Facebook e le “pecore matte”

Il nostro tempo è ricco di quantità, ma povero di qualità. Un’attuale anomalia è la superficialità della comunicazione, che non produce conoscenze nuove e di qualità, ma si perde e si dissolve nel cicaleccio di Facebook. Si calcola che in Italia siano almeno 25 milioni coloro che hanno stabilito la loro abituale residenza in questo sito. L’intervento e l’aiuto di Facebook per raggiungere qualche amico o conoscente o parente lontano è comprensibile. Ma questo mezzo, di facile utilizzo, rasenta una forma di schiavitù quando si usa per comunicare con chi abita all’angolo o alla porta accanto. Questo ponte mediato, a volte, ha il sapore di “summit” senza fine, interminabile. Su questa onda passa di tutto, e la navigazione, oltre a rappresentare un costo per le famiglie, può creare tempeste e turbolenze. Facebook è un moderno mezzo di relazioni che ha soppiantato in parte la cartolina postale e le dolci e attese lettere, che suscitano sempre una serena gioia interiore.

Non si comprende bene se questo mezzo serva per vincere la solitudine o se sia uno strumento che aumenta la depressione o - come ci si esprime oggi - genera burn out. Anche questo frenetico interagire rappresenta la polvere del quotidiano, dei giorni feriali vuoti e sempre uguali, che si deposita sulla realtà dei valori della verità offuscandone lo splendore. I giovani e i ragazzi non hanno la percezione di questa progressiva azione di corrosione per il loro equilibrio. Si rischia di essere imbottiti di “surrogati”, scambiando scialbe patacche o tarocchi per perle pregiate.

Non vogliamo emulare valenti pittori di un recente passato che hanno scambiato e barattato quadri di grande valore artistico e finanziario per una modesta frittella di castagna o una fetta di polenta. Tutti noi siamo chiamati a “levare il capo” e uscire dal gregge, per non meritare di essere apostrofati dal poeta Dante come pecore matte che “dove una va le altre vanno”. Diamo una sferzata di positivo e di autentico alle nostre abitudini.

(Don Achille Lumetti - Tratto da "La Libertà" n. 1 del 14.1.2012)

 

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Un Commento

  1. Trovo molto interessante e vero l’articolo di don Lumetti su Facebook che, anche per me, è stato una grande delusione. Avrei tanto voluto imprimere la “sferzata” di autentico e positivo, ma Facebook è l’essenza del cicaleccio, dell’amicizia che non esiste, di nessuna risposta a chi forse sta chiedendo aiuto e non ce ne accorgiamo neanche. La mia esperienza ha avuto inizio due anni fa quando mia figlia, essendo io segregata in casa per motivi di salute, mi ha regalato il computer insegnandomi ad usarlo e suggerendomi di lasciar perdere Facebook perchè pensava che non mi interessasse. Invece il poter essere amici, cioè scambiare saluti o come stai o quando ci vediamo o buon compleanno o aderire ai gruppi, gli Alpini, salviamo le Apuane, salviamo l’airone della Magra, salviamo l’isola Palmaria dalla riqualificazione =urbanizzazione, salviamo la Liguria da Burlando, ecc.ecc., hanno alimentato in me l’illusione di poter essere utile al salvataggio di qualcosa, semplicemente scrivendone e trovando adesioni. Invece… niente. Ogni pecora bruca un po’ d’erba e fino al giorno dopo è sazia… Voglio anche dire che ci sono siti interessanti, persone che scrivono cose che un segno lo lasciano. Persone che lottano quotidianamente contro la mafia o per salvare il territorio, ma sempre troppo pochi, i più interessati al proprio particolare e poco alle cause che, se avessero molte adesioni, potrebbero incidere meglio sulle scelte scellerate che ci vengono proposte e propinate. Continuo a sperare che qualcosa possa ancora cambiare e, a volte, anche un piccolo sfogo aiuta un po’ a sopportare il peso di giorni sempre uguali.
    Grazie per l’ospitalità.
    Cordialmente.

    (Paola Agostini)

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