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Castelnovo / La mostra di Marisa Bottazzi Agnesini

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L’appuntamento centrale delle mostre dell’estate castelnovese è dedicato questa volta alla personale della pittrice castelnovese Marisa Bottazzi Agnesini che, come nella antologica di Celina Azzolini appena conclusa, presenta un ampio panorama del suo itinerario artistico.

Le opere – circa 50 tra oli, acrilici e tecniche miste - sono suddivise per grandi periodi, ma soprattutto per i temi che hanno ispirato alcuni momenti della sua vita, nei quali l’autrice ha condensato interessi, maturato pensieri e riflessioni che sono poi confluiti in una pittura contraddistinta dalla forte presenza del simbolo e della metafora: il quadro è concepito come rappresentazione di un “qualcosa” altro dal soggetto raffigurato, come momento che scaturisce da una situazione di cui è dato conoscere solo poche, scarne informazioni, e che lascia poi allo spettatore il compito di interpretare.

Gli anni settanta e parte degli anni ottanta sono dedicati alla narrazione dei borghi dell’Appennino interpretati come paesaggi urbani di visione quasi astratta. Marisa Agnesini è nata infatti nell’Aappennino parmense e all’Appennino è ritornata quando, dopo gli studi universitari, ha preso residenza definitiva a Castelnovo.

I suoi paesi sono nuclei congesti di case dalle forme irregolari, addossate le une alle altre, prive di porte e finestre, all’apparenza disabitate, forme rese quasi astratte nella citazione delle grandi geometrie e dei paesaggi di progressiva rarefazione di Morandi (ma anche di Ottone Rosai), e memori del violento cromatismo dei color fields di Rothko.

Gli anni novanta hanno poi risentito dell’influsso delle tematiche adolescenziali che agitavano le allieve delle classi dell’istituto magistrale nel quale ha insegnato per oltre vent’anni e hanno dato origine ai quadri dedicati al mito omerico di Nausicaa. Alla spensieratezza, alla grazia fiera, alla sognante ingenuità, alle speranze e alle inquietudini dell’adolescenza, la pittrice dedica allora alcuni dipinti in cui la figura femminile, al tempo stesso maestosa e composta, riflessiva e sognante, dolce e malinconica, è la protagonista, donna-fiore in cui la grazia femminile è accostata alla delicatezza di fiori che dominano o incorniciano la scena.

E i fiori ritornano a salutare il nuovo millennio con il ciclo dei grandi hibiscus, fiore associato alla sensualità e alla sessualità femminile: questi quadri di forte cromatismo sono un inno alla bellezza della natura nel quale è evidente il riferimento alle composizioni floreali di Georgia O’ Keeffee, e anche un indiretto omaggio alla bellezza femminile e alla gioventù, pur nella consapevolezza della loro brevità e fuggevolezza. Fiori dalle molte sfumature dominano il campo in un intreccio di petali e foglie agitate, quasi scomposte, come se tutta la scena fosse attraversata da una corrente, mossa da una energia interiore in cui il gesto pittorico della stesura del colore pare guidato da una pulsione vitale di intensa fisicità.

Gli ultimi anni sono invece contrassegnati dall’inquietudine, la riflessione sulla contemporaneità si fa più amara e pessimista, la consapevolezza è quella di un mondo dominato dalla violenza, in particolare verso e contro la donna, spesso vittima di stupri, soprusi e umiliazioni in molti paesi e in molte culture. E questa amarezza si fa strada nuovamente attraverso una forma simbolica, che ora attinge al mito delle amazzoni, le donne guerriere dell’antichità: uniche in tutte le leggende del mito non solo ad opporsi alla consolidata supremazia maschile, ma a lottare con coraggio, orgoglio e sprezzo del pericolo per affermare la loro volontà di indipendenza e di uguaglianza. Ma quelle qui rappresentate non sono più donne fiere nell’esercizio della guerra, sono donne ferite, abbandonate e morenti. E i tre quadri realizzati finora raccontano di queste figure: giacciono sole, spogliate ed insanguinate sulla riva del mare, i loro corpi sono ormai lividi e privi di vita in un orizzonte cromatico di forti contrasti e di colori cupi e drammatici, in cui un intenso rosso sangue invade la superficie della tela, lasciando poco spazio alla luce e alla speranza.

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La mostra si inaugura a Palazzo Ducale sabato 11 agosto alle ore 18 e prosegue fino al 2 settembre, restando aperta tutti i giorni dalle 16 alle 19 (i venerdì di Frescaspesa, 17 e 24 agosto), anche dalle 21 alle 22,30. Presso il foyer del teatro invece sarà aperta negli orari di apertura della struttura.

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Mostra e catalogo a cura di Paolo Ielli
Sede della mostra: Palazzo Ducale, via Roma, 12/B – Castelnovo ne’ Monti (Reggio Emilia);
Periodo: dall'11 agosto al 2 settembre 2007
Inaugurazione: sabato 11 agosto 2007 – ore 18
Orari: a Palazzo ducale: tutti i giorni, ore 16–19; i venerdì di “Frescaspesa” (17 e 24 agosto) anche 21 - 22,30; presso il foyer del teatro: negli orari di apertura della struttura.
Catalogo in mostra.
Ingresso gratuito.

Info: Biblioteca comunale "A. Campanini"
via Roma, 4
42035 Castelnovo ne' Monti (RE)
tel. 0522 610273-204
posta elettronica: [email protected].