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Pensieri sotto la grandine

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Venti giorni fa ero a 2300 metri in montagna con una trentina dei miei ragazzi quando si è scatenato un temporale, forse l’ultimo dell’estate. Tuoni e lampi consigliarono una ritirata rapida. “Scendere, ragazzi!”. Correvo sul sentiero sotto la grandine che batteva forte sul mio capo ormai “calvo” come tasti di una macchina da scrivere di un tempo, facendo sorridere i ragazzi che mi erano vicini nella corsa.

Una volta al riparo presso la seggiovia, i ragazzi mi hanno chiesto perché non mi fossi fermato sotto gli alberi. Spiegai loro la pericolosità di un simile rifugio. Mi ringraziarono.

Mentre scendevo in seggiovia, ripensai all’avventura come ad una metafora della vita di un educatore, di qualsiasi educatore: colui che sa come comportarsi, dà un ordine, che viene eseguito sulla fiducia che si crea con l’educando.

Che sa: è molto importante avere qualche idea chiara sul come educare i propri ragazzi. Oggi, più di un genitore è confuso: si sente impreparato, analfabeta nei confronti dei figli e lo si è davvero quando essi sono padroni dei mezzi virtuali e il genitore non sa usare il telefonino o navigare in internet o chattare come loro. Questo è il meno, perché educare è qualcosa di più: è seminare memorie, raccontare la propria vita, indicare mete, proporre valori, sapere ascoltare, “dare ordini”, o meglio, dare “norme”.

Sembra che i giovani d’oggi, crescendo, le rifiutino. Non è vero! Se sono confusi i genitori di fronte ad una società sempre più complessa e problematica, lo sono anche loro, investiti come sono da mille messaggi contraddittori, che provengono da amici, da insegnanti, dai mass-media, dalla moda. Allora hanno bisogno di punti di riferimento, di confronto, di dialogo, di verifica, di qualcuno che li guidi nel disorientamento, che rende fragile il cammino. Tra i mille “profeti” che ogni giorno appaiono ai loro orizzonti, nessuno può essere superiore al padre, alla madre, ad un educatore, del quale possono fidarsi, perché lo avvertono “credibile”, competente nel vivere, disposto a prendersi a cuore i propri ragazzi, anche quando possono avere sbagliato e sono in difficoltà.

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