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Quelli che non amano il proprio corpo

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"Me ne sono accorta all’agriturismo. Eravamo andati con alcune classi della scuola. Due ragazze erano sparite durante il pranzo: 'Prof, non si preoccupi, sono a dieta, non mangiano. Sono anoressiche, a fine pranzo, riappariranno" (una prof).

"Lei, studentessa universitaria, è scappata dalla palestra come sono iniziati alcuni esercizi con il corpo: doveva fidarsi dell’altro, che lavorava con lei, lasciandosi cadere indietro ad occhi chiusi tra le sue braccia. Non ce l’ha fatta! E’ uscita piangendo". "Decisamente aveva un cattivo rapporto con il suo corpo" (l’animatrice del corso).

"Me l’aveva mandata la sua migliore amica: “Ma tu non ami il tuo corpo. Ti vedo così triste e così dimessa!”. “E’ vero! Lo tratto male perché sto male. Sono magra ma io mangio più volte al giorno: dolci, cioccolato, poi vomito tutto, cinque, sei volte in ventiquattr’ore. La mia mamma non si accorge di niente. Pulisco bene, non lascio in giro nessun segno, non sa niente nessuno, lo dico solo alla mia amica".

"Facevo palestra. Mi piaceva! Riuscivo bene. Se devi fare sport a certi livelli, hai bisogno di qualche piccolo aiuto. Ho cominciato così. Ora non faccio più sport e il mio corpo è conciato di brutto. Non dovevo fidarmi!" (un ex-atleta).

Potrei continuare con tante altre testimonianze, raccolte in questi ultimi anni vivendo con i ragazzi e i giovani. Bastano queste per invitare ad una riflessione sul disagio che si manifesta con il linguaggio del corpo, cartina di tornasole di un disagio più profondo, legato al male di vivere. Le manifestazioni sono numerose, i segnali d’allarme si moltiplicano, manifestando una fame d’attenzione, di affetto, d’amore, di contare, di essere, caratteristica del mondo adolescenziale.

La fame d’amore è ben più grave della fame di cibo. Stranamente è proprio dal cattivo rapporto con il cibo, che si manifesta questa voglia grande di essere valore per qualcuno! Non si appaga certamente con il cibo! Il menù alla carta per prevenire i disturbi dell’alimentazione, quali l’anoressia e la bulimia (i più gravi!) consiste nella parola che incoraggia, consola, sostiene; nel gesto di affetto, che dà sicurezza: una carezza, un bacio, un abbraccio; nella presenza “accanto”, che vince la solitudine: «Dove sta di casa l’amore? Ne vorrei un po’ per me!». “Io lo so: sono un ragazzo arrabbiato! Mai nessuno mi ha voluto bene! Perché vivere?».

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1 commento

  1. Il bisogno di essere contenuti
    Ho letto con interesse questo articolo poiché con semplicità Don Chiari ha tratteggiato un malessere sociale dilagante di fronte al quale noi genitori o educatori ci troviamo impotenti. Quando il sintomo si manifesta, in questo caso il disturbo alimentare, è la punta di un iceberg, di una sofferenza più antica, covata dentro ed esplosa con un grido disperato di rifiuto del cibo, o di abbuffate e vomito, comportamento terribilmente violento per il corpo. La fame d’amore colpisce tutti. I nostri adolesccenti la manifestano spesso attraverso il rapporto col cibo, relazione primaria con l’Altro da sè. Chi urla il proprio dolore in questo modo chiede. Chiede di essere accettato, ma sopprattutto di essere contenuto. Il compito degli adulti è di rendersi sponda sicura. Offrire accoglienza e direzione. Ma in questa società spesso noi adulti stessi ci sentiamo smarriti, avendo perso a nostra volta le nostre certezze. Parlandone, confrontandoci, condividendo può nascere una riflessione autentica. Ignorare il problema o credere che sia “degli altri” non aiuta. E’ la società a essere smarrita. Quando uno soffre, soffrono tutti.

    (Ameya Gabriella Canovi)

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