Tesi di laurea sulle opere del pittore vezzanese Giuseppe Zivieri

Una tesi di laurea sulle opere del pittore vezzanese Giuseppe Zivieri. Il 75enne artista di Vezzano Sul Crostolo è conosciuto come naif e le sue molte personali lo hanno fatto conoscere al grande pubblico. I suoi casolari, i fiumi, le piante, i ritratti, coi suoi neri i suoi blu i suoi gialli, che nel corso della sua lunga vita di artista ci ha proposto ci hanno svelato le trame più disparate che ci hanno fatto pensare e ci hanno lasciato qualcosa dentro che sa di mistero.

Ora, a distanza di quasi sessant'anni, Giuseppe, su suggerimento dell'amico Cesare Bono, genero di quella eccezionale persona creativa che è stato Pellegrino Vignali (abitava a pochi chilometri di distanza) e che Giuseppe ha conosciuto e frequentato, come dimostrano alcune ingiallite fotografie a colori che li ritraggono insieme, si è riconvertito, ha abbandonato momentaneamente la pittura che lo ha reso famoso e si è dedicato a un nuovo modo di dipingere chiamato anche arte marginale o irregolare.

E' definita tale perchè chi la esegue è un pittore autodidatta, che non ha studiato la materia e trasferisce i suoi soggetti su cartone o altro in base a quanto la sua fantasia in quel momento gli suggerisce.

Ora, dopo circa due anni di art brut e innumerevoli dipinti che hanno una caratteristica principale, chi li guarda deve partecipare al completamento dell'opera con la propria fantasia, cercando di capirne il senso. E' un tipo di pittura particolare in quanto l'artista preso dal suo poetar con il pennello potrebbe non disegnare per esempio le braccia ad un soggetto; ma questo aspetto è parte integrante della sua ispirazione e del suo essere senza regole; non per niente questo tipo di pittura è chiamata anche irregolare.

E l'onda della notarietà che sta acquisendo gli ha procurato una personale che la professoressa Bianca Tosatti una storica dell'arte e specializzata in art brut ha allestito e aperto nello scorso settembre nel suo atelier di Marena di Specchio Solignano di Parma e che si protrarrà per alcuni mesi.

La mostra non ha orari di apertura pubblica ma le visite devono essere concordate telefonando alla prof.ssa Tosatti (0525-58015).

Per capire l'importanza della vena artistica di Giuseppe e quanto vengano apprezzati i suoi dipinti basti pensare che il prof. Ferrari dell'Università di Bologna (corso di laurea in psicologia dell'arte) ha incaricato una studentessa di preparare una tesi di laurea su Zivieri e la sue opere.

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Il pittore, completata la scuola elementare, ha lavorato tanti anni come agricoltore e in seguito per 10 anni ha condotto lo scuolabus del paese. Non si è mai sposato, vive con una sorella nubile. Ha iniziato da giovane a lavorare con i colori, senza una preparazione specifica, partecipando dapprima ad alcune mostre in paese e nel circondario. Durante la sua partecipazione al Terzo Premio di pittura Naif di Luzzara conosce Cesare Zavattini, che gli lascerà una breve nota di apprezzamento sulla copia del catalogo che Zivieri ha conservato, pur nel grande disordine del suo studio. Lo stile di questo primo lungo periodo si può inserire nella modalità naif, con un drammatico accento, piuttosto atipico per quel mondo ma estremamente caratterizzante la sua opera: la preoccupazione per il continuo degrado ambientale. Proprio il contatto diretto con il suo campo, il lavorare la terra con le proprie mani (tutti i giorni e ancora oggi, a 75 anni) è la sua àncora di salvezza, la sua ricarica, il suo modo di recuperare l'equilibrio interno. Attorno agli anni 2000-2001 Zivieri cambia radicalmente il modo di dipingere: non più case, alberi, campagne con le loro lavorazioni (stile e temi caratteristicamente naif) ma, su supporto procuratisi dai fondi delle cassette da verdura, compone delle macchie di vari colori e di forma indefinita.
Tra le macchie più grandi normalmente lascia cadere delle gocce. Alcune opere sono caratterizzate da sole gocce, altre da gocce collegate da tratti curvilinei: alla goccia lasciata cadere sul foglio può aggiungere una decorazione di piccoli puntini tutto attorno, cosa a cui tiene molto e che costituisce una vera e propria firma. A volte inserisce anche dei piccoli volti, femminili (se non elaborati), maschili se portano il cappello. Questa produzione di Giuseppe ha attirato l'attenzione di Paolo Donini, direttore delle Gallerie Civiche d'Arte Contemporanea del Palazzo Ducale di Pavullo nel Frignano, che ha inserito una serie di 10-12 “macchie“ nell'esposizione “Bagnanti e Cristi che camminano sulle acque“ del 2004. Dino Menozzi, l'esperto reggiano, ha inserito in catalogo assieme ala sua corposa e documentata donazione di opere naif ed irregolari alla biblioteca "A. Panizzi" di Reggio Emilia, “Ai margini dello sguardo“, a cura di Bianca Tosatti (novembre 2007) molte opere del pittore. Zivieri ha avuto molti amici nell'ambiente: in particolare Pietro Ghizzardi, che gli ha fatto un ritratto, da lui ancora giustamente conservato; mentre si sono perse le tracce del ritratto che Zivieri ha fatto a Ghizzardi in contemporanea, come omaggio fra artisti. Tra il 2007 ed il 2008 Giuseppe cambia ancora: molto rallentata la produzione delle macchie, vengono in primo piano dei visi, delle persone a mezzo busto ma soprattutto degli insiemi con figure non ben definite, sovrapposte, spezzate, ma capaci di coinvolgere le persone disponibili ad avvicinarsi ed a completare l'atto creativo... E proprio queste figure incomplete o fuse con altre, queste composizioni polimorfe, non ancora rifinite, con la loro ambiguità attraggono e affascinano quanti hanno la fortuna di vedere i suoi dipinti, tanto da poter affermare che Zivieri è un pittore ingenuo, candido, che dipinge qualcosa che gli viene dal di dentro e che riesce con le sue figure elementari ad accendere un colloquio con la gente.

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