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Leana Pignedoli: “Bisogno d’innovazione nel Pd”

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Senatrice Pignedoli, l’Italia sta vivendo uno dei suoi periodi più bui. Non solo dal punto di vista politico. Sembrano scomparsi valori come rispetto, legalità, regole, etica, moralità, libertà di stampa, uguaglianza... Eppure è su questi valori che si basa uno stato democratico. Cosa significa essere senatore nel 2010 ed esserlo nelle file del Partito democratico.

Sì, ha detto bene, un tempo buio in cui ciò che luccica è solo l’apparire. Questo è il frutto soprattutto di 20 anni di condizionamento della comunicazione di stampo berlusconiano. Il grande potere dei nostri giorni. Anche per la politica non c’è spazio per l’approfondimento nel sistema mediatico, tutto diventa cronaca, scoop, i talk show sulla politica contano più dei dibattiti parlamentari. Non ci si crederà, ma le aule parlamentari sono piene di persone di grande valore, capaci, ma non c’è tempo e voglia di individuare le differenze, tutte sono ormai nel mucchio. E' preoccupante. Non la critica sulle questioni, non il giornalismo d’inchiesta, che sono importantissimi. E’ preoccupante la denigrazione continua delle istituzioni: quella sommaria, perchè spiana la strada al populismo, ai predicatori, ad un uomo solo al potere. La domanda è: quando avremo affossato le istituzioni, dichiarando inutile la politica, da dove si ripartirà? Pensa che io stia difendendo la politica? Tutt’altro. La politica, i partiti, hanno bisogno di rinnovamento radicale. E’ uno dei miei obiettivi all’interno del Pd, il mio partito, in cui faccio la mia battaglia quotidiana perché sia traino d’innovazione. Il Pd deve rappresentare il riformismo vero, non gli slogan demagogici. Ora dico che non c’è abbastanza coraggio nel Pd. I democratici devono essere “quelli che...” promuovono una vera rivoluzione nel sistema pubblico dal parlamento alla scuola, alle regioni e ai comuni. Meno avanzamenti per inerzia, più premi al merito. Meno costi, più efficienza. “Quelli che…” hanno il coraggio di dire che questo paese sta vivendo al di sopra delle proprie possibilità, che non è abbastanza dinamico per competere nel mondo, che si stanno ampliando in modo esponenziale i livelli di povertà. Non affrontare contemporaneamente, con grande forza i tre grandi problemi: competitività, disuguaglianza, debito pubblico è segno di irresponsabilità di un governo e della politica. Procedere con piccoli pezzi aggiustatori vuol dire “comprare un po’ di tempo” spostare in avanti i problemi accumulandoli egoisticamente tutti sulle spalle della generazione dopo di noi. Accettare anche in parte questa logica, questa non è di sinistra… Essere di sinistra vuol dire principalmente, secondo me, avere il coraggio del cambiamento nel sistema formativo produttivo, nelle professioni, nelle relazioni sindacali. Abbattere i corporativismi che si sono creati in una società immobile, sempre più ingiusta.

Il ruolo della donna nel Parlamento. Quanto contano esperienza, conoscenza del proprio territorio, capacità, nella vita politica oggi?

In Parlamento per una donna è più difficile. Troppo poche ancora, non abbastanza per fare massa e spingere per un forte cambiamento. Aver fatto esperienza politica, conoscere i territori e i problemi dell’amministrare, insieme a molto lavoro, fa certamente la differenza. Mi chiede se viene riconosciuto? Direi di sì, in Senato ad esempio chi ha la responsabilità dei gruppi di commissione viene da esperienze amministrative. C’è una differenza tra un approccio concreto a quello solo teorico. Da una abitudine alla visione collettiva cioè la politica, a quella di categoria di chi viene da esperienze e professioni private. Un esempio eclatante la riforma forense approvata in Senato la settimana scorsa (con il nostro voto contrario!). Si contrapponevano due logiche, quella che tendeva all’innovazione nell’interesse di un paese più moderno, di apertura ai giovani professionisti.
Dall’altro il tentativo corporativo di mantenere lo status quo, la difesa degli interessi dei già presenti!

La legge sullo stalking è una legge fortemente voluta dal ministro per le pari opportunità Mara Carfagna e dall’onorevole Giulia Bongiorno. È una buona legge, sicuramente migliorabile ma che ha messo dei punti fermi importanti per le donne. Perché c’è voluto così tanto tempo?

E' innegabile l'importanza politica e sociale dell'avere approvato una legge fondamentale come quella sullo stalking. Non è stato certo un percorso semplice: è stato necessario, infatti, uno sforzo corale e trasversale da parte di tutte le donne attive in parlamento, che hanno affermato e ribadito l'importanza di tale legge, promuovendo una "riforma culturale", se così posso definirla. Credo che ci sia voluto così tanto tempo proprio perché era necessario arrivare a capire culturalmente quanto sia grave la violenza, anche solo psicologica, in particolar modo sulle donne. Questa legge va ritenuta assolutamente una vittoria per ognuna di noi, ma non basta, è necessario lavorare ancora tanto per migliorare questo stesso testo e rafforzare sempre più i diritti che ci riguardano.

Sono passati tanti anni da quando era giovane assessore alla cultura del Comune di Castelnovo ne’ Monti, poi primo sindaco donna in un comune di non facile gestione, punto di riferimento di tutta la montagna. Con Lei sindaco era nato il Centro commerciale naturale, che aveva ridato spinta al commercio, proponendo una alternativa ai grandi centri commerciali che stavano sorgendo. Erano tempi di “vacche grasse” e di progetti che godevano di finanziamenti. Perché secondo Lei non ha funzionato? Potrebbe oggi ripartire e hanno ancora senso le pro loco? Essere Slow oggi va molto di moda, anche se a detta di molti il nostro comune ha poco di slow perché traffico, piazze invase dalle auto, pochi percorsi verdi e il Parco non sempre visto come opportunità, non ci fanno essere competitivi nei confronti delle province limitrofe. O è solo colpa della viabilità, come sostengono alcuni?

Per il Centro commerciale naturale è sicuramente stato importante il forte sostegno della regione conquistato per un progetto allora davvero innovativo, ma determinante è stato l’entusiasmo, la voglia di farcela degli imprenditori e le loro idee. Ora è più difficile. Le risorse alle regioni e ai comuni sono state falcidiate (la cosa preoccupante sono i tagli alla cieca, agli enti virtuosi come agli spreconi e inefficienti!). La crisi economica è forte, i consumi in calo. Tuttavia rimane il fatto che solo aggregandosi si può uscire da questa situazione.
Guai a fermarsi, ad attendere, soprattutto mai farsi sopraffare dal pessimismo e questo invece è quello che sinceramente sento crescere nel nostro territorio. Mi chiedo perché non riusciamo a vedere, insieme ai problemi, il buono, le potenzialità, di questo territorio che sono molte. Abbiamo la possibilità di sfide inedite che non sono riconducibili solo alla viabilità, quella è una e la stiamo affrontando con decisione, ma non scarichiamo sulle strade tutte le aspettative dello sviluppo, quello dipende da ciò che sappiamo continuamente innovare “dentro” al territorio. Il nostro futuro dipende da quanta qualità nel sistema pubblico e nelle imprese sappiamo tenere, da quante eccellenze, anche piccole, sappiamo tenere e valorizzare con orgoglio. Un piccolo esempio ma significativo l’esperienza della centrale di Ligonchio con Reggio Children, fatta dal Parco, dal Comune di Ligonchio, è qualcosa di eccezionale, nel punto di criticità massima della nostra montagna occupa giovani di professionalità alta, è un esempio di conversione di un settore nella famosa economia del sapere della conoscenza, è un pezzo di futuro, ha potenzialità di attrazione di un turismo colto con ricadute importanti sul territorio. Perché non sento nessuno valorizzare questo esempio, andarne fieri come d’altri progetti che stanno andando avanti? Perché non si apre una nuova fase di progetto innovativo sulle produzioni tipiche e il territorio ora che il Parmigiano ha prezzi finalmente molto buoni? Invece sento prevalere una caduta della speranza, una rassegnazione che tende alla lamentazione. Non è mai stata così neppure in tempi più difficili. Spero in una reazione, a partire dai tanti giovani amministratori che sono oggi nei comuni. Mi auguro finisca la fase attacchi alle persone, quelli che fanno facilmente andare sui giornali, fanno scrivere grandi titoli ma fanno diventare questo territorio più chiuso e marginale. Mi auguro che ci sia voglia di nuove sfide, di nuove elaborazioni.

Spesso a Felina si costituiscono comitati per opporsi a progetti o iniziative che vengono vissute come decisioni politiche prese senza consultare la gente. Le decisioni devono partire dal confronto ma poi qualcuno deve decidere. E i veti lasciano tutto immobile. Cosa ne pensa?

Non voglio entrare nelle questioni amministrative del comune (credo non sia opportuno per un ex sindaco), parlo in generale. La difficoltà del governare un comune sta proprio nel tenere insieme coinvolgimento massimo e coraggio di decidere. Devi darti il tempo per far creare i progetti, sviluppare idee, con la maggiore condivisione possibile, ma non per ragioni tattiche. Perchè nel confronto le singole persone si informano, elaborano soluzioni, accrescono la loro competenza collettiva e sentono di appartenere a una comunità e di poter contribuire. Questo crea orgoglio e partecipazione. Naturalmente parlo di un confronto vero, in cui ciascuno è disponibile anche a cambiare idea, non vivendo questo come una sconfitta o una debolezza, ma come un elemento di forza, di grande maturità. Per cui i comitati sulle singole questioni, se non hanno intenti di contrapposizioni strumentali pregiudiziali, non sono un fatto negativo. Naturalmente alla fine chi governa deve prendersi le responsabilità della decisione finale in nome di un beneficio collettivo, sapendo che c'è sempre chi può essere contrario, sapendo che nell'immediato può non essere capito, ma certi del beneficio futuro per il territorio. Ancora una volta, questa è la politica.

Legalità e infiltrazioni mafiose sempre più presenti anche nel nostro territorio, occorre che le istituzioni si facciano sentire e diano segnali forti soprattutto ai giovani, alle imprese, alle persone perbene. Dimostrino di essere al loro fianco. Siamo ancora in tempo?

Noi viviamo in una terra che ha fatto della legalità uno dei fondamenti del nostro sistema sociale ed economico. Per cui c’è una solidità nelle istituzioni e nei cittadini, per questo ce la faremo. Oggi però isole felici non ne esistono. Deve esserci su questi temi un’attenzione speciale a cui non eravamo abituati in passato. Ha fatto bene Enrico Bini a denunciare e tenere alta l’attenzione. Hanno fatto bene le istituzioni a coordinarsi, il prefetto ad applicare il massimo rigore negli appalti. Un azione comune tra istituzioni e forze economiche è l’unico modo per scardinare sul nascere i tentativi di illegalità di tipo criminale, di stampo mafioso. Massima collaborazione, scambi di informazione e di dati tra enti per controlli in tempo reale, azioni ispettive coordinate. Per questo occorre un maggior sostegno da parte del governo per avere più uomini nelle forze dell'ordine, più strumenti e risorse adeguate. La battaglia si vince davvero se vi è controllo sociale diffuso a partire da un filtro delle rappresentanze economiche, da coloro che aggregano le imprese, non devono emergere solo denunce, ma nuovi strumenti di conoscenza delle singole aziende, una selezione iniziale, codici etici alla base delle adesioni. Insieme alla sensibilizzazione, alla presa di coscienza comune occorre passare ad un articolato e forse inedito sistema di controllo incrociato sia nel sistema pubblico che nel sistema imprenditoriale. Se rimane solo denuncia ripetuta rischia di diventare anche questa demagogia.

Correnti, liste, veti incrociati, mozioni, ma la politica è ancora vicino alla gente? I centri Caritas sempre più affollati, le richieste d’aiuto in costante aumento, famiglie che vivono al limite dell’indigenza, per qualcuno a volte è fame. E sempre di più c’è percezione di ingiustizia sociale. Forse occorre ritornare con i piedi per terra e ripartire dalla gente.

C’è una politica del buon amministrare che sì, è decisamente vicino alla gente. Pensiamo solo che di fronte ad una crisi di proporzioni internazionali che ha colpito interi comparti, creando veri e propri sconvolgimenti in molte famiglie della nostra provincia, un numero di cassaintegrati enorme, se non ci fosse una rete di supporto delle istituzioni, da provincia insieme ai comuni, alle forze sindacali ci sarebbe una rivolta sociale. Faticosamente, invece, si sta tenendo. Questo è il risultato concreto di cosa vuole dire fare precise scelte politiche. Proprio dal rapporto 2010 della Caritas sulla povertà emerge che l’Emilia-Romagna su uno studio che comprende 13 regioni ha i dati più bassi di livelli di povertà il 4,1%, non è un caso. Anche se sono tra coloro che pensano che lo stesso modello emiliano comunque debba ripensarsi in un momento in cui le risorse pubbliche diminuiscono. Sono tra coloro che pensano che i partiti devono essere più vicini alla gente, non nel senso di seguirne e alimentarne ogni istinto. Quello lo fa la Lega. Ma nel senso, piuttosto, di comprendere le emergenze sociali ed economiche reali e su questo battersi con coerenza e soprattutto con l’occhio della prospettiva e non del giorno per giorno e della propaganda. Essere vicini alla gente vuole dire trovare le risorse per riequilibrare i salari (secondo me l’emergenza delle emergenze) per questo c’è bisogno di uno sconvolgimento nella politica economico–sociale. Più produttività meno assistenzialismo in economia, più difesa forte dei diritti, ad una formazione di qualità, ad una assistenza di qualità. Essere vicini alla gente vuol dire quindi ascoltare davvero, mettere da parte quella supponenza che qualche volta caratterizza sia la destra che la sinistra.

Il viaggio che da Felina l’ha portata a Roma è iniziato tanti anni fa. Cosa è rimasto dei sogni di allora? Ripartirebbe?

Sono quattro anni e mezzo e in realtà sembrano molti anche a me. Certo nei primi due anni l’essere in maggioranza voleva dire una possibilità reale di incidere. Per esempio per il nostro territorio ha significato in soli due anni i finanziamenti per SS 63., ora è molto diverso. Essere all’opposizione vuol dire la frustrazione tra ciò che vorresti fare e non puoi, nonostante tutto però non ho mai perso un’occasione per far sentire la nostra voce critica, ma anche avanzare proposte. Ho sperimentato direttamente che lavorando seriamente anche l’opposizione può incidere. Ecco direi che ora per me la consapevolezza è più alta certo lo sgomento frequente e la rabbia pure ma i sogni assolutamente intatti. Sono un ottimista. Ho sempre creduto e credo nell’importanza della politica. Pensi ai tuoi sogni e che forse non riesci a vederli realizzati in breve tempo come vorresti ma l’importante è essere determinati, non perdere la speranza, è seminare. Se riusciamo a trasmettere alle future generazioni almeno una parte dei valori in cui crediamo, la voglia di provare nuove sfide, dico che ne è valsa la pena. Ripartirei, mi sta chiedendo? Per l’esperienza in sé assolutamente sì. Ho imparato moltissimo sia sui problemi complessivi del paese sia sulle questioni specifiche del settore agroalimentare, tematica della mia commissione di competenza. Un corso accelerato di grande interesse che vorrei poter condividere maggiormente con il mio territorio. L’unico dubbio in più? E’ rispetto alla mia famiglia, a mio figlio, a mio marito.

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3 Commenti

  1. Cara Leana
    Apprezzabile questa tua intervista, nella quale in molti tratti rispecchi il mio pensiero. Peccato, Leana, che queste parole trovino lettera morta nei fatti. Specialmente nel passaggio ove auspichi più coraggio nel nostro Pd, per un riformismo vero e non solo di facciata, un cambiamento generazionale, cioè largo ai giovani. Credo nella tua buona fede, ma, Leana, la realtà della VITA comune è completamente diversa, la politica è SCOLLATA con la realtà, con quelle persone che stentano ad arrivare a fine mese; per non parlare poi delle aziende in sofferenza, con un CREDITO chiuso a riccio e con l’insolvenza dei clienti che oramai regna sovrana. Nel contempo noi “comuni mortali” assistiamo ad un film dell’orrore, un’Italia stagnante. E cosa dire di questi mesi persi a correr dietro alle sottane e vari LODI…!!! Ma parlimo di NOI, del nostro partito o ancor meglio della nostra piccola terra.
    Tu vorresti far credere che NOI del Pd siamo immuni dai giochini di palazzo, dell’amico dell’amico o ancor peggio della girandola delle seggiole! Vedi, Leana, quelli che hanno portato il nostro partito ai minimi storici sono sempre lì, nessuno ha pagato, nessuno si è dimesso, anzi alcuni hanno fatto carriera. E che dire dei giovani, alcuni volenterosi ci sono, gente che lavora per il territorio e per la gente della montagna; ma questi danno fastidio, emarginati all’interno del partito o, ancora peggio, chiediamo che a LORO venga tolta la tessera.
    Leana, dobbiamo cambiare, ma dobbiamo anche avere il coraggio di ammettere gli sbagli fatti, ci manca umiltà; anzi in alcuni casi dimostriamo arroganza. Gli esempi sono sotto gli occhi tuoi e di chi vuol vedere, anche nel nostro piccolo comune è stato perso il dialogo con la gente sia sulle piccole cose che sulle grandi, la gente cerca il dialogo, ma poi il politico di “turno” fa quello che vuole. Concludo “ribattendo” a quanto da te asserito sui comitati. Io ho una visione più illuminante: i comitati nascono per l’incapacità della politica di vedere i problemi della gente, l’esempio della nostra STATALE è emblematico… Mi si dirà: e i soldi??? Riducendo stipendi ai menager (vedi presidente Anas) auto BLU, inglobando piccoli comuni. E che dire degli stipendi dei parlamentari… Vedi, Leana tu hai scritto che viviamo sopra le nostre possibilità, ma questa affermazione vale per coloro che si sono costruiti ad arte i privilegi, “LA CASTA”, gli altri arrancano.
    Il nostro partito deve passare dalle chiacchiere ai fatti se vuole riconquistare la fiducia della gente, io ci sarò, spero anche tu.
    Con amicizia.

    (Roberto Malvolti)


  2. Se non ho capito male, Leana Pignedoli chiede un Partito democratico che abbia un suo programma riformatore di un Paese che ha bisogno non di conservazione ma di profondi cambiamenti. Se è così condivido. Io credo che occorra smetterla sia di parlare sempre di Berlusconi, ma pure di Vendola, Di Pietro, Casini o Fini. Il Pd deve rivolgersi agli elettori proponendosi quale forza trainante dei cambiamenti necessari. Le alleanze, eventualmente, siano frutto di reale convergenza programmatica e politica poichè (lo abbiamo già sperimentato, ora anche a destra) vincere e non riuscire a governare è disastroso per il Paese e per le forze politiche stesse. Credo che una cultura progressista non possa costantemente declinare il verbo DIFENDERE! Difendere la Costituzione; difendersi dal berlusconismo; difendersi dall’egoismo leghista e così via. Occorre viceversa delineare un partito del cambiamento e del progresso, per un’Italia che non è da conservare com’è ma da cambiare in profondità.
    Aggiungo due annotazioni:
    1) la mia cultura cattolica mi insegna che ogni cambiamento parte da se stessi;
    2) un partito dovrebbe dare occasione a tutti i suoi elettori di dibattito su questi argomenti (nel frattempo grazie a @CRedacon#C).

    (Claudio Bucci)

  3. Con amicizia e rispetto
    Ho sempre creduto che le autovalutazioni dei propri limiti e dei pregi individuali, che anche le autoanalisi siano non solo un patrimonio di una singola persona. Quando questo sforzo che è principalmente di alto valore etico, ed aggiungo spirituale, viene fatto da una pluralità di soggetti che sanno confrontarsi e rispettarsi, si ottengono risultati sorprendenti sia sul piano umano che su quello politico ed ammnistrativo. Ma questo non basta perchè chi governa il paese gioca sulla rassegnazione stagnante di tutta la società, della cultura e anche del protagonismo di pochi. Bisogna fare un salto culturale e passare dalla rassegnazione all’assunzione di responsabilità. Parlo di un’assunzione di responsabilità come seppero assumere Moro (che pagò con la vita) e Berlinguer (che morì sul palco dopo un comizio). Alta assunzione di responsabilita a partire dalle comunità locali (o autonomie locali) che debbono con coraggio ed in modo libero essere gli interpreti dei bisogni veri della gente. Io credo che si debba invertire un processo dove la corruzione e diventata cosa normale, paragonabile al caffè quotidiano. La riflessione aperta dalla senatrice Pignedoli è interessante e meritevole di attenzione. Per questa ragione auspico che aumenti la capacità di guardare dentro ai problemi e nel contempo di guardare di più dentro noi stessi.
    Con amicizia e rispetto auguro buon Natale e buon anno a tutti.

    (Marino Friggeri)

    P.S. – Affermo pubblicazione che ho scelto di aderire, così come ha fatto l’on. Tabacci, ad Alleanza per l’Italia)

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