“Il Titanic non affonderà mai più senza iceberg. Ma mettiamo la gente prima di tutto”

LONDRA (2 aprile 2009) - L’anno scorso, per il mio compleanno, un caro amico mi ha regalato un orso polare. Non lo ha incartato, per comodità lo ha lasciato nel suo habitat, sull’isola artica di Svalbard (io però ho ricevuto il certificato di adozione rilasciato dal Wwf). L’ho chiamato Ernest.

Qui nel Regno Unito, come credo in Italia, i documentari sull’effetto serra si moltiplicano, mentre la ‘voice over’ mi aggiorna su presenti e futuri effetti catastrofici, l’inquadratura invariabilmente scende su un orso polare dimagrito, sporco, stanco e sfrattato da appezzamenti di ghiaccio sempre più ridotti. Io lo guardo e lo so. E’ sempre lui. Ernest.

Londra ha cominciato a muoversi e a sommuoversi, pacifica (almeno per il momento) ma altamente preoccupata per il G20 che si tiene qui a partire da oggi, giovedì 2 aprile. Pacifiche le 35.000 persone che sabato scorso hanno marciato per le vie del centro passando davanti al Parlamento, alla casa della regina Elisabetta (Buckingham Palace), alla casa del primo ministro Gordon (10, Downing street).

Chi in maniera indipendente, chi con famiglia e amici, chi al seguito di una banda di fiati (come la sottoscritta...), chi appoggiando una della 150 organizzazioni non profit (nazionali e internazionali) unite in ‘Put People First’ (la gente prima di tutto) perchè di fronte a questa crisi economica, umanitaria e ambientale quasi senza precedenti i G20 mostrino iniziativa e intelligenza ugualmente senza precedenti.

E nel caso i delegati al G20 non ci arrivassero da soli, tali organizzazioni/manifestazioni hanno la funzione di ricordare che cambiamenti seri e un tocco di immaginazione, sono inevitabili. Bisogna ri-regolare i mercati finanziari internazionali, creare un’economia equa e sostenibile che presupponga l’abolizione dello sfruttamento umano e ambientale, basata su logiche più sensibili alla riduzione delle emissioni di CO2 che non all’incremento del profitto.

Intanto a partire da mercoledì primo aprile Londra è allerta e tesa. Le prossime manifestazioni (anarchiche/anti global/anti capitalismo) prenderanno di mira i centri finanziari della City e Canary Warf e a giudicare dagli slogan che già si senton: “Al rogo i banchieri!”, si teme non saranno proprio pacifiche. Quindi tensione e aspettive: un G20 con poteri di tale portata non capitava dal 1944, tempo da perdere non ce ne è più.

Tra i cartelli dei dimostranti ci sono parecchi “è già troppo tardi”. Io ed Ernest non siamo d’accordo. Certo che siamo preoccupati, abbiamo finalmente capito di essere tutti, i 20G, i 35.000 di sabato, i paesi in via di sviluppo e quelli sviluppati che si stanno inviluppando, io, te ed Ernest, sulla stessa barca. Ma la consapevolezza è la prima buona notizia: indispensabile per ingranare la retro subito e tornare a viaggiare nella direzione giusta poi. Se solo ci fossero riusciti sul Titanic... La seconda (buona?!) notizia è che di iceberg come quello che affondò il transatlantico non ce n’è comunque quasi più. Povero Ernest.

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