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Debutta la prima festa del Partito Democratico

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A Felina, al Parco Tegge, da venerdì 15 a domenica 17 agosto va in scena la prima festa locale del Partito Democratico. Al di là della collocazione del soggetto politico interessato, si tratta, nel genere, di un passaggio storico, dato che l'appuntamento odierno "unifica" le vecchie feste dell'Unità e dell'Amicizia, che fino a non molto tempo fa, collocate su fronti opposti, si opponevano e sfidavano fieramente. I vecchi comunisti e i vecchi democristiani ora organizzano insieme un evento. I tempi galoppano veloci e pochi ormai si stupiscono - o quantomeno si fermano un momento a riflettere - di come le cose cambino.

Abbiamo così pensato di fare due chiacchiere, su questo aspetto e anche su altre cose, con un giovane, Simone Ruffini. Una persona, come altre, che ad esempio non ha vissuto anche solo gli anni settanta, quando Castelnovo era teatro delle feste dei bianchi (nella prima settimana di agosto) e dei rossi (qualche giorno dopo), con i rispettivi popoli che affollavano, ben separati, ciascuno la propria.

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Vediamo intanto che questa festa si presenterà con l'associazione "Scuola di politica" e con il concerto della cover band Q.N.S.B. Tra musica e politica, così scorrerà la serata di venerdì 15. "Nell'ambito della kermesse del Pd, che ha dato la disponibilità ad ospitare l'evento, due protagonisti indiscussi dell'impegno e del divertimento si susseguiranno per offrire un assaggio del loro repertorio.

Alle ore 21 l'associazione “Scuola di politica”, rappresentata per l'occasione da Francesca Braglia e Damiano Razzoli, si presenterà al pubblico della montagna, raccogliendo domande e suggerimenti in vista delle attività previste per l'autunno, tuttora in definizione. Seguirà il momento della seguitissima cover band Q.N.S.B., attiva da diversi anni con numerose apparizioni live dal Po agli Appennini, che continuerà - come si legge in una nota stampa - "a scaldare i presenti gli animi con pezzi famosi della storia del rock più o meno recente".

La scuola di politica

Nata a luglio con un profilo provinciale, apartitica e autonoma, rivolgendosi a chiunque voglia interessarsi, la giovane associazione “Scuola di politica” si propone di organizzare incontri e seminari di approfondimento con l'obiettivo di dare la possibilità a tutti coloro che ne sentono il diritto e il dovere di avvicinarsi ai temi della politica e di affinare lo sguardo critico e consapevole su quello che avviene sul territorio reggiano e oltre, dall'Italia al mondo, tra locale e globale. La formazione, che mette insieme saperi e relazioni, diventa così un valore per attivare nuovi percorsi di partecipazione politica. Per informazioni, si veda il modulo sul sito www.scuoladipolitica.re.it.

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NOSTRA INTERVISTA CON SIMONE RUFFINI

1) Forse un po’ in sordina, magari anche per gli esiti delle recenti elezioni, il 2008 segna un momento particolare: una festa politica che unifica due grandi tradizioni come quella comunista (parziale, ex, post) e quella democristiana (parziale). Le vecchie feste dell’Unità e dell’Amicizia vanno in soffitta e nasce la Festa Democratica. Quali considerazioni e quali sensazioni ti vengono?

La festa è un momento importante nella nascita di questo partito, anche se quelle vecchie vanno in soffitta; l’importante è che rimanga ben saldo quello spirito di partecipazione che le ha sempre caratterizzate. La costruzione di un’identità parte anche da qui. Personalmente, invece, è la prima volta che mi trovo a collaborare attivamente nella realizzazione di un evento del genere e devo ammettere che è stimolante. Non è un momento facile, ma vedere tante persone che si impegnano e che collaborano è un bel segnale.

2) Tu sei un giovane: qual è la molla che ti spinge all’impegno politico? Sembra merce sempre più rara, al giorno d’oggi… E perché hai scelto l’impegno proprio nel Pd?

Non avevo mai fatto parte di nessun partito prima dell’adesione al Pd, ma la politica ha sempre destato in me forte interesse. Non è facile spiegare la molla che mi ha spinto all’impegno; credo che sia quella voglia di partecipare, quella idea di responsabilità nei confronti del mondo. Certo, sono tanti i tanti modi per partecipare, ma quello politico è diverso, si occupa della collettività, del procedere di una società che credo debba essere orientata verso quel concetto di giustizia sociale e solidarietà, utopie per costruire una società ideale. Per questi motivi ho aderito al Partito Democratico, mi sembra l’unico partito che in questo paese possa inseguire simili idee. Tante sono le difficoltà, soprattutto in questo momento, ma nelle difficoltà occorre lavorare.

3) Nella tua esperienza puoi dire se e cosa influiscano le diverse (per tanti decenni si può dire opposte) provenienze politiche e culturali?

A livello locale queste grosse differenze non le vedo, quando partecipo ai direttivi o alle varie assemblee vedo persone che si impegnano portando la loro cultura ed esperienza con grande umiltà, pronte al confronto.

4) Come avviene la sintesi su grandi temi quale, ad esempio, quello molto delicato e sempre più attuale della bioetica? La tradizione democristiana si è sempre rifatta alla dottrina sociale della Chiesa…

Non so se sia giusto chiamarla sintesi, non mi piace molto questo termine, perché mi dà l’idea di perdita, di rinuncia. L’ala cattolica ha tutto il diritto di portare all’interno del Partito Democratico la propria cultura di appartenenza, ma questo deve avvenire sempre nel rispetto della laicità, così come è rivendicato nella carta dei valori del Partito Democratico. Il quale però deve trovare una posizione comune e indipendente; mi ha lasciato molto perplesso e deluso l’astensione in Parlamento sul caso di Eluana Englaro. Credo che per trovare una posizione basterebbe ascoltare di più la popolazione, che mi sembra molto meno divisa di quel che sembra in Parlamento su certi temi. Detto questo, mi permetto di dire anche che vi è un linguaggio della tradizione del cattolicesimo che è sicuramente uno dei valori comuni nelle culture del Pd e che va, a mio parere, valorizzato: parlo di quel pensiero che parla di tolleranza, di non violenza, di solidarietà e di rispetto della dignità di tutte le persone.

5) Pensi che davvero l’unica e vera opposizione all’attuale governo sia quella di Di Pietro, come dal medesimo proclamato?

Non sono sicuramente io colui che può dare giudizi importanti sull’opposizione del Pd e su quella di Di Pietro, di cui tra l’altro condivido molti punti nelle battaglie. Il mio parere è che però la sua non sia l’unica opposizione, perché non esprime un’idea alternativa di società; mi sembra un’opposizione dettata più che altro dai tempi. Non voglio dire che Di Pietro sbaglia nel portare avanti le sue battaglie, credo solo che un partito su alcune tematiche debba avere un pensiero fondativo vero. Riguardo al Pd, ho condiviso l’idea del governo ombra, ma devo anche dire che l’elettorato è ormai avvilito dalle continue lotte interne dei democratici. Non di tutti, sia chiaro; ma tali lotte, comunque, stanno indebolendo il partito. Sarebbe il caso che alcuni di questi dirigenti ascoltassero di più la base e facessero un’opposizione più interessata e più dura.

6) Non ti pare che l’elettorato sia ancora un po’ disorientato e/o in carenza di identità verso questo nuovo partito, la cui sintesi può forse essere stata avvertita quasi come “forzata”, magari “non matura” rispetto ai tempi? Che ne pensi?

Condivido, l’elettorato è disorientato, questo partito è ancora un cantiere aperto da costruire e tante persone hanno avvertito questa fusione come una forzatura. Per qualcuno, all’interno del Pd, è stato così, ma per me e per tanti altri è stata una fusione inevitabile e assolutamente necessaria. L’identità credo sia da costruire nel rapporto con la gente, radicandosi nel territorio, si deve partire dai circoli, dal basso, con lo spirito delle primarie, parlando anche di ideali, mantenendo una visione progettuale.

7) Venendo al locale. Quali temi avverti come più urgenti per l’azione amministrativa degli enti locali in Appennino? Dovessi fare una scala dei problemi più sentiti dalla popolazione quali indicheresti?

Preferisco partire dai problemi perché i temi urgenti ne sono una conseguenza. In questo momento mi sembra vi sia grande pessimismo sul futuro a causa della situazione economica abbastanza difficile e del senso di insicurezza che si respira. Di conseguenza, credo che i vari enti debbano continuare a occuparsi di alcuni temi, primo fra tutti del cambiamento del tessuto economico e sociale di queste zone. La globalizzazione con tutti i suoi effetti si fa sentire anche da noi, ritengo che occorra portare avanti politiche senza creare allarmismi ma che sappiano trovare anche nuove possibilità in questi mutamenti. E’ importante riflettere sullo spopolamento della montagna e come giovane ne sono interessato. Infatti, vedo tanti ragazzi della mia età che ormai hanno un livello di formazione difficilmente conciliabile con le richieste di queste zone, è un peccato che in tanti siano costretti a cercare lavoro altrove, sono risorse molo importanti per il nostro Appennino. Un altro tema è quello del rapporto tra cittadini e istituzioni, sta aumentando la sfiducia ed è preoccupante. Infine, credo che sia giusto parlare di integrazione e sicurezza: quali sono i risultati ottenuti, che tipo di modello si sta inseguendo, con quali finalità e il perché di questi modelli.

8) Cosa ti viene di rispondere, di getto, a chi dice di amministratori e politici: “Tanto sono tutti uguali… “?

Che è affermazione banale.

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2 Commenti


  1. Ho letto con attenzione l’intervista fatta a Simone. Leggendo un po’ tra le righe emerge la problematica dei giovani che hanno sfiducia nella politica, dei giovani che non si avvicinano alla politica. Alla domande fatte a Simone non mi aspettavo da lui risposte differenti da quelle date, in quanto persona seria e dotato di molta intelligenza. Credo che l’attivismo di Simone nel PD potrebbe giovare allo stesso PD in quanto con lui il Partito Democratico si potrebbe avvicinare ai giovani e capirne maggiormente le esigenze.

    (Alessandro Torri Giorgi)

  2. Ringrazio
    Ringrazio Alessandro per le parole spese nei miei confronti, che mi mettono un po’ in soggezione ma che mi rendono sicuramente orgoglioso, visto che provengono da una persona di grande valore. Inoltre, ritengo che la partecipazione di ragazzi come lui sia importantissima e da incentivare per la nostra montagna, perchè ragazzi del genere sono risorse di enorme valore per il futuro delle nostre zone.

    (Simone Ruffini)

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