“Via i cinghiali dalla Pietra”

«Dobbiamo eliminare o almeno l'idurre drasticamente il numero dei cinghiali nella zona dei Gessi Triassici e della Pietra di Bismantova, nel perimetro del Parco nazionale».

Il Parco nazionale decide di intervenire sulla questione dei "fastidiosi" (all'agricoltura) ungulati, in particolare per le sue aree di competenza, fra la Pietra di Bismantova, le fonti di Poiano e la zona dei Gessi Triassici.

Nelle settimane scorse il presidente Fausto Giovanelli ha inviato alla Provincia, alle associazioni venatorie e quelle agricole reggiane una lettera in proposito.

Come noto, il connubio caccia e agricoltura, con i danni causati dagli ungulati (cinghiali e caprioli soprattutto) "alle coltivazioni, è da tempo molto sentito", spiega Giovanelli. Da un lato il mondo agricolo che vorrebbe maggiore coinvolgimento (a livello decisionale e di rimborsi) nella politica venatoria, dall'altro il mondo dei cacciatori attento a non perdere la possibilità di questa caccia da trofeo.

Il Parco Nazionale, per risolvere la questione dei cinghiali (molto numerosi) nel perimetro dell'ente, propone allora un piano concertato, «per eradicare o comunque ridurre in modo drastico la presenza del cinghiale nelle aree circostanti la Pietra di Bismantova e i Gessi Triassici».

«Serve un piano concertato perché data la ristrettezza dei confini del Parco e la contiguità con aree di caccia, i prelievi che il Parco è pronto a effettuare nel suo perimetro non sarebbero efficaci se contestualmente non si provvede a ridurre vicino allo zero la popolazione di cinghiali nelle più ampie aree contermini».

Le motivazioni sono di ordine «naturalistico, economico e sociale - afferma Giovanelli oggi la popolazione di cinghiali non sostiene la biodiversità o la diversità di paesaggi del territorio, e in particolare danneggia piuttosto che conservare gii spazi aperti», argomenta. Inoltre, i danni provocati «non sono indennizzati adeguatamente e le attività agricole raccolte attorno al prodotto tipico del territorio per eccellenza - sopportano con enorme fatica costi che si aggiungono a una già difficile condizione di mercato». Infine, «la pasturazione dei cinghiali, praticata per opportunità di caccia, finisce per sostenere un aumento delle popolazioni e per concentrarle anche in zone a alta intensità agricola come Bismantova e le zone confinanti con i gessi triassici (Cerré Sologno)».

«Contrariamente a quanto strumentalmente dichiarato da molti - chiude in polemica Giovanelli - non è il Parco a favorire la persistenza e l'aumento delle popolazioni del cinghiale».

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2 Commenti

  1. Per me un’ottima idea!
    Anche pubblicamente vorrei esprimere il mio plauso in ordine a questa presa di posizione pur sapendo che in molti saranno di diverso avviso (qui c’è posto per le tesi degli uni e degli altri!). Vorrei soffermarmi su poche riflessioni che mi sembrano fondamentali.
    A) Essendo la fauna selvatica patrimonio dello Stato per definizione (art. 1, comma 1, legge n. 157 del 11-02-1992), non può essere considerata in alcun modo proprietà privata di chicchessia. Qualcuno si è chiesto come mai dei 300 cinghiali previsti nel piano di prelievo selettivo in montagna dalla Provincia soltanto uno è stato abbattuto? Penserete: solo uno perchè ce ne sono pochi… Sbagliato! Se fossero pochi non si spenderebbero centinaia di migliaia di euro per risarcire i danni! Se fossero pochi le squadre del cinghiale non ne avrebbero abbattuti, anche quest’anno, a centinaia! Se fossero pochi il Parco nazionale non avrebbe dovuto porsi il problema! Ecc. ecc.
    B) Quando vi sono problematiche di ordine naturalistico, economico e sociale queste ultime dovrebbero essere, rispetto alle altre (pur importantissime), prioritarie in una ipotetica scala gerarchica. Mi spiego: l’agricoltore deve essere tutelato prima e più del cinghiale! Non solo: l’agricoltore PRIMA di me, cacciatore! Perchè chi si muove nell’ambiente e lo fa per vivere deve avere la “precedenza” su chi, in quello stesso ambiente, passeggia per hobby, con o senza doppietta alla spalla!
    C) Per favorire l’interesse di pochi non è giusto accollare le spese di risarcimento sulle spalle di molti, anche NON cacciatori.
    D) Visto che gli agricoltori pare non ricevano indennizzi adeguati riguardo ai danni subiti per scarsità di fondi, è indispensabile ridurre il problema (del danno) alla fonte. Se ho una gomma a terra della mia auto non risolvo il problema aggiungendo aria ma tappando il foro. Se ho un allevamento di galline con un foro nella rete da cui entrano le volpi non risolvo il problema aggiungendo galline. Credo che sempre, quando è possibile, il problema andrebbe risolto alla radice (QUESTO NON E’ SINONIMO DI STERMINIO DEL CINGHIALE!). Credo anche molto alla parola CONCERTAZIONE. Se si riuscisse a risolvere il problema con la collaborazione di cacciatori (di selezione e cinghialai), agricoltori e ambientalisti (e rispettive associazioni) sarebbe quanto di più auspicabile possibile.

    (Umberto Gianferrari)

    N.B. – Per evitare fraintendimenti è chiaro che gli eventuali cinghiali prelevabili dovranno essere SOLTANTO quelli in sovrannumero (come chi va in banca a prelevare gli interessi SENZA intaccare il capitale!). I biologi ci hanno insegnato anche che una corretta densità di ungulati (caprioli, cervi, daini, mufloni e cinghiali) è vantaggiosa non solo per l’uomo ma ANCHE per il corretto e sano sviluppo della specie!

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  2. Non solo cinghiali!!!
    Non solo i cinghiali producono danni. Ormai nella zona di Casa del Buco, Maro, Vologno ce ne sono a centinaia. Intere famigliole di ungulati si possono osservare con cannocchiale a 100 metri dalla strada. Parliamo anche di caprioli e cervi: ormai se ne vedono a decine. Per non impattare con questi ultimi bisogna ormai circolare a passo d’uomo… GRANDE GIOIA DI CACCIATORI… E MANGIATORI DI QUESTO TIPO SI SELVAGINA… CHE SPETTACOLO!!!!!
    Ormai è evidente che tra gli stessi cacciatori preposti all’abbattimento di caprioli ci sia cartello… anzichè abbattere capi misti, cioè maschi e femmine, abbattono capi solo ed esclusivamente maschi. Fatemi la domanda: perche’???? Perchè avere un maschio in una zona anche vasta riesce ad ingravidare tutte le femmine che sono in calore in quella zona, ma siccome di maschi ne lasciano almeno 3 per zona problemi non ce ne sono. Questo per avere sempre caprioli piccoli e teneri per farci succulenti intingoli che vengono abbattuti peraltro di nascosto e non marcati sugli appositi registri… Questo quanto mi ha riferito un cacciatore che ha il patentino all’abbattimento… A voi le conclusioni!!!!!!!

    (Commento firmato)

    P.S. – Sono ormai 5 anni che aspetto il risarcimento di un danno provocato da un capriolo e le assicurazioni preposte (Provincia – Comune) stanno ancora cercando di capire chi deve pagare… Peccato che il capriolo che provocò l’incidente non avesse la targa ed i documenti personali, per poter vantare una richiesta di risarcimento danni direttamente all’interessato (cioè il capriolo). Ed io ho già sborsato 2400 euro.

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