La gelosia: quando arriva non va più via?

La gelosia è un misto d'amore, d'odio, d'avarizia e d'orgoglio.” (Alphonse Karr)

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GELOSIA e POSSESSIVITÀ:
due parole, due emozioni a volte confuse, eppure diverse. La prima, forse socialmente più concepita, vede chi la prova impegnato a difendere ciò che ama, per paura di perderlo. La seconda, certamente maggiormente vissuta come negativa, potremmo descriverla come il desiderio di dominare l’altro.

In entrambi i casi queste emozioni sono collegate, paradossalmente, all’amore, e benché di quest’ultimo ne esistano forme diverse, quella a cui più frequentemente pensiamo quando parliamo di gelosia o di possessività è certamente l’amore tra due partners.

Lei gelosa quando lui esce da solo con gli amici; lui accusato di essere possessivo perché non accetta che lei lavori in un ambiente con altri uomini: due situazioni tipo che probabilmente qualcuno di noi avrà certamente sperimentato.

Solitamente, le donne appaiono in maggior misura vittime di questi sentimenti. Non dobbiamo però farci ingannare:
più che una reale maggioranza di donne gelose, entrano in gioco vari retaggi culturali per cui gli uomini sono più restii a mostrare le loro paure di perdere l’amore della compagna, ma non certo meno soggetti allo sperimentare la gelosia.

Potremmo parlare di amore CAPTATIVO e OBLATIVO, il primo caratterizzato dal desiderio di possedere l’altro e il secondo da quello di donarsi, semplicemente godendo dell’esistenza del proprio oggetto d’amore, e sicuramente possiamo concludere che la prima forma descritta sia più facilmente vittima della gelosia. Resta il fatto, che una parte di captatività permane in ciascuno di noi, e che è difficile dirsi immuni dal sentimento che attanagliava Otello nella famosa tragedia di W.Shakespeare.

Proprio da questo personaggio prende il nome una, tra le varie, delle sindromi da gelosia patologica descritte nel DSM-IV (Manuale Diagnostico Statistico dei disturbi mentali):
possiamo distinguere una gelosia delirante, nota appunto come “SINDROME D’OTELLO”, una Gelosia Ossessiva, e la cosiddetta “Sindrome Di Mairet”.

Ciascuno di queste sindromi varia per caratteristiche e criteri diagnostici. Molto sinteticamente, nel caso della gelosia delirante o “Sindrome di Otello”, il soggetto che ne soffre riesce a trovare “conferme” del tradimento del partner, di cui è fermamente convinto, ovunque. Questi soggetti, più che dalla scoperta dell’infedeltà, sono ossessionati dall’ammissione di colpa, in quanto assolutamente certi che il/la compagno/compagna siano fedifraghi.

La gelosia ossessiva ha invece caratteristiche in comune con il disturbo ossessivo-compulsivo. Il dubbio sull’infedeltà del partner è continuo e, benché questi pazienti spesso riconoscano l’infondatezza di tali angosce, non possono fare a meno di trasformarsi in detective alla continua ricerca di prove.

Infine, la Sindrome di Mairet, è una sorta di iperestesia gelosa:
ogni relazione umana che il paziente vive è afflitta dalle sue idee di gelosia patologiche, prevalenti e persistenti.

Il primo ad interessarsi della gelosia patologica fu lo psichiatra francese Gaëtan Gatian de Clerambault (1872–1934), il quale cercò di delineare una linea di demarcazione tra lo stato di gelosia che potremmo definire un’esperienza “normale”, e le forme a valenza psicopatologica come quelle precedentemente elencate. Lo psichiatria elencò vari criteri fondamentali che caratterizzano l’esperienza patologica, tra cui:
1. una gelosia quantitativamente abnorme rispetto al contesto socio-ambientale in cui il soggetto si trova;
2. una persistenza abnorme di tale sentimenti, intesa come una durata temporale oggettivamente fuori dalla norma;
3. l’incoercibilità di tali idee di gelosia, vale a dire l’assoluta impossibilità di scacciarle, anche quando si riconoscono come infondate;
4. irriducibilità di tali pensieri anche di fronte alla realtà;

Notiamo, che ciò che differenzia il geloso “normale” dal geloso “patologico” è essenzialmente la diversa durata temporale nello sperimentare tali sentimenti. E’ comunque opportuno andarci cauti nel categorizzare un partner geloso come affetto da una patologia, in quanto questi criteri non sono ovviamente infallibili e occorre valutare il caso specifico.

Tuttavia, è necessario ricordare quanti omicidi vengono commessi ogni anno da soggetti, in maggioranza uomini, talmente gelosi da non sopportare la fine di una storia, o un partner da loro considerato troppo “libertino”. In Europa, ad esempio, ogni anno, si registra una media di 12,29 femminicidi ogni milione di donne e la media è più alta in alcune città.

Tralasciando le forme più estreme e patologiche, quello che possiamo affermare è che una persona eccessivamente gelosa è certamente anche una persona insicura, che tende a vedere il partner come qualcosa da possedere, da fare proprio. Quando il normale desiderio di esclusività per l’altro lascia spazio a limitazioni della libertà, a sentimenti di possesso, è allora che non ci troviamo più dinanzi ad un rapporto amoroso bello ed equilibrato, con quel pizzico di sale in più, ma in una relazione in cui di amore, molto probabilmente, ce n’è ben poco.

COSA POSSIAMO FARE, ALLORA, PER COMBATTERE IL FANTASMA DELLA GELOSIA ECCESSIVA?

Ovviamente i casi variano da coppia a coppia, nel senso che esistono relazioni in cui la gelosia può paradossalmente far piacere all’altro e fungere da collante. In generale però, se ci troviamo nei panni del geloso, è bene cercare di capire l’altra persona e le sue esigenze, comprendere che si tratta di un individuo indipendente, e non di una nostra “estensione”, come tale dotato di proprie personalissime esigenze, fatte magari di spazi che non prevedono la nostra presenza. Non dobbiamo per questo sentirci meno amati, anzi, dobbiamo tener presente che sono proprio l’esperienze non condivise che costituiscono un’importante materiale di scambio una volta che i due si ricongiungono, magari a fine giornata : avere cose da raccontarsi allontana la noia e la monotonia di un rapporto fatto di solo tempo trascorso insieme.

Il dialogo, come in molti casi, è la soluzione migliore : parlare delle proprie debolezze e fare una sana autocritica, ci aiuta non solo a capirci, ma anche a farci capire dall’altro e a farci aiutare. E’ indispensabile che anche colui/colei che questa gelosia la subisce provi a capire cosa prova l’altro nei momenti di crisi.

Venirsi incontro, lavorare insieme, è sicuramente la via più adatta per migliorarsi.

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Un Commento

  1. Articolo molto interessante.Io credo di avere tutti e 3 questi problemi da qualche mese, da quando cioe’ ho scoperto i tradimenti del mio fidanzato e quindi ho voluto perdonarlo. ora mi chiedo…in questi casi si parla di patologie o di dirette conseguenze dei comportamenti dell’altro????

    (Lucia)

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