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Una storia di Ligonchio che rimbalza sul nazionale

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“Abusi edilizi, appalti concessi senza requisiti, aggressioni verbali e fisiche. Sembra di stare in zone ad alta densità mafiosa. Ma questo cocktail di illegalità si può trovare anche altrove. A mille metri d’altezza, fra le montagne dell’Appennino tosco-emiliano. In provincia di Reggio Emilia, infatti, c’è un piccolo comune che fa parte dell’Unione dei comuni. Il più alto di quelli dell’Appennino reggiano e il più lontano dalla città. Si tratta di Ligonchio, poco più di 900 anime, noto per aver dato i natali a Iva Zanicchi”.

Questa l’introduzione veramente “schioppettante” di un articolo pubblicato sulla versione online del Fatto quotidiano, foglio a diffusione nazionale diretto da Antonio Padellaro, che appunto si è occupato di una storia di Ligonchio dai tratti poco edificanti. Una storia di cui si era già occupata, circa un anno e mezzo fa, la trasmissione “Striscia la notizia”.

La redazione emiliano-romagnola del quotidiano ricorda e riporta la vicenda: “Tra le strade tortuose che salgono fino alla vetta si sono verificati eventi che, in un paesino quieto come Ligonchio, non si erano mai visti. Il tutto ha inizio nel 2006 dalla concessione di due appalti, assegnati dall’Unione dei comuni dell’alto Appennino reggiano alla ditta Zambonini Gionni. Ma c’è un agente della Polizia municipale, Azeglio Baccini, che riscontra qualche anomalia in quelle concessioni. L’agente chiede quindi informazioni sui due appalti, che non avrebbero i requisiti oggettivi e soggettivi”.

Si prosegue: “Emerge infatti che Zambonini Gionni, 36 anni, titolare della ditta, avrebbe dichiarato – in modo non vero – di non avere alcuna condanna con sentenza passata in giudicato, ‘per qualsiasi reato che incida sulla moralità professionale’ e di essere in regola con gli obblighi relativi al pagamento dei contributi Inps e Inail. Ma dalle verifiche si scopre che Zambonini è stato condannato, con sentenza definitiva per detenzione e porto abusivo di arma da fuoco, alla pena di sei mesi di reclusione, e non avrebbe inoltre assolto agli obblighi Inps e Inail. Anche se lo stesso titolare della ditta aveva dichiarato espressamente di non avere alcuna sentenza a suo carico e di essere in regola con gli obblighi contributivi previdenziali e assistenziali”.

Ed ecco la Provincia di Reggio Emilia, sempre seguendo il filo dell’articolo: “La Provincia, chiamata in causa, il 25 gennaio 2007 scrive che ‘indipendentemente dall’esito della verifica che stiamo facendo, è però evidente che risulta per noi oggi impossibile cambiare la ditta che sta operando per questa stagione di neve, in quanto siamo nel pieno dell’appalto ed in più quando facemmo la gara risultò come unico partecipante’; e conclude: ‘al termine della stagione neve in corso il contratto in essere è da intendersi concluso’. Ma nonostante le segnalazioni fatte da Baccini verranno concessi alla ditta altri appalti nei successivi anni. Ad esempio nel 2008 verrà concesso un appalto da circa 15mila euro e un altro da 11mila e 700 euro”.

Proseguendo la ricostruzione della vicenda: “Nel giugno 2011, poi, ancora la Provincia, risponde ad alcune richieste sugli appalti: viene detto che la ditta Zambonini Gionni ha la ‘qualifica di piccolo imprenditore, coltivatore diretto, per cui non è prevista la richiesta del Durc telematico (documento unico di regolarità contributiva, ndr)’. Dichiarazione che sembra collidere con le ben tre richieste di Durc fatte dalla stessa Provincia. Inoltre esiste un protocollo firmato dalla prefettura e dalla Provincia di Reggio Emilia, nel quale all’articolo 9 si legge che ‘il pagamento del corrispettivo all’impresa appaltatrice ovvero subappaltatrice sarà in ogni caso subordinato alla previa acquisizione del certificato Durc dagli istituti o dagli enti abilitati al rilascio’.

L’agente della Municipale fa presenti le cose riscontrate. “Intanto le comunicazioni di illeciti fatte dall’agente Azeglio Baccini hanno una conseguenza immediata: due aggressioni fisiche e verbali. Nell’ottobre 2006, infatti, l’agente della Polizia municipale racconta in una relazione di servizio di essere stato aggredito nel magazzino comunale dagli Zambonini, padre e figlio, sia verbalmente che fisicamente. I due, infatti, tentano di colpirlo con pugni al volto, cercando poi di investirlo con la jeep: ‘Spostati che lo schiaccio’. In un secondo caso, invece, nel 2007, Baccini viene aggredito sulle scale del Comune: ‘Non devi rompere i c…, non capisci nulla, ti spacchiamo la faccia’; e anche questa volta passano ai fatti. All’interno del Comune inizia così una colluttazione con calci e pugni, in presenza anche dell’ex sindaco Ilio Franchi, che ai carabinieri poi dirà: ‘Non mi ascoltano, cosa ci posso fare’. La magistratura, intanto, sta accertando gli eventi raccontati dall’agente”.

“Oltre a problemi di appalti – si legge ancora nel pezzo del Fatto – vengono riscontrati nel 2002 anche abusi edilizi eseguiti su un fabbricato edificato negli anni ’60. L’edificio, che contiene diversi bovini e altri animali, sarebbe, infatti, stato ampliato con pareti di lamiera e mattoni o legno, alluminio e formica, con copertura in eternit e travatura in legno, adibito a ricovero bestiame. La richiesta del Comune è semplice e chiara: si ordina la demolizione della parte abusiva. Ma non ci sarà alcun seguito. Il proprietario dell’area è Giuliano Zambonini, padre di Gionni. Nel 2010 i due chiederanno il permesso di costruire in sanatoria, senza però integrare i documenti necessari e richiesti. Il risultato? Archiviazione della pratica e l’abuso edilizio continua ad esserci. In un sopralluogo viene specificato che ‘sul lato est del fabbricato sono presenti due cumuli di letame, ivi convogliati da nastri trasportatori, probabilmente al di sopra di una platea in cemento, non provvista di cordoli perimetrali e neppure, per quanto possibile vedere, di pozzo per il contenimento dei liquami. Pertanto le deiezioni liquide si scaricano a valle, parte nella cunetta stradale e parte nel fossato sottostanti’. In un documento di fine 2009 del Corpo forestale si legge che ‘la situazione riscontrata arreca un notevole degrado ambientale e estetico a tutta la zona e la presenza di tali rifiuti potrebbe causare l’insorgere di problemi a carattere igienico-sanitario’. Anche i Carabinieri arrivano alle stesse conclusioni. Ci sarebbero, infatti, rivoli di liquami che scorrono sulla strada vicina alla ditta. Per molto meno un’altra azienda è stata sanzionata con duemila euro”.

E quindi, come si accennava, “nel febbraio 2010 arriva a Ligonchio ‘Striscia la notizia’, che evidenzia la situazione del capannone e manda in onda un servizio il primo marzo, nel quale si vedono le condizioni non ottimali degli animali e del capannone stesso. In quella circostanza anche la troupe di Canale 5 verrà aggredita dai Zambonini. Il sindaco in quota Pd, Giorgio Pregheffi, avrebbe affermato che ‘subito dopo la venuta di Striscia ho allertato il servizio veterinario dell’Ausl: i tecnici hanno eseguito un sopralluogo, ma non sono stati riscontrati né presunti abusi edilizi né maltrattamenti agli animali’.

“Nell’aprile 2010, intanto, una relazione tecnica afferma che ‘si prevede di adeguare la stalla alle normative igienico sanitarie’, ‘che verrà presentato prima dei lavori il piano di smaltimento dell’amianto presente’. E ancora che ‘verrà realizzata sotto al portico esistente la sala di isolamento per il bestiame, inoltre sarà realizzata la sala latte (…) e verrà adottato un sistema di mungitura a lattodotto’. E infine ‘verrà realizzata una concimaia, sarà del tipo a platea con cordolo perimetrale per lo stoccaggio del letame (…) con sottostante pozzo nero per la raccolta del liquame’. Nulla di tutto ciò era stato costruito, dunque. Anche se la ditta Zambonini dichiarava l’esistenza di una platea e di un pozzo nero nell’allevamento già dal 1994. Viene così chiesta una verifica e l’Arpa risponde che l’operazione ‘non riveste carattere d’urgenza tale da dover essere affrontata nell’immediato’. Ma intanto in molti si domandano dove possa finire il latte che viene prodotto dalla ditta, considerato che la zona è di produzione di Parmigiano Reggiano”.

* * *

In data odierna si registra una presa di posizione in merito a questa vicenda da parte del Movimento 5 Stelle. La riportiamo di seguito.

E' assurdo e grave quanto accade nell'Appennino reggiano, a Ligonchio, che secondo quanto narrato su "Il Fatto Quotidiano" online con l'articolo a firma di Nicola Lillo ci dipinge una situazione che sembra più simile a quella di zone ad alta densità criminale ed omertosa che all'Emilia-Romagna. Con la presente desidero quindi porgere la mia solidarietà politica e personale all'agente della Polizia municipale Azeglio Baccini, che a fronte di segnalazioni di illeciti ed abusi edilizi ha avuto come risposta aggressioni fisiche e verbali. Quanto accaduto deve far aprire gli occhi ai cittadini. Non è tollerabile chiudere gli occhi davanti a continui abusi edilizi e non è accettabile che in una società democratica accadano questi episodi contro persone che fanno solo il proprio dovere e chiedono il rispetto delle leggi. La mia solidarietà, in qualità di capogruppo del Movimento 5 stelle, è rafforzata dal fatto che anche il sottoscritto denunciando abusi edilizi nell'Appennino bolognese nel territorio di Vergato ha subito pressioni e minacce sia verbali che scritte, per fortuna mai (o non ancora?) sfociate in episodi violenti.

(Andrea Defranceschi, capogruppo MoVimento 5 Stelle-Beppegrillo.it, Consiglio regionale Emilia-Romagna)

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11 Commenti

  1. Un ligonchiese… Mi sorge un dubbio!
    Mi sembra molto strana l’affermazione “i nostri politici fanno ridere”, faccia i nomi e cognomi e poi si ripulisca! A me fa molto ridere che qualcuno parli di MAFIA e OMERTA’ a Ligonchio, forse chi parla non sa nemmeno dove è Ligonchio.

    (Commento firmato)

  2. Attenzione!
    L’articolo riporta la versione dell’agente, particolarmente attento a questa attività ai limiti della battaglia personale. Da questo a “zona ad alta densità criminale ed omertosa” passa veramente molta, molta strada. Attenzione quindi ai giudizi sommari.

    (mc)

  3. Vergogna!
    Si sta creando un clima di scontro a Ligonchio, qualcuno penso si prenderà le proprie responsabilità. Il discredito di un’intera comunità paragonata a “omertà e mafia” va oltre ad ogni buon senso. Il caro e buon vigile dovrebbe anche tutelare la dignità dei suoi abitanti e non soltanto screditarla. Quello che gli è successo è imperdonabile, una vigliaccata, ma so che ci sono dei procedimenti giudiziari che riguardano quella famiglia e lui stesso; attendiamo il riscontro della magistratura e dopo parliamo!! Da quello che mi risulta ha il patrocinio del Comune, quindi la calma è la virtù dei forti.

    (Commento firmato)

  4. Vergogna???
    La vergogna la deve avere chi ancora li difende e protegge… E’ ora di farla finita, anche nel rispetto di chi paga le tasse regolarmente. Poi c’è la questione del vigile, si tratta di aggressione e minacce a pubblico ufficiale, ma stiamo scherzando??

    (Un altro ligonchiese)

  5. Vergogna 2
    Forse l’altro ligonchiese non sa leggere o fa finta di non sapere leggere!!!!! La scritta imperdonabile e vigliaccata era in difesa del vigile, ma purtroppo l’unico danno lo ha avuto l’immagine di Ligonchio, chi ha scritto “OMERTA’ e MAFIA” si deve vergognare! In un solo colpo si è voluto ferire la popolazione di Ligonchio! VERGOGNA!

    (Commento firmato)


  6. Penso che per combattere i problemi bisogna innanzitutto prenderne atto! Trovo quindi assurdo che alcuni cittadini si sentano screditati perchè alcune vicende vengono rese pubbliche. Secondo questa logica un fatto diviene increscioso e condannabile solo se viene raccontato… Anche questa è una dinamica che si avvicina a quelle mafiose! Io sottolinerei anche che è una dinamica che rischia di divenire comune nelle comunità chiuse e va assolutamente combattuta!

    (Commento firmato)

  7. E un po’ di calma no?
    Credo che si debbano abbassare i toni, non per “smorzare” le ragioni, che saranno in ogni caso riconosciute (io ci credo, oltre ogni posizione espressa). Ligonchio sta acquistando “punti”. Con Reggio children e gli stranieri che l’hanno amata! Con l’Ostello che la sta facendo conoscere ai ragazzini (adulti di domani!). Con il Parco che tra mille difficoltà ci sta provando pure lui. Con i tanti ligonchiesi che ci pensano e non solo d’estate! C’era una volta una maglietta con su scritto “Siamo tutti ligonchiesi”. Dov’è finita?

    (Francesco)

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