Psiche e società/ La dipendenza dal fumo da sigaretta. Quali meccanismi psicologici dietro al fumo?

La dipendenza da tabacco, tra tutte le dipendenze, è una di quelle più conosciute, dibattute e analizzate. I media si occupano da anni di informare su danni provocati dal fumo, statistiche allarmanti mettono in guardia sugli effetti della nicotina nei vari organi.

Perché si continua a fumare?

Negli anni Sessanta fumare era simbolo di emancipazione. E chiunque lo faceva, ovunque. Che il fumo contenga sostanze tossiche, nocive, mortali per l'organismo è risaputo. Il tumore ai polmoni rientra tra le prime cause di decesso. Malattie cardio-vascolari, patologie della gola, respiratorie. Migliaia di vittime all'anno, dovute al fumo.

Perché si continua a fumare?

Qui non si vuole affrontare l'argomento da un punto di vista scientifico sui danni fatti alla salute. L'OMS da anni dirama bollettini e campagne informative sul fumo da sigaretta.

Ciò nonostante perché si continua a fumare?

Da un punto di vista psicologico, ogni scuola darebbe la sua interpretazione a seconda della teoria di riferimento. Freud era un fumatore incallito e morì per un cancro al cavo orale. Egli fu il primo a ipotizzare che Eros e Thanatos, cioè pulsione di Vita e di Morte, fossero entrambe presenti nella psiche umana e pertanto spingessero l'individuo da un lato ad amare e a riprodursi, dall'altro all'autodistruzione. Inoltre, secondo la sua teoria stadiale dello sviluppo, il bambino alla nascita esprime la sua libido attraverso la suzione e l'oralità. Per poi proseguire il proprio sviluppo in fasi successive (anale, fallica, genitale). Se per qualche motivo lo sviluppo non accade regolarmente, cioè avviene un blocco, l'individuo resta fermo alla fase orale per tutta la vita se non risolve la causa del trauma. La teoria freudiana è interessante.

Tuttavia non arriva a spiegare completamente ciò che accade realmente nella psiche di un fumatore. Secondo un approccio cognitvo comportamentale l'individuo si crea una propria mappa della realtà, si costruisce un bagaglio di idee e esperienze. Per quanto riguarda il fumare, ad un certo punto della storia individuale e sociale, deve essersi creata un'associazione positiva tra la sigaretta e il Sé. Da quel momento la persona continua ad associare il gesto, la sostanza inalata, ad un momento di rilassamento, di scarico della tensione, di risoluzione di uno stato d'animo negativo.

E vi si identifica a tal punto da non riuscire più a concepire la propria vita senza sigarette.

La sigaretta per un adolescente può divenire una stampella a cui aggrapparsi per fuggire dall'insicurezza che caratterizza l'età, un mezzo per farsi accettare nelle dinamiche gruppali. E l'abituazione alla sostanza resta, anche quando di quella stampella si vorrebbe fare a meno. Come si può osservare con ciò che è realmente il fumo , il fumare non ha nulla a che vedere. Se ad un individuo sano si offrisse di ingerire veleno, catrame, polonio e altri componenti chimici con strani nomi, la risposta sarebbe "no grazie!".

Se si proponesse a una persona di bere candeggina o aspirare il tubo di gas di scarico di un'automobile essa rifiuterebbe indignata. Tuttavia magari la stessa persona si reca quotidianamente da un tabaccaio per acquistare le stesse sostanze impacchettate in carta dorata e pagando fior di quattrini per un veleno che potrebbe avere gratis.

Allora perché si fuma?

Per la valenza simbolica che si continua a dare al gesto del fumo. Il fumo in sé è nefasto, sgradevole, tossico.

Chi fuma puzza. Ha le mani ingiallite, l'alito fetido di fumo, ha una nuvola di sporcizia che aleggia intorno alla sua aura. Non ne è consapevole poiché è perso nel suo film che "fumare è bello, e mi rilassa". Finché ci sarà questa idea, questa illusione che il fumo è piacere, non si riuscirà a smettere.

Si potrà rinunciare per un po’, ma poi la nostalgia per un ipotetico perduto amore ricondurrà il fumatore a fare un'eccezione: "solo un tiro, mi sento così triste, nervoso, affamato, ecc. ecc." E la ingannevole storia d'amore ricomincia. Pura illusione. Ma la mente ci crede fermamente, ci si identifica.

E' evidente che non è il fumo in sé a creare il problema, ma il significato che ognuno vi associa. E soprattutto una mancanza di consapevolezza. Il fumatore sembra perdere totalmente il senso della realtà. Vi sono fumatori irrispettosi che, talmente ignari e inconsapevoli dell'odore e della sgradevolezza che il fumo può suscitare in chi non fuma, esercitano il loro rituale ovunque, incuranti di quanto possa essere ripugnante l'odore e l'effetto del fumo in chi non vi è assuefatto. E a livello cognitivo non sono disposti a guardare se stessi, rilanciando immediatamente sugli altri l'aggressività che si scatena da limitazioni e proteste.

A loro avviso non sono essi stessi incivili e irrispettosi, ma gli altri ridicoli e rigidi, poiché tossiscono o hanno ripugnanza per il fumo. E sono subito pronti al sarcasmo, all'ironia, al giudizio dell'Altro, del non fumatore. Si appellano a luoghi comuni quali "qualche vizio bisogna averlo", "tutti puzzano, meglio puzzare di fumo che di coglione" e via di questo passo. Tutto pur di non vedere se stessi. Anche negare l'evidenza, l'ovvietà. E preferire non sapere.

Da un punto di vista psicologico non è il numero delle sigarette fumate ma l'atteggiamento di morbosità e l'attitudine verso il fumo a essere significativo. C'è chi fuma quaranta sigarette al giorno ma riesce a stare nelle regole, e se vi sono divieti è in grado di rispettarli. E' consapevole che il fumo è un problema suo, e cerca di rispettare gli altri. Vi sono altri fumatori, quelli della domenica magari, che tuttavia sono così inconsapevoli da voler espletare il loro rituale ovunque siano, tanto per una sigaretta... Se per la salute chi fuma molto peggio fa, per la psiche è molto più importante determinare cosa si cela dietro all'atto di fumare. Il forte fumatore, se non ha una dipendenza psicologica dal "succhiare", nel giro di poco potrà, una volta passata la dipendenza fisica, liberarsi dall'incubo, e ne sarà felice, si sentirà rinato. E potrà dire "mi sembra di non avere mai fumato". Il fumatore delle poche sigarette farà molta più fatica a smettere e sarà a rischio continuo di ricaduta, poiché nutre col fumo una pseudo relazione d'amore, totalmente illusoria, in una bolla di finti significati, e farà fatica a rinunciare al film proiettato sul fumo. Avrà un'attitudine struggente, come chi desidera un amante perduto. E' evidente quanta distorsione accada nella psiche di quest'ultimi. E quanto lontani siano dal rendersi davvero conto di cosa sia in realtà una sigaretta.

Vi sono poi fumatori talmente egoici e narcisisti che pensano di essere così speciali da avere diritto a sconti e corsie preferenziali, e di poter fumare negli ospedali, nelle scuole, ovunque anche dove vi siano veri e propri divieti. Ignari di dichiare doppiamente al mondo la loro abisssale insicurezza, tipica di ogni narcisista, bisognoso di farsi notare, di declamare al mondo di esistere, succubi della loro paura e angoscia di non essere adeguati, bisognosi di feticci e orpelli per auto rassicurarsi (quest'ultimi facilmente sviluperanno anche una dipendenza dall'alcol, per annegare il terrore e la paura di non essere all'altezza).

L’inconsapevolezza non risparmia nessuna categoria. Operai e professori universitari. Educatori che pur di farsi la loro dose ogni tot minuti, non si preoccupano dell’esempio, dell’immagine di fronte ai loro studenti. Ciò che conta è ‘succhiare’ il loro oggetto di cui hanno bisogno. Magari sono feroci e critici per altri argomenti. Per se stessi sono clementi e disposti a chiudere un occhio, tutti e due gli occhi, e diventare completamente ciechi.

Chi fuma vorrebbe fumare indisturbato. Prova fastidio se qualcuno dimostra fastidio per il fumo. Purtroppo perde l'olfatto e non è consapevole di quanto fa accadere intorno a sé. Se qualcuno glielo fa notare non è disposto ad ammettere la propria inconsapevolezza, l'insicurezza che si cela nel fumo compulsivo.

Le stesse persone che pretendono di fumare in ogni luogo, sono le prime a stupirsi se magari qualche genitore lascia urlare i propri bambini al ristorante, scandalizzandosi per altri comportamenti invadenti. Ciechi di fronte all'invadenza e alla loro di mancanza di rispetto quando fumano in locali chiusi, in mezzo ad altri che non hanno scelto il loro stesso veleno.

La mancanza di consapevolezza è talmente forte in chi fuma, che sono pronti a giudicare 'sbagliati' e incivili coloro che dimostrano fastidio. Come se dovessero essere tutti contenti e felici di subire puzza e tossine, soltanto perché la loro insicurezza e la loro scelta ricade sul fumo. Perdono totalmente l'obiettività, e credono che tutti dovrebbero fumare il loro fumo, zitti e partecipi. Anzi provano rabbia per chi è esente da tale scelta. Questo a livello cognitivo è un meccanismo di protezione.

Piuttosto che osservarsi e ammettere a se stessi la propria auto distruttività e la propria dipendenza, il proprio bisogno, è più rapido denigrare chi è ai loro occhi 'intollerante', screditare chi protesta per il fumo, piuttosto che guardare se stessi. Si fa prima a pensare che siano gli altri sbagliati se non son disposti a respirare la sporcizia che non hanno scelto, piuttosto che rendersi consapevoli di appestare l'aria, per un proprio bisogno di rassicurazione attraverso un'illusione velenosa. E magari sono convinti di emanare fascino e carisma, mentre stanno semplicemente e lentamente avvelenando se stessi. Lasciano mozziconi ovunque come se l’ambiente dovesse fare da spettatore e applaudire la loro performance avvelenata. A volte qualcuno ha un guizzo di consapevolezza, si rende conto del proprio stato di dipendente, ma poi l’assoluzione rapida arriva. È sempre l’altro che deve cambiare i propri comportamenti, sono gli altri che devono tollerare, o smettere. Se stessi? Mai. Scattano mille alibi, e il proprio fumo è sempre meno nocivo di quello degli altri.

Il fumo è una triste illusione. Molti protesteranno leggendo, nascondendosi dietro a banali luoghi comuni, "Tanto di qualcosa bisogna morire", "Ognuno ha i suoi vizi", "Una sigaretta ogni tanto non ha mai fatto male a nessuno", “Fumo perché mi piace, lasciatemi in pace”. Il tabacco è al tempo stesso un anestetico emozionale, e un eccitante sul sistema nervoso. Calma la psiche e eccita l'organismo. Può diventare una vera e propria droga, che non altera la percezione ma altera alcune funzioni: il battito cardiaco acellera, la circolazione rallenta, e una serie adi altri correlati fisici avvengono durante l'inalazione.

Il fumatore rispettoso, pur sapendo, può decidere di continuare a fumare fino alla fine dei suoi giorni. E' il fumatore irrispettoso che non può decidere per gli altri, e imporre il proprio fumo agli altri. Poiché così facendo dimostra di essere perso nella totale cecità.

Il fumo è un grande business mondiale. Le multinazionali sono felici che molte persone fumino. E fanno leva proprio sulla auto distruttività del singolo. Scrivere il FUMO UCCIDE scatena solo paura, e aumenta l’insicurezza dell’individuo, che corre a fumare anche di più. Chi compra le sigarette si dimentica di alimentare il mercato mondiale dei produttori di tabacco. C’è tutta una ricerca di marketing nella confezione del tabacco, lussuosi materiali, cartine dorate, pacchetti colorati, tutto è studiato per invogliare il consumatore, che non sa di comprare oltre 300 sostanze tossiche, e di pagare per avvelenarsi. Sarebbe più economico sniffare la marmitta di scarico della propria auto. Costerebbe meno, ma non è incartato in un pacchetto dorato, ed è scomodo stare chinati per terra. Nei paese poveri si sniffa la colla da calzolaio dentro a un pacchetto di carta. Nella nostra società non sarebbe ‘elegante’. Invece succhiare un cilindretto pieno di tossine sì. Sono solo abitudini e punti di vista formali. Ma la sostanza non cambia molto.

La mente è sempre pronta a trovare scorciatoie e pronte assoluzioni, ammettere di avere una dipendenza, non tanto fisica ma psicologica, non è facile. Esiste un meccanismo ben preciso chiamato negazione, che protegge la psiche dal rendersi conto di alcuni propri comportamenti.

La libertà del singolo di comportarsi verso se stesso come meglio ritiene o può, va salvaguardata. Le condotte auto lesive esiteranno purtroppo sempre, poiché oltre ad Eros l'uomo è spinto anche da Thanatos, la pulsione di morte e auto annientamento, che in alcune persone diventa molto forte. La libertà di come vivere è sacra. E' quando, a livello relazionale, la propria scelta ricade sugli altri, che non hanno fatto le stesse scelte di vita, che l'inconsapevolezza raggiunge il massimo livello.

Magari prima di giudicare chi non ha fatto le stesse scelte, ogni fumatore irrispettoso farebbe bene a specchiarsi in se stesso, se riesce a farlo. E riconoscere le proprie contraddizioni. Chi fuma magari compra cibo biologico, si imbottisce di antibiotici, mucolitici quando ha la tosse o la bronchite, e non riesce a collegare che il fumo ha un'azione tossica e irritante. E magari abbraccia crociate contro l'inquinamento.

L'ecologia inizia da se stessi.

La dipendenza dalla sostanza è facilmente vinta in pochi giorni, la dipendenza affettiva- psicologica dal fumo si basa su una convinzione. Solo attraverso una profonda presa di coscienza che passa dall’amore per se stessi, e un decondizionamento cognitivo progressivo dei pensieri che sostengono, motivano e legittimano tale dipendenza, si potrà vedere consapevolmente ciò che è davvero il fumo.

Sporcizia e veleno fetido, travestiti dall'illusione di cui si ha un estremo bisogno.

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5 Commenti


  1. Alle motivazioni addotte ne va aggiunta un’altra molto attraente soprattutto sulle giovani fumatrici: il fumo è molto efficace per mantenere la linea essendo un potente inibitore dell’appetito; anzi, ne è il più potente inibitore dopo l’incomprensibile ritiro dal commercio di altri dimagranti equiparabili (vedi amfetaminosimili). Anche qui pertanto bisogna ringraziare il proibizionismo se la gente ricorre alla ben più dannosa sigaretta (mentre la criminalità organizzata fa affari d’oro con il mercato nero).

    (Francesco Tondelli)

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  2. Fumare fa male, si sa. E’ una dipendenza, scontato. Le teorie sulle cause delle dipendenze sono le più varie, lo sappiamo; certo che ognuno ha la sua storia personale che include traumi ed errori e che può portare a diventare dipendente da sostanze o modi di vita. Probabilmente tutti abbiamo una qualche dipendenza. Vorrei però riflettere, da non fumatrice, su alcune cose. Il fumatore non è detto che sia un maleducato e che non sappia rispettare gli altri; è educato o maleducato esattamente come il resto della popolazione. Così, sul ciglio della strada, insieme alle cicche possiamo trovare profilattici usati, resti di giornali porno, sacchetti di patatine, lattine di birra e bottiglie di plastica, oltre ad assorbenti e fazzolettini di carta equivoci. Detto questo, credo che il fumo, se si rispettano le normali regole di convivenza, abbia una pericolosità solo individuale, mentre tutte le altre sostanze (compreso l’alcool se non usato come alimento) hanno una pericolosità sociale. Un autista fumatore, se non fuma sul pullman, non è un pericolo per i passeggeri; un autista pieno di cocaina, di psicofarmaci o di anfetamine sì. Il fumatore danneggia se stesso, esattamente come chi si riempie di grassi o di zuccheri. Non conosco i numeri dei morti per diabete o per malattie da colesterolo alto, ma forse non sono inferiori ai morti da tumore al polmone. E’ l’aspetto diseducativo, il cattivo esempio per i bambini che, nel fumatore, può avere un impatto sociale. Ma in un mondo di pessimi esempi, dove si pubblicizzano e si vendono le più astruse porcherie inducendo le famiglie a riempirne i carrelli e a nutrirne la prole, forse quella del fumo non è la peggiore. Davvero chi fuma dovrebbe provare a smettere, davvero è una dipendenza, ma equiparare il fumo di tabacco, tra l’altro usato nelle civiltà precolombiane nei riti di pace e rappacificazione, all’uso di sostanze psicotrope mi pare un po’ azzardato. Preferisco avere a che fare con un fumatore che con una persona imbottita di Tavor.

    (Commento firmato)

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  3. Sì, ma…
    Basta che non gli soffi il fumo in faccia, altrimenti meglio nè uno nè l’altro, no? O lei è contento che le impuzzino sotto il naso? Lo sa che si sente puzza di fumo nei bagni dell’ospedale? Del cinema? Le persone rispettose non fanno del male che a loro stesse, quelli maleducati che riflettano. E vadano a soffiare fuori dalle… porte. Portandosi dietro un portacenere e smaltendo in proprio i rifuti prodotti non per terra, come degl’incivili. E’ andato lei fuori dal Cattaneo? Hanno proibito, e hanno fatto benissimo, alleluia! Ci sono arrivati, di fumare dentro l’area del polo scolastico. Vada cento metri più in là. Un mare di cicche buttate per terra. Io multerei per ogni mozzicone. O se non pagano la multa, propongo di farglielo mangiare a colazione, dentro a un panino. Lo sa quanto ci vuole a smaltire un mozzicone? Quanto sta nell’ambiente? Poi proponiamo le giornate ecologiche per pulire dove degli imbecilli sporcano tutti i giorni senza cura. L’educazione dove sta? W le crociate per l’ecologia.

    (Uno che non fuma)

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  4. Parlavo di efficacia equiparabile limitatamente all’azione anoressante di fumo e di certe sostanze ritirate dal commercio legale. Se sia più dannoso quello o queste ultime per la salute dell’utente è questione sempre aperta mentre il potenziale danno “sociale” va rilevato e punito all’atto del comportamento illegale e non “a priori”.

    (Francesco Tondelli)

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  5. …(mentre la criminalità organizzata fa affari d’oro con il mercato nero)… il mercato nero è sempre dietro l’angolo… Non è solo opera della criminalità organizzata ma pure dei singoli esercenti!!! Non prendiamoci in giro! Gli scontrini vanno fatti!!!!!

    (Francesco Bezzi)

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