente omosessuale sviluppi in modo “naturale”, per la sua indole, la propria identità, causando conseguenti conflitti psichici di complessa gestione. Il soggetto infatti rischia la propria salute mentale semplicemente per il timore che venga deriso o insultato da persone che lo rifiutano e pretendono una rettifica di una personalità che NON è malattia mentale bensì una forma di affettività legale, secondo la legge europea ed italiana.
    Per una risposta completa, temo che servirebbe un intero altro articolo.

    (Agostino G.)

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  6. Aria fresca
    Nel clima di bigotto provincialismo che purtroppo spesso contraddistingue le piccole comunità come la nostra, questo articolo è aria fresca per stantie e polverose convinzioni frutto non solo di inaccettabile pregiudizio ma di pigrizia ed omologazione intellettuale. Vivi complimenti anche a Redacon da tempo oramai servizio indispensabile alla crescita culturale della comunità.

    (Luigi Bizzarri, consigliere comunale, capogruppo lista “Rifondazione Comunista – Castelnovo Trasparente”, Castelnovo ne’ Monti)

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