Home Cronaca Ricordare / 2 agosto 1980–2010. Una strage ancora impunita

Ricordare / 2 agosto 1980–2010. Una strage ancora impunita

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Trent’anni fa, in una calda giornata estiva, in una Bologna che si preparava alle vacanze, all’improvviso, alle 10,25 di un sabato mattina, un boato scosse la città. Una bomba era esplosa nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione cittadina. Lo scoppio fu violentissimo e molte furono le vittime: 85 i morti, più di 200 i feriti. Morirono bambini, ragazzi, persone che la sorte aveva voluto lì in quel momento. Persone che si apprestavano ad andare in vacanza, che rientravano a casa, che… Persone di 50 paesi vittime di un piano criminale che ancora non ha risposte. Un momento che è rimasto nel ricordo di chi attaccato alla radio, alla televisione ascoltava e guardava con le lacrime immagini di violenza e dolore inaudito. Per Bologna e per l’ Italia onesta quella strage è una ferita che mai si rimarginerà. E che ha diritto a delle risposte e alla verità. Perché quelle persone, le loro famiglie questo lo meritano. L’orologio fermo alle 10,25 è un monito a non dimenticare. La lapide che ricorda le 85 vittime posta nella sala d’aspetto della stazione diventerà patrimonio Unesco per la cultura della pace.

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2 Commenti

  1. Io… c’ero
    Per caso o per fortuna… non so… Ma mi incamminai con la mia borsa attraverso la stazione, attento a non farmi “beccare” dalla ronda, perchè io facevo allora il sevizio militare, ed essendo un “congedante” nascondevo sotto il mio basco nero… tutte le stellette e ammennicoli vari che raccontavano la mia “età” di soldato che se le avessero notate i militari di ronda avrei sicuramente perso la licenza e mi avrebbero regalato sicuramente qualche giorno di consegna. Per questo motivo… quatto quatto uscii dalla stazione dove arrivai verso le otto e trenta da Padova per recarmi di fronte alla stazione dove c’era un bar che faceva angolo ed essendo cliente ormai conosciuto mi lasciavano usare senza problemi il servizio igienico dove io di solito mi rinfrescavo e sopratutto… mi cambiavo gli abiti militari (era d’obbligo portarli… per via di frequenti allarmi NATO)… con quelli normali (jeans, maglietta, ecc. ecc.). La signora del bar mi diceva sempre “moo daii vatti a cambiare soccio che stai meglio vestito da ragazzo… che da militare… mo mi fai ridere…”. Per caso o per fortuna… non so… ma mentre ero in bagno a cambiarmi sentii un botto pauroso… la porta del bagno che era chiusa a chiave si aprì… e si richiuse perfettamente come era prima… l’unica differenza era… che non c’era più la luce e tutto… ma dico… tutto… si era riempito di polvere…!!!! Al buio… con i pantaloni ancora a metà strada… con una paura mai sentita prima e pensando… non so… ad un terremoto… Ho aperto a tantoni la porta e… mi sono trovato davanti… l’inferno!!!!…. Vetri tutti scoppiati… gente per terra con quintali di polvere addosso… tutte le bancarelle di extracomunitari… sparite nella polvere… i taxi con sopra i calcinacci… e la gente che urlava… urlava… “Una bomba… una bomba”… Beh… insomma dopo è cronaca che tutti (spero) conoscono… Ma io mi ricordo tutte le persone che sono rimaste nella sala d’attesa di seconda classe ad aspettare il treno delle 10,30 per Milano… La vecchietta barbona che dormiva e spuzzettava sulla panchina di legno… i tre bambini con la loro mamma… che giocavano… una ragazza… che era al telefono (quello a gettoni…) e tante altre persone… Me le ricordo ancora dopo trent’anni!!!! Io mi sono alzato di lì… solo perchè non potevo dormire… ero in divisa e se mi avessero beccato…
    Ciao a tutti!!!

    (Giovanni Stranger Sentieri)


  2. E’ domenica mattina. Nel gtuppo di case disperse fra Vergato e Grizzana svolgo i primi lavori di casa, poi accendo la radio sempre predisposta sulle medesime frequenze. Mi assale per primo l’urlo di una sirena di autoambulanza, sovrastante voci ed urla umane. Poi ecco un cronista che riesce singhiozzando a raccontare quello che sta accadendo attorno. E’ esplosa anche una seconda bomba, c’è un appello a tutti gli autisti di zona degli autobus pubblici a non caricare persone ma a fermarsi per essere usati per il trasporto dei feriti ai vari ospedali. Non sono sufficienti tutte le ambulanze disponibili. Di fianco a me abitano Cristina e Gianfranco, appena sposi, e lì da Pescara, perchè lui è ferroviere. So che è di tutno anche quel giorno. Sconvolta dalla cronaca, mi sento un altro colpo al cuore più forte. Preparo l’auto pronta per uscire da quei prati che distano in collina 60 km dalla città. Poi, penso con la faccia tirata, vado a suonare il campanello di Cristina, che appare dopo il secondo squillo. Le dico che, se vuole, sono pronta ad accompagnarla in città e restare con lei, così cerchiamo Gianfranco. Lei mi guarda con un viso un po’ strano e mi dice che quel mattino, in conseguenza dei venti giorni tirati senza riposo, poteva facoltativamente non andare al lavoro. Lui aveva deciso di andare ugualmente, ma lei non aveva avuto il coraggio di svegliarlo dopo le sue sole 4 ore di sonno. A quel punto sciolgo una tensione forte e comincio a singhiozzare anch’io. La stazione l’ho vista poi nei giorni successivi e dopo un mese, con un permesso speciale, accederò al deposito degli avanzi delle povere cose per cercare la valigia, che non troverò, di una conoscente; malgrado le disinfezioni quotidiane c’è odore di morte. La stazione mi era passaggio frequente ed il ricordo maggiore era il modo di accamparsi dei tanti ad attendere un treno. La memoria più forte, però, a parte la strage, è quella della povera gente di cui la stazione era albergo notturno. Non più le sedie della sala di attesa di 2^ classe nelle quali arrotolarsi per passare la notte, raccontandosi prima, le donne, un sacco di reciproche bugie su figli affettuosi con case dai rubinetti d’oro e che donavano preziosi che loro tenevano lì nelle borsine di plastica, che avrebbero poi usato per soprascarpe durante i giorni di pioggia. Stavano sdraiate sul pavimento su sacchi di tela o plastica, più comode che sulle sedie normali di legno per quei mesi lì a disposizione. E quell’anno l’inverno fu gelido.

    (Graziella Salterini)

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