“E’ vietato. Ma si deroga”

“E’ singolare che si parli ancora di periodo di divieto allo spandimento dei liquami e dei letami – dichiara Massimo Becchi, presidente di Legambiente Reggio Emilia – visto che da inizio novembre, giorno in cui è scattato il divieto sono già stati concessi 14 giorni di deroghe. La prima già 19 giorni dopo, seppur parziale e soprattutto rivolta alla montagna, mentre la seconda e la terza totali su tutto il territorio provinciale, giustificate dall’andamento meteorologico, che in condizioni di bel tempo, permette queste deroghe. Le deroghe la normativa le concede per situazioni particolari, mentre la dirigente della Provincia di Reggio Anna Campeol sembra piuttosto sollecita ad esaudire le richieste delle associazioni di categoria, in un momento in cui in campagna il terreno è sì in grado di assorbire i liquami, ma non c’è assorbimento dei nitrati da parte delle colture, che sono inesistenti o quiescenti. Le aziende zootecniche hanno inoltre una capacità di stoccaggio dei liquami almeno sufficiente per tutto il periodo di divieto (di 120 o 180 giorno a seconda dei casi), per cui le deroghe devono essere un’eccezione e non la norma onde evitare fenomeni di inquinamento delle falde e delle acque superficiali che nel periodo invernali possono essere maggiori che durane il resto dell’anno”.

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La replica di Confagricoltura

Da due mesi non piove, l’Arpa prevede una situazione di deficit idrico per tutto il mese di gennaio e il presidente di Legambiente dichiara a mezzo stampa di essere preoccupato per lo spandimento invernale dei liquami zootecnici. Così Lorenzo Melioli, presidente di Confagricoltura di Reggio Emilia. La dichiarazione - prosegue Melioli -  ha dell’incredibile soprattutto perché proviene da chi dovrebbe ben conoscere gli effetti dei cambiamenti climatici in atto: quest’anno, ad esempio, abbiamo assistito ad un’estate che si è prolungata fino a novembre. Cosa dovrebbe fare l’Amministrazione provinciale? Vietare gli spandimenti in questa situazione di siccità e concederli in primavera, con le strutture si stoccaggio al limite della capienza e magari in presenza di una situazione di prolungata piovosità? L’Amministrazione provinciale non solo sta operando nel pieno rispetto delle norme nazionali e comunitarie ma sta svolgendo il proprio compito con grande attenzione alle concrete situazioni agronomiche e climatiche. Inoltre, non dimentichiamo che negli ultimi dieci anni il patrimonio bovino della nostra provincia è diminuito del 13% e quello suino del 28%. Sono dati che, più che di pericolo ambientale, parlano di normative rigorose che hanno fortemente compresso la zootecnia locale.
Meraviglia che Legambiente presti tanto interesse nei confronti della zootecnia scordandosi il problema degli scarichi civili, che sono stati oggetto della procedura d’infrazione da parte dell’Unione europea contro l’Italia per violazione della cosiddetta “direttiva nitrati delle acque superficiali”. Vista la preoccupazione per le falde acquifere della nostra provincia, ci auguriamo che Legambiente si unisca a Confagricoltura e sostenga con convinzione la causa del corretto uso delle acque superficiali, a partire dalla realizzazione di adeguati invasi nel nostro Appennino.
Solo così si potrebbe realizzare un vero risparmio delle acque di falda, per tacere della produzione di energia idroelettrica pulita, della riduzione dell'uso irriguo delle acque del Po e dei relativi consumi energetici per il pompaggio, della protezione del territorio e delle popolazioni dai periodi di secca e dalle alluvioni.

 

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