Prosegue fino al 2 settembre la mostra di Marisa Agnesini

Prosegue fino al 2 settembre la mostra “Per Immagini”, dedicata alle opere di Marisa Bottazzi Agnesini, al Palazzo Ducale di Castelnovo Monti. E' una buona occasione questa interessante personale, per chi voglia conoscere in modo approfondito l'opera di una artista che da oltre 30 anni imprime sulla tela le proprie riflessioni su temi profondi dell'esistenza ed in particolare della femminilità. Quello organizzato (sia in modo cronologico che per macrotemi) all'interno dei begli spazi espositivi di palazzo ducale, è un percorso che parte da uno sguardo aperto verso l'esterno, dai paesaggi creati dalla Bottazzi Agnesini negli anni '70.

Anzi sarebbe meglio dire ricreati: le vedute sui borghi appenninici vengono rilette in composizioni cromatiche, in cui sono i semplici colori, inseriti in forme geometriche che si avvicinano all'astrattismo, a suggerire le case, strette tra loro come è caratteristica dei paesi rurali del crinale. Ma attraverso i colori di questi borghi ideali si percepiscono anche le diverse stagioni, il colore del sole al tramonto o delle fredde giornate invernali, l'incedere lento di un tempo segnato dai ritmi della natura.

Paesaggi indefiniti fanno anche da sfondo ai quadri degli anni '90, periodo in cui però la riflessione pittorica della Bottazzi Agnesini si fa assolutamente intellettualistica, con lo sguardo artistico che inizia ad interiorizzarsi maggiormente: le opere “Venere tra le ortensie” o le “Nausicaa” sono l'inizio di una riflessione sulla figura e sul sentimento femminile, attraverso soggetti emblematici, come la adolescente Nausicaa o la speranzosa Penelope, desunti dalla mitologia (in una operazione che rimanda alla simbolicità dei Dioscuri di De Chirico), che qui è usata come tramite per illustrare più di quello che la tela mostra.

Accanto alle figure femminili cominciano a comparire i fiori, non come semplice elemento decorativo ma come simboli di delicatezza e fragilità: sono i soggetti su cui la Bottazzi Agnesini si concentra nei primi anni dopo il 2000. In particolare diventa l'Hibiscus il soggetto ripetuto più volte, un fiore che sboccia, arriva al suo massimo splendore e poi appassisce nel giro di poche ore. Un forte simbolo di sensualità ma anche della caducità delle cose: tanto che una delle opere dedicate a questo fiore è titolata Tempus fugit.

In questa fase la pittrice sperimenta anche tecniche nuove, lavorando principalmente sulla tavola con un impasto di colore e gesso, in cui le linee del disegno sono i realtà affidate a veloci operazioni di escavazione ed asportazione del colore. La riflessione sulla figura femminile arriva fino a toccare tematiche sociali e politiche con il più recente ciclo delle “amazzoni morenti”, profili di donne ferite, in riva a mari rossi come il sangue. Opere che l'artista propone come spunto di riflessione sull'oppressione e la violenza che tante donne nel mondo subiscono ancora oggi ogni giorno.

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Maria Bottazzi Agnesini è nata nel Comune di Palanzano (Pr), ha vissuto tra Castagneto di Ramiseto e Cesena (dove ha trascorso l'adolescenza) ed ha insegnato Lettere all'Istituto magistrale di Castelnovo Monti per oltre 20 anni.

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