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Per il divertimentificio comincia a soffiare vento contrario

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Il divertimentificio non paga! Non è accontentando i ragazzi e i giovani che si risponde alle loro esigenze di “senso”. Non hanno bisogno di essere “divertiti” ma di essere restituiti alla società del vivere, del pensare e del sapere, dei rapporti veri sul piano degli affetti, dell’amicizia, dell’amore. Accontentarli e divertirli è un tradimento, uno sforzo inutile, uno sciupio di denaro, di uomini e di energie che non portano a grandi risultati in campo educativo!

Ma è possibile ad una famiglia, ad un insegnante, a un uomo di chiesa o di cultura entrare in concorrenza con la società del divertimento? Con la mentalità di molti ragazzi e giovani, forse anche di troppi adulti, che pensano al presente, a se stessi, senza grandi preoccupazioni per il futuro, loro e della società, in cui vivono? Sembra una partita persa tanto siamo lontani - noi adulti - dai nuovi linguaggi e dagli stili di vita dei giovani.

Dicono che educare è seminare memorie ma loro – i giovani – le nostre memorie le snobbano, preferiscono “Avatar” a “L’uomo che verrà”: il primo diverte, affascina, seduce, il secondo rivela pagine di una storia scomoda, fa riflettere, obbliga a prendere posizione contro ogni forma di violenza, impone, mentre è così naturale nel film, un discorso religioso. Gli uomini di cultura appaiono sempre più dei don Chisciotte che offrono un piatto di sobrietà a chi lo rifiuta, preferendo abbuffarsi di cibi precotti, surgelati, lavorati. Fa sorridere Israel che propone lo studio del latino e della storia agli uomini di scienza, è guardato con compassione chi intende dare non una patina ma uno sguardo di profondità al vivere quotidiano.

Eppure non è così drammatica la situazione, quando incontri giovani contenti di evadere dal divertimentificio, dicendo basta alla banalità della volgarità di certi spettacoli e affollano teatri dove danno Pirandello o ascoltano narratori che raccontano drammi e passioni civili, nascoste ai più. Quando li trovi in partenza negli aeroporti per missioni all’estero tra i poveri, tra gli oppressi dalla guerra, dalla malattia. Quando li incontri in fila – 2500 universitari di CL – all’ostensione della Sindone o in pellegrinaggio a piedi da Milano verso Torino con l’Azione cattolica, o nelle varie mense Caritas a servire i senza tetto, i senza dimora, o attorno ai vari Don Ciotti, Albanese, Mazzi, ad Olivero per la lotta contro le droghe e le malattie del male di vivere. Ad Assisi o a Bose, a Loppiano o al Colle da Don Bosco per respirare aria fresca di Vangelo. Nella scuola e nell’università, immersi nello studio costante e fedele. Negli oratori o sui campi sportivi ad animare ragazzini.

Per il divertimentificio comincia a soffiare vento contrario.

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