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Recuperare sempre più la passione dell’educare

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Il cardinale di Milano, con sapiente lungimiranza, ha invitato, nella memoria del quarto centenario della canonizzazione di San Carlo Borromeo, ad un cammino di santità, che non è rivolto solo ad un gruppo privilegiato di persone ma a tutti i credenti: «Ciascuno è chiamato a santità e in san Carlo vocazione e santità crescono insieme: tutti siamo chiamati a trasmettere la fede, secondo le diverse vocazioni». Quella di S. Carlo è stata una santità che ha educato e continua ad educare la Chiesa: la sua è stata una santità popolare - quella di un vescovo che ha vissuto in mezzo al popolo - missionaria e contagiosa.

“Una santità educativa”! Abbiamo bisogno che genitori e preti, animatori e catechisti, recuperino sempre più la passione per l’educare, che fu propria dei nostri Santi Educatori. Abbiamo un tesoro prezioso nelle nostre mani che non possiamo disperdere in questi tempi, dove l’antico modello dell’educare secondo il Vangelo è messo in dubbio, contestato da chi ha assunto altri modelli: delle nuove religioni ma anche dalle contestazioni delle religioni stesse in nome di una laicità che non salva Dio e che sta cercando di imporre nuovi stili di vita, nuovi idoli.

Come poi non essere preoccupati di arginare una globalizzazione che altro non è che un processo di dominazione economica, politica, culturale dei più forti nei confronti dei più deboli? O come rallentare la decomposizione della solidarietà sociale, il rischio della riduzione della persona ad individuo capace solo di possesso, produzione e acquisto?

Il modello d’uomo incentrato sull’avere più che sull’essere ha favorito il costume consumistico. lavorare per avere, avere per acquistare, acquistare per consumare. A questo dobbiamo educare i nostri giovani? Dobbiamo vendere la nostra primogenitura, che è la visione evangelica della vita, per un piatto di lenticchie, il denaro che allontana da Dio, dalle persone, dalla libertà? La stessa politica al guinzaglio dell’economia, ad essa asservita, non aiuta né il povero né i giovani, che si aprono alla vita. Credo che un cristiano oggi non abbia molti motivi per innalzare lodi al mondo così come è creato dai potenti. Non possiamo accettare tranquillamente che si allarghi ogni giorno il divario tra chi ha e chi non ha, tra i “salvati” e i sommersi, tra il centro e le periferie.

Per incamminarci sulla strada della santità, che ci porta ad essere santi sulla strada, una prima scelta da fare è l’attenzione ad educare ed educarsi. La povertà e l’emarginazione non sono solo un fenomeno economico. Sono realtà che toccano la coscienza delle persone e sfidano la mentalità della società in cui viviamo. Educare ed educarsi, accettando e chiedendo aiuto ai giovani, responsabilizzandoli nei confronti dei coetanei e dei piccoli, promuovendo cammini educativi che orientino il senso della vita, la formazione delle coscienze, l’educazione all’amore e alla solidarietà.

Una seconda attenzione è la promozione della cultura, che penetri e trasformi all’interno lo stile di vita, lo stare insieme delle persone, promuovendo una cultura dell’altro, che non è un nemico o uno da sfruttare, ma è figlio di Dio, e non di un Dio minore. Si richiede un lavoro di animazione sociale, che susciti cambiamenti di criteri, nuove forme alternative all’individualismo possessivo, alla soddisfazione dei propri interessi personali, all’abbandono dei più deboli, alla condanna senza speranza di chi soffre dipendenze o si trova in carcere.

Sono alcuni pensieri ad alta voce in una realtà di Chiesa che mantiene viva la speranza, con le varie Caritas parrocchiali, le ONG, le cooperative, i movimenti, la banca etica, le associazioni di commercio equo e solidale, che svolgono attività senza lucro, di servizio a a chi vive in difficoltà. Esiste una Rete di solidarietà, che materialmente appare debole, ma moralmente è forte anche di fronte alle potenti organizzazioni politiche del Paese, con molteplici risorse umane e un ricco patrimonio ideale che sostiene i progetti concreti, coinvolge tanta gente, adulti e giovani.

E’ un’umile avanguardia di cristiani, che non si ritirano dal mondo, ma vi fanno parte, portando l’originalità del Vangelo, la gratuità del dono, di una vita offerta agli altri.

Carità educativa che si apre ai bambini, ai ragazzi e ai giovani, per costruire la civiltà dell’amore. Parrocchie, oratori, associazioni e movimenti sono lo spazio dove viverla.

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1 commento


  1. Sacrosante parole! Bravo don Chiari! Tutti noi dovremmo meditare di più su questo brano: genitori, insegnanti, sacerdoti, nonni, politici… La società tutta. Interrogarci su che cosa abbiamo fatto e in che cosa abbiamo mancato in questi ultimi 40 anni. La corsa al denaro e al successo, sicuramente, danno terreno sterile per la raccolta dei veri ideali che nobilitano l’uomo e impreziosiscono il tessuto sociale. Non dobbiamo arrenderci mai ma lottare per un cambio di tendenza e non dobbiamo mai disperare che ciò possa al più presto avvenire.

    (Lilia)

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