Roberto per la ricerca

A cinque mesi dalla morte improvvisa di Roberto Ruffini, la famiglia ringrazia tutti coloro che in qualsiasi modo e forma hanno voluto ricordarlo e fa sapere che le donazioni ricevute sono state così destinate:
- € 1000 all’AICE (Associazione italiana contro l’epilessia) di Reggio Emilia;
- € 4000 all’Istituto Mario Negri di Milano, per sostenere la ricerca in campo neurologico e in modo specifico gli studi condotti dalla ricercatrice, la dottoressa Anna Maria Vezzani, neurobiologa di origini emiliane, che con il suo gruppo ha individuato la molecola all’origine delle crisi epilettiche e ha ricevuto nel dicembre scorso il prestigioso premio internazionale dell’American epilepsy society conferito per la prima volta a una ricercatrice italiana.

La dott.ssa Vezzani, da noi intervistata, ha gentilmente risposto ad alcune domande.

D. A che punto è la ricerca?

Stiamo studiando da diversi anni il ruolo che alcuni specifici processi infiammatori nel cervello hanno nel determinare le crisi e la loro refrattarietà ai farmaci anticonvulsivanti, fenomeno che si riscontra in circa il 30% dei pazienti.
I nostri studi hanno individuato alcune molecole infiammatorie che giocano un ruolo significativo nella ricorrenza delle crisi nei modelli sperimentali. Queste ricerche hanno sollevato molto interesse anche a livello clinico e si sta ora organizzando negli USA uno studio clinico con una nuovo farmaco anti- infiammatorio che abbiamo studiato nel nostro laboratorio e che blocca la produzione della Interleuchina-1beta. Se questo studio porterà a dei risultati positivi nei pazienti con crisi farmaco-resistenti lo si saprà solo alla fine del prossimo anno, ma se ciò si verificasse allora potrebbe aprire la strada a nuove forme di terapia aggiuntive a quelle già in uso.

VezzaniD. C’è la possibilità di arrivare a un vaccino e a una cura?

Io sono ottimista che con le sempre maggiori conoscenze sui meccanismi della malattia che si sono ottenute e si stanno ottenendo con la ricerca sperimentale non solo nostra ma di tutti i colleghi che si prodigano a studiare l'epilessia e come curarla, si potrà arrivare a sviluppare delle strategie di trattamento più efficaci.

D. Come può una famiglia aiutare un malato ad affrontare la malattia e non sentirsi sola?

Per quanto riguarda la sua domanda sul supporto alla famiglia e al malato esistono delle associazioni che a livello nazionale e regionale si occupano di questo importante aspetto, come ad esempio la Associazione Italiana contro l'Epilessia (AICE) la quale ci ha anche molto aiutato con dei fondi per le nostre ricerche.
AICE può essere un punto di riferimento per chiedere un aiuto alla famiglie e ai pazienti, o comunque farsi indirizzare per ottenere questo aiuto psicologico.

D. Epilessia ovvero malattia, non vergogna.

Come lei giustamente accenna, l'epilessia va considerata una malattia neurologica come tante altre, con nessuna connotazione magica o divina, queste stigmate rimangono ancora da sconfiggere nei paesi meno sviluppati come ad es. l'Africa, ma spero che nel nostro paese e nel nostro mondo moderno, il buon senso e la cultura possano prevalere sui pregiudizi e che non ci sia alcuna vergogna associata a questa malattia che va considerata come qualunque altra e che si può curare.
Grazie della fiducia che la famiglia mi da con il suo contributo alle nostre ricerche. E' importante per noi ricercatori sapere che le persone affette da questa malattia e le loro famiglie ci seguono ed hanno fiducia in noi, ed è anche una grande responsabilità che affrontiamo ogni giorno con molto impegno sperando che le nostre ricerche possano migliorare le cure e la qualità di vita dei pazienti.

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