La collaborazione tra la biblioteca e l’insegnamento: un nuovo modello di apprendimento

Qual è il terreno d'incontro tra la biblioteca scolastica e la scuola?

Esso non può che essere la condivisione di un progetto pedagogico che non si basi prevalentemente sulla trasmissione passiva di contenuti disciplinari, ma sullo sviluppo nei discenti di capacità autonome di apprendimento. Questo principio, che spesso viene ripetuto ma meno spesso attuato nella scuola, è il vero punto discriminante, la vera novità eversiva che la corretta utilizzazione della biblioteca scolastica comporta.

Oggi si vive circondati da molti dati e interventi, anche non richiesti, di agenzie formative informative diverse, e i docenti di tutte le discipline sono ben consapevoli di dover lavorare perché gli allievi sviluppino spirito critico, spessore problematico, capacità di individuazione di una molteplicità di risposte e di approcci. Il progetto biblioteca, inserito a pieno titolo nella didattica, è una risposta proprio a questa necessità, particolarmente attuale nella contemporanea dimensione assunta dai dati dell'informazione e dai media, anche nell'ottica di un apprendimento che deve continuare lungo tutto l'arco della vita. Tale progetto, infatti, veicola un modello di insegnamento-apprendimento in cui il soggetto discente ricerca autonomamente gli elementi della conoscenza - i dati delle informazioni - individuando e utilizzando fonti documentarie diverse, imparando a metterle a confronto, a valutarle, a memorizzarle e a utilizzarle.

Nel modello tradizionale, fino ad oggi diffuso nella scuola quasi come unica forma di insegnamento-apprendimento, ci si basa soprattutto su un sapere trasmesso autorevolmente e recepito passivamente, secondo la sequenza lezione e studio del manuale scolastico, apprendimento mnemonico, verifica standardizzata dei livelli di memorizzazione raggiunti. Questo modello non è di per sé negativo, anzi, forse in alcune situazioni può essere più utile dell'altro - per esempio quando occorre trasmettere in modo veloce informazioni o istruzioni, o anche per presentare in maniera sintetica un contenuto, una traccia di lavoro - però non dovrebbe essere l'unico metodo adottato. Per poter fare una buona scuola nel mondo attuale dobbiamo far sì che gli insegnanti trasmettano agli studenti il bisogno della documentazione, il bisogno dell'apprendimento basato su un processo di ricerca. Questa impostazione, se assunta consapevolmente dal docente, tende a modificare sostanzialmente il suo modo di porsi nelle stesse lezioni cosiddette frontali, perché anche in quelle egli presenterà le informazioni in modo problematico e renderà conto delle fonti delle sue stesse conoscenze.

Il lavoro delle classi con la biblioteca non dovrebbe essere demandato a più o meno fuggevoli prese di contatto da parte dei docenti, consistenti nell'ordinamento dei materiali o nel visitare saltuariamente i locali con le classi. Occorre invece avviare un lavoro sistematico e duraturo e promuovere la condivisione di una nuova pratica educativa. Se i docenti smetteranno di usare come fonte unica del sapere il libro di testo, se metteranno al corrente gli studenti delle loro fonti documentarie, se accetteranno di mettere in discussione i contenuti del loro insegnamento, aprendoli alla considerazione del punto di vista dei loro studenti e di fonti di documentazione alternative, allora gli studenti, da parte loro, inizieranno a sentire il bisogno della biblioteca-centro di documentazione, smetteranno di studiare in modo passivo e mnemonico, intraprenderanno un processo di revisione critica e di crescita autonoma nell'apprendimento.

Ed è questo, in definitiva, il vero obiettivo di una buona scuola.

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