Don Pigozzi ha testimoniato la verità nel tempo del male

Pubblichiamo un report dell'iniziativa di Samarotto, svoltasi nei giorni scorsi anche nel nostro Appennino

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Nel secondo incontro di “Samarotto sopra le nuvole: resistere oggi”, ci siamo trovati al Parco di Santa Giulia e presso l’Aia di Cervarolo, luoghi di rappresaglie nazi-fasciste.

La scelta di essere lì, risponde al desiderio di alimentare una cultura della responsabilità e del rinnovamento civile delle nostre comunità. Per vivere, la memoria ha bisogno di luoghi che rimangano testimoni dei fatti che costruiscono la storia; ora ci appartengono due immagini: “L’abbraccio”, opera scultorea presso il Monte di Santa Giulia, simbolo di riconciliazione e l’Aia di Cervarolo, conservata intatta da quella stessa comunità vittima dell’eccidio e che ha saputo sopravvivere.

Abbiamo raccolto parole in attesa di essere ascoltate, mai scritte, quelle del figlio di un ufficiale di posta, Franco Pietrosemoli, testimone dell’eccidio di Monchio. Siamo stati chiamati alla responsabilità di mantenere vivi e riaffermare concretamente quei principi contenuti nella Costituzione, poiché essa è patto per una grande missione: quella di ripudiare la guerra e aspirare alla pace. Abbiamo scoperto il profilo nitido di un uomo, Don Pigozzi, che insieme ai suoi parrocchiani ha accolto il martirio di uomo giusto, capace di testimoniare la giustizia e la verità, nel tempo del male.

“Dobbiamo respingere la cultura dell’individualismo, ricordandoci che la libertà di ogni uomo non può prescindere dalla libertà di tutti - ha ricordato il consigliere Pagani - occorre ripristinare una vigilanza su noi stessi, perché il male ci abita e va respinto”.

Dopo tanto, troppo tempo, per Monchio e Cervarolo è attesa il 22 giugno la sentenza che dovrà esprimere, in tutta la sua “pena”, la verità storica e il giudizio degli uomini su quei crimini.

L’ultimo e attuale appuntamento di “Samarotto sopra le nuvole” sarà con Svetlana Broz, autrice del libro “I giusti nel tempo del male”, in cui sono raccolte le testimonianze dei gesti coraggiosi di chi, nel mezzo della guerra civile di Bosnia, ha aiutato i membri delle comunità “nemiche” a salvarsi, perché, come scrive l’autrice:“le generazioni future devono sapere ed essere coscienti che nel mondo sono esistite persone di questo genere”.

 

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