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L’Italia e i ciclisti: un rapporto difficile

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“Non ti guardano, non ti vedono, ti considerano un bersaglio nel parabrezza [...] Le due ruote sono viste come un intralcio al traffico e non come la base per decongestionarlo. In quarant'anni di bicicletta mi hanno insultato, preso a sportellate, bagnato […] Sei una bici non un uomo. [...] Guillamme Prebois, che si è allenato sulle strade italiane e ha fatto il giro del mondo sul sellino, mi ha insegnato i trucchi per non soccombere. Primo: non stare troppo sul margine ma a un terzo della carreggiata per obbligare i gommati a rallentare; secondo: girarsi a guardarli, con quello sguardo ridiventi una persona […] Terzo: sputare sulla sinistra o, in casi estremi, smoccolare nella stessa direzione. E' infallibile con gli arroganti con grosse cilindrate che rombano”.

Paolo Rumiz, scrittore triestino, appassionato ciclista che dello spostarsi in bicicletta, del vivere lento, del piacere di godere del paesaggio e dei luoghi ha fatto il proprio stile di vita, ha scritto un bell'articolo su Repubblica in seguito al tragico incidente che ha visto nei giorni scorsi morire sette ciclisti in Calabria. Una tragedia assurda che ha fatto discutere.

Gianni Leurini è il capitano della squadra ciclistica castelnovese “Università del Pedale”, che in sella alla bici ha percorso migliaia di km. E ci spiega: “La nostra passione ci porta a vivere la bici anche come momento di chiacchiere, di svago. Non c'è certamente l'intenzione di creare difficoltà agli automobilisti. Una cosa però che emerge, e che in questi anni è molto aumentata, è l'intolleranza degli automobilisti che vivono la strada con frenesia, direi quasi con rabbia. Ti strombazzano per ogni motivo. Si avverte quasi a priori una certa avversità al ciclista”.

Continua Rumiz "[…] E' sempre peggio. Le statistiche che vantano la diminuzione degli incidenti stradali sono un bluff perchè riguardano solo gli automobilisti. Per pedoni e ciclisti il numero dei morti è in costante aumento. Ma di questo non si parla. Nella terra delle bici, l'Emilia-Romagna tra pedoni e pedalatori - afferma lo scrittore - hai un morto al mese per provincia; in posti come Ferrara e Reggio Emilia che non sono mica il far west” [...] Certo ci sono i forsennati anche sulle due ruote. E scusate se mi ostino a rivendicare il mio diritto all'uso della strada. Un diritto che in pochi rivendicano. All'estero gli italiani li riconosci da una cosa: sono gli unici che ringraziano se li lasci passare sulle strisce pedonali. Il motivo è che sembra loro impossibile che tu riconosca quel diritto. Forse non sanno nemmeno di averlo, quel diritto. Abbiamo ancora tanta strada da fare”.

Gianni, davvero la strada è un far west? Spesso capita di incontrare gruppi che pedalano sulle nostre strade. Appaiati, in gruppo, a testa bassa, e gli automobilisti lamentano difficoltà nel superare, e la vostra imprevedibilità. Scattate, vi date battaglia, ma siete sulla strada.

"E' vero, a volte siamo indisciplinati, soprattutto quando siamo in tanti, anche se cerchiamo di andare il meno possibile a 'mucchio'”. Gli anni di esperienza, i tanti km percorsi, gli aumentati pericoli sulle strade ci hanno portato a essere più prudenti e a non sottovalutare mai i possibili rischi. A tal proposito vorrei sottolineare come l'uso del casco sia stato fondamentale per la sicurezza. Credo proprio che abbia salvato tante vite. Noi come squadra siamo stati fortunati. Pochi incidenti e per fortuna senza conseguenze. Ha ragione Rumiz, all'estero c'è un modo culturalmente diverso di intendere il ciclista. Soprattutto in Francia, dove il rispetto di chi pedala è molto forte. Noi qui sull'Appennino siamo davvero fortunati. E le nostre strade, i nostri posti potrebbero davvero diventare luoghi privilegiati per chi ama questo sport. Si possono percorrere molti km senza incontrare auto. Il Parco ha percorsi molto validi che potrebbero essere di richiamo sia per il ciclismo su strada che per gli appassionati di mtb. C'è stato un progetto ma non ha avuto successo. Vorrei dire che la tragedia di Lamezia è assurda e come squadra abbiamo mandato il nostro cordoglio".

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6 Commenti


  1. Articolo di parte che non si capisce dove vuole andare a parare! Se hai rispetto per il prossimo puoi essere automobilista, ciclista, motociclista e la tua strada sarà sempre serena. Io sono tutti e tre, quando vado in bici non sto in mezzo alla strada e… clamoroso, non succede mai che mi suonino o cerchino di asfaltarmi. Quando vado in moto rispetto il limite e… clamoroso, mi danno la precedenza… Forse perchè mi vedono arrivare. Logico che se arrivi a un incrocio ai 140 non puoi pretendere la precedenza, visto che chi guida vede solo una macchia di colore… Quando vado in macchina do la precedenza alle rotonde e mi fermo per far passare i pedoni… clamoroso, non ho mai pagato un euro per una multa e non sono mai arrivato in ritardo. La tragedia di quei sette ciclisti colpisce e fa dispiacere, ma viviamo una civiltà e uno Stato che ha perso la testa, quell’uomo che ha fatto la strage fra 1 anno guida ancora, è altamente probabile…
    Un consiglio finale agli automobilisti che si ritrovano il classico ciclista davanti: se è vecchio, ondeggia e cerca di stare il più possibile a destra, portate pazienza e pazienza vi sarà portata, ma se i ciclisti sono due, in mezzo alla strada, gesticolano parlando fra loro, senza considerare che sono in strada, allora due, tre, cinque minuti di clacson (tipo trombe da corriera) a un metro da loro e possono essere due leoni ma si aderiranno al ciglio in men che non si dica!

    (Commento firmato)


  2. Bello l’articolo e belli i consigli, anche se a volte devo constatare che il ciclista, specie se in branco, si sente molto più padrone della strada di qualsiasi altro mezzo… Rispetto sì, ma da entrambi.

    (S.S.)

  3. Anche in città si corre qualche rischio
    Quando abitavo a Parma giravo esclusivamente in bicicletta e, prima che facessero delle bellissime piste ciclabili con strisce pedonale privilegiate, mettersi in strada poteva essere un’avventura. Anche oggi, purtroppo, il pericolo non è scongiurato e viene maggiormente dai mezzi pubblici: gli autobus infatti mettono la freccia a destra per accostare senza, però, curarsi di stringere il malcapitato ciclista che si trova nella loro traiettoria. Più di una volta ho inchiodato per non essere investita. Comunque la bici resta il mezzo più comodo che ci sia, a Castelnovo non riesco ad usarlo perchè, ahimè, non ho nè le gambe nè il fiato per le salite!

    (Cristina Casoli)


  4. A me dispiace molto di ciò che è successo, però anche i ciclisti dovrebbero rendersi conto che la strada è anche degli altri. Se ne vanno in tre o quattro di fianco e se la raccontano tranquillamente e tu, da dietro, con la macchina ti devi fermare se non vuoi fare un frontale con chi arriva o se non vuoi schiacciare i ciclisti stessi. Secondo me ci vorrebbe un po’ di buona volontà e di buon senso anche da parte loro, perchè a volte fanno davvero perdere la pazienza, e se li schivi mentre li sorpassi ti tirano pure dietro degli accidenti.

    (Commento firmato)

  5. Lamezia e i ciclisti
    Io farei un grosso distinguo fra Lamezia e i ciclisti: quello che è successo recentemente è una tragedia e un reato terribile e l’autore non credo abbia giustificazioni o scuse. Altra cosa è l’argomento ciclisti, rivendicano il diritto d’uso della strada, ok, ma devono assumersi anche il dovere di uso corretto. Non prendiamoci in giro, quante volte si vedono in giro “a mucchio” rispetto alle volte che sono in fila? E i mezzi, sono adatti per circolare su strade extraurbane? Luci mai, specchietti retrovisori? Non sono biciclette “da città” ma veri e propri mezzi di locomozione (coprono spesso tappe da oltre 150 km alla volta) quindi mancano TUTTI i dispositivi che per legge dovrebbero essere presenti. Solo che spesso i ciclisti della domenica, ma anche i feriali, si sentono Lance Armstrong, quindi sfrecciano su bici ultraleggere senza alcun “suppellettile” che servirebbe alla loro, e nostra, sicurezza. Intelligente poi il percorrere a gruppi di 3 o 5 o 7 affiancati come se la strada non solo fosse loro, ma anche come se tutte le persone in auto dietro di loro fossero spettatori delle loro gesta… Come se fosse bello vedere questi “atleti” spesso imbolsiti dall’età e dai ventri da batraci, che arrancano e sbuffano per arrivare al Cerreto.

    (Corrado Parisoli)

  6. A proposito di rapporti difficili
    Ecco uno stralcio di cosa riporta il codice della strada per i “velocipedi”:
    1. I velocipedi devono essere muniti di pneumatici, nonchè:
    a. per la frenatura: di un dispositivo indipendente che agisca in maniera pronta ed efficace sulle rispettive ruote;
    b. per le segnalazioni acustiche: di un campanello;
    c. per le segnalazioni visive: anteriormente di luci bianche o gialle, posteriormente di luci rosse e di catadiottri rossi; inoltre sui pedali devono essere applicati catadiottri gialli ed analoghi dispositivi devono essere applicati sui lati.

    3. Le disposizioni previste nelle lettere b) e c) del comma 1 non si applicano ai velocipedi quando sono usati durante competizioni sportive (competizioni sportive -> strade chiuse -> segnalazioni di gara – n.d.a.)

    6. Chiunque circola con un velocipede senza pneumatici o nel quale alcuno dei dispositivi di frenatura o di segnalazione acustica o visiva manchi o non sia conforme alle disposizioni stabilite nel presente articolo e nell’articolo 69, è soggetto alla sanzione amministrativa…

    Art. 182 (Circolazione dei velocipedi)
    1. I ciclisti devono procedere su unica fila in tutti i casi in cui le condizioni della circolazione lo richiedano e, comunque, mai affiancati in numero superiore a due; quando circolano fuori dai centri abitati devono sempre procedere su unica fila, salvo che uno di essi sia minore di anni dieci e proceda sulla destra dell’altro.

    2. I ciclisti devono avere libero l’uso delle braccia e delle mani e reggere il manubrio almeno con una mano; essi devono essere in grado in ogni momento di vedere liberamente davanti a sé, ai due lati e compiere con la massima libertà, prontezza e facilità le manovre necessarie.

    Art. 377 (art. 182 Cod. Str.) Circolazione dei velocipedi
    1. I ciclisti nella marcia ordinaria in sede promiscua devono sempre evitare improvvisi scarti, ovvero movimenti a zig-zag, che possono essere di intralcio o pericolo per i veicoli che seguono (365).
    2. Nel caso di attraversamento di carreggiate a traffico particolarmente intenso e, in generale, dove le circostanze lo richiedano, i ciclisti sono tenuti ad attraversare tenendo il veicolo a mano.
    3. In ogni caso, i ciclisti devono segnalare tempestivamente, con il braccio, la manovra di svolta a sinistra, di svolta a destra e di fermata che intendono effettuare.

    oltre ai controlli ai motociclisti (giusti) e agli autovelox “pirata” tarati a 53 km/h consiglio alle amministrazioni di cominciare a fermare anche i ciclisti… li si che c’è da fare cassa!!!!

    (Corrado Parisoli)

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