Il Tricolore montanaro… dimenticato

“Adesso si illuminano anche i ponti di Calatrava e Reggio città pare patria del Tricolore. Ma perché si continua a ignorare il ruolo della montagna reggiana sull’adozione della celebre bandiera italiana?”
Scrive a Redacon un lettore che lamenta il disinteresse per un fatto di cronaca di pochi anni fa ma che assurse anche a foto di copertina del mensile diretto da Giuseppe Delfini. Era il numero 71 del gennaio 2001. Della questione si occuparono anche le televisioni locali. Ma la cosa scivolò poi via. A distanza di sei anni, ricordiamo che accadde.

A Fariolo sventola il primo tricolore
“Siamo i ragazzi della 3™ A della Scuola media statale Bismantova – si leggeva in quell’articolo che valse anche la foto di copertina del mensile - e frequentiamo una classe a tempo prolungato. Questo particolare modulo scolastico ci permette di svolgere alcune attività extracurricolari, e una di esse è stata la realizzazione di un calendario illustrato da fotografie di alcuni borghi del nostro Appennino, accompagnate da notizie storiche. Tra i luoghi presi in esame c’è anche Fariolo. Per saperne di più su questo borgo ci siamo rivolti al professor Giuseppe Giovanelli, che ci ha fornito numerose e interessanti notizie. Una ci ha colpiti in modo particolare, motivando la nostra ricerca. Da un documento riguardante la seduta comunale del 22 ottobre 1796, in cui si trattava l’unione dei paesi di Felina e Braglia alla Repubblica di Reggio, risulta che gli abitanti di Fariolo chiedono al plenipotenziario, venuto da Reggio in rappresentanza del governo cittadino, di poter adottare la bandiera tricolore”.
“Ora, com’è noto, - proseguiva il testo degli studenti - la prima adozione del tricolore come bandiera nazionale è uno degli atti del Congresso Cispadano, apertosi a Reggio il 27 dicembre 1796. In quell’occasione si radunarono i rappresentanti del Congresso, decretando la nascita della Repubblica Cispadana, che comprendeva i territori di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio. L’assemblea si componeva di 110 delegati e di essa venne nominato presidente effettivo il ferrarese Carlo Facci. Le sedute del congresso risultarono spesso burrascose a causa della novità di ritrovarsi insieme a discutere, ma si dimostrarono produttive nella crescita di una coscienza comune. Nella famosa riunione del 7 gennaio 1797 il sacerdote Giuseppe Compagnoni fa decretare “[...] che lo stemma della Repubblica Cispadana sia innalzato in tutti quei luoghi ne’ quali è solito che si tenga lo stemma della sovranità” e che “l’era della Repubblica Cispadana incominci dal primo giorno di Gennaio del corrente anno del 1797". Egli inoltre propone che lo stendardo o bandiera Cispadana, formato dai colori verde, bianco e rosso, sia reso universale. Tale delibera venne resa effettiva nella seduta del 21 gennaio tenutasi a Modena, dove erano stati spostati i lavori del congresso”.

Vogliamo Libertà ed Eguaglianza
”Ora, dagli archivi comunali di Reggio – scrivevano gli studenti di allora, tra i quali Cristina Pedroni, Giacomo Marginesi, Nanda Leuratti, Laura Martinelli, Savino Pedrazzoli, Matteo Scolari, Indira Dadomo, Adis Hernijc, Alice Gaccioli, Edoardo Li Pizzi, Claudia Volorio, Andrea Vignoli, Giulia Bolondi, Fabio Azzolini e Angela Libri; in basso da sinistra: Essadiki Abdel, Matteo Paterlini, Amneris Magnaghi, Giulia Lirani, Sonia Guagliumi, Manuel Iori e Debora Zanni -, fra i documenti dell’anno 1796 che riguardano la richiesta dei diversi comuni per riunirsi alla città, vi è quello della già citata seduta del consiglio comunale del 22 ottobre 1796, tenuta presso il palazzo comunale del Fariolo, allora ancora sede del Comune di Felina. L’ordine del giorno, che venne discusso alla presenza dell’avvocato Antonio Francesco Rondoni, rappresentante plenipotenziario reggiano, era composto da dodici punti e il settimo di questi era così formulato: “Potrà il Popolo suddetto distruggere la bandiera dell’ex feudatario e farne una tricolorata colle parole: Libertà, Egualianza”.
Quindi, risulterebbe che la bandiera tricolore venne adottata come simbolo civico nazionale qui al Fariolo ben ottanta giorni prima rispetto alla città di Reggio Emilia. Ora, che la data del 22 ottobre (giorno della discussione) debba anche ritenersi quella dell’approvazione di tale richiesta, può desumersi dal fatto che tra i punti discussi e riportati mancano il quinto e il sesto. Ciò fa supporre che siano stati trascritti solo gli argomenti discussi e approvati”.

I Felinesi, questi rivoluzionari. Ma già a Bagnolo…
“C’è da chiedersi come mai i Felinesi furono così tempestivi nel domandare di adottare la bandiera tricolore. I Felinesi dimostrarono sempre atteggiamenti rivoluzionari e il Comune era allora un feudo del Conte Chiodini, collaboratore dell’ultimo Duca di Modena e ispiratore della sua politica. Essi erano adirati nei confronti del Conte Chiodini per il fatto che aveva soppresso le confraternite, trasformandole in “Opera Pia” laica, con relativo incameramento dei beni, con i quali i Felinesi mantenevano una delle più ragguardevoli scuole superiori. Bisogna da ultimo aggiungere che abbiamo altre testimonianze, precedenti il 22 ottobre, che attestano come vi fosse già una diffusa sensibilità nell’identificare i colori bianco, rosso e verde come simbolo della libertà e della nazione italiana. Infatti, il 19 ottobre 1796 venne dato a Novellara un pranzo in onore di Napoleone. Nei documenti che testimoniano quest’avvenimento si legge: “ I Quattordici, con i cingoli a tre colori, si recavano festanti ad incontrare il generale”. Più avanti, nello stesso documento si dice che alle domande di Napoleone riguardanti il motivo della carcerazione dell’avvocato Giuseppe Quoghi, giudice di Novellara, gli fu risposto che “fece atterrare l’albero della libertà a Bagnolo, secondo paese degli ex conti Gonzaghi, dipinto a tre colori, coccarda italiana nazionale rosso, verde, bianca”.
“Sembra quindi di poter concludere – terminava la ricerca - che è in queste occasioni che va ricercata la prima origine del tricolore come simbolo della futura nazione italiana. Esso infatti era già stato adottato come distintivo di divisioni militari (8 ottobre 1796, Legione Militare Lombarda), ma, come giustamente fa notare Otello Montanari in un recente intervento (Reporter, 3 novembre 2000), una cosa è un vessillo militare, altra è un simbolo, termine di difficile definizione, ma senza dubbio espressione di un sentimento comune ampio e partecipato”.
“Perché – conclude il lettore di Redacon che ci ha segnalato la ricorrenza… della dimenticanza – nessuno, nemmeno i nostri amministratori, vogliono celebrare un po’ della nostra patria podestà sul Tricolore?”.

(Studio Arlotti Comunicazione)

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In copertina Elena Santi con il Tricolore della Repubblica Cispadana davanti al portone del municipio di Fariolo, dove fu esposto per la prima volta nel 1796 (foto Benito Vanicelli per Tuttomontagna).

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