In Piemonte il prossimo 3 giugno si svolgerà un referendum sulla caccia

Le fanno spiccare il volo e poi... pam pam!

Tutto bello. Tutto buono. Un vero mondo di frutta candita e di disegni colorati a matita, come cantava Morandi. Ieri mattina è comparso un articolo, in taglio basso, non firmato, sulla pagina della montagna del Carlino Reggio, intitolato: “’Il quagliodromo? Non avrà alcun costo per la comunità’”. Occhiello: “Porterà gente in montagna e vantaggi economici a molte attività”. Nessun altro quotidiano al momento è entrato sull’argomento.

Bene. In questi giorni il nostro giornale si è occupato con un paio di brevi noterelle e un modesto editorialetto della questione che sarà posta all’attenzione del Consiglio comunale di Castelnovo ne’ Monti il prossimo lunedì 27 febbraio. Anche il sindaco Gian Luca Marconi è intervenuto. L’Amministrazione locale, di cui Marconi è capo, cederà gratuitamente in comodato il terreno.

Stando al titolo e all’occhiello sopraddetti sembra quasi di trovarsi – oplà! – alla soluzione dei problemi che affliggono il nostro territorio. Detto quagliodromo, infatti, “porterà gente in montagna, indotto…”. Ferruccio Silvetti, presidente di Atc 4 Montagna, stando a quel che si legge nell’articolo “chiarisce i termini della questione”. E quali sono i termini della questione (dal suo punto di vista, beninteso)? L’ex sindaco castelnovese afferma che il quagliodromo non costerà nulla ai contribuenti ed anzi apporterà loro solo benefici (come si diceva: gente in montagna, stimata in 200-300 persone ogni fine settimana, indotto…) [Come se – esce di getto dal cuore – ogni cosa che non costa nulla fosse ipso facto da accogliere a braccia aperte e acriticamente].

Scorrendo il pezzo si nota poi, in linea con tali asserzioni, un sottofondo di stampo prettamente economico. Tutto l’affaire è permeato e ruota attorno ai dindi. Per dire (citando dall’articolo): “L’Atc ha già avuto un incontro con i residenti della zona che utilizzano il terreno per raccogliere fieno e fare legna. L’Atc ha assicurato che l’usanza sarà mantenuta come in passato e, in più, verranno messi a disposizione degli abitanti della zona 2mila euro all’anno per la manutenzione della strada che porta al quagliodromo”. E ancora (sempre parole di Silvetti): “Voglio comunque precisare che come Atc 4 Montagna quest’anno abbiamo dato in beneficenza 5mila euro alla pediatria dell’ospedale di Castelnovo Monti e lo scorso anno una medesima cifra alla casa della carità”.

Tutto ciò premesso, ora qualche domanda.

1) Bravo a Silvetti, nella sua qualità di rappresentante dell’Ambito territoriale di caccia tutto, ma che c’entrano ospedale e casa della carità col tiro alla quaglia?

2) Se voleva, non poteva, l’Atc, donare sic et simpliciter, senza collegare idealmente, tramite vere e proprie acrobazie comunicative, tali atti all’apprestamento di un quagliodromo (di cui, come dicono i sondaggi, il 98% della popolazione dei sette comuni montani dell’Atc avverte uno stringente bisogno?...)? Forse, buttiamo lì, esiste qualche recondita (recondita si fa per dire) intenzione di captatio benevolentiae, di accattivarsi la simpatia da parte dei cittadini?

3) Volendo, sanno all’Atc che esiste addirittura la possibilità di fare la beneficenza senza strombazzarla a destra e manca?

4) Qual è la ratio di questo insieme di donazioni nell’economia di un articoletto che non è l’elenco dei beneficiari di un ente filantropico?

Ci sarebbero anche osservazioni n. 5, 6, ecc., ma per il momento le lasciamo lì.

Peccato che in tutto questo giro che odora in modo così pregnante di grana – ovviamente non il rinomato formaggio – ci sia qualcuno (o forse si preferirebbe dire “qualcosa”, non annettendo molta importanza al fatto che anche le bestiole hanno funzioni vitali simili alle nostre; non si parla di sassi) che, in senso proprio, ci lascia le penne. Un giro che si basa solidamente sulla soppressione “industriale e pianificata” di volatili del tutto indifesi. Senza alcuna necessità. Oltre al potentissimo motore che oggi “move il sole e l’altre stelle” (ma Dante si riferiva a ben Altro), cioè i soldi (ça va sans dire), ecco anche un altro fondamentale ingrediente: il “divertimento”. Come scriveva un nostro commentatore in un impeto di sincerità forse “dal sen fuggito”. Le sue parole precise: “Mi sembra opportuno prendere questa iniziativa per fare divertire tanta gente. Oppure ha diritto a divertirsi solo chi corre in moto nei boschi?”.

* * *

Forse qualcuno non coglie lo “spirito del tempo”. Non sappiamo quanto ci vorrà a superarla, ma la caccia fa ormai parte di un mondo di istinti estinto e non trova più giustificazione d’essere. Capiamo quando si cacciava per mangiare, ma ora… Chi continua a percorrere le lande montane in cerca di prede appartiene ad un altro evo. L’Atc 4 Montagna con una mano fa la beneficenza e con l’altra spara. Proprio vero: non sappia la destra quel che fa la sinistra. Ma molte sensibilità oramai si muovono, il percorso culturale è in atto. Ne è un chiaro esempio una notizia che cade come il classico cacio sui maccheroni, proprio di un paio di giorni fa: il Piemonte il 3 giugno voterà un referendum sulla caccia.

Da un comunicato che compare sul sito della Lega per l’abolizione, datato 23 febbraio 2012, appunto ieri l’altro, estraiamo: “Ora è ufficiale: il prossimo 3 giugno gli elettori piemontesi potranno esprimere il loro parere sulla caccia. La giunta regionale ha infatti approvato ieri un decreto del suo presidente, il quale, in ottemperanza a quanto imposto dal Tar del Piemonte, dà l’avvio alle procedure di indizione del referendum. Finalmente si conclude una battaglia legale durata un quarto di secolo: sono infatti trascorsi 25 anni da quando vennero raccolte 60.000 firme di elettori piemontesi in calce alla richiesta di un referendum abrogativo di parte della legislazione regionale sulla caccia. Il quesito prevede la riduzione delle specie cacciabili a quattro (cinghiale, lepre, minilepre e fagiano), il divieto di caccia la domenica e su terreno coperto da neve e la limitazione dei privilegi concessi alle aziende faunistico-venatorie, le ex riserve private di caccia. La Regione, in tutti questi anni, non ha mai consentito lo svolgimento del referendum, con motivazioni spesso pretestuose ed illegittime, ma non ha più potuto opporsi alla sentenza della Corte di appello di Torino di fine 2010, confermata più recentemente dal Tar Piemonte. La scelta della data suscita però non poche perplessità: il comitato promotore aveva infatti chiesto che il referendum venisse accorpato alle prossime elezioni amministrative, che si svolgeranno in numerosi comuni del Piemonte il prossimo 6 maggio: in tal modo sarebbe stato possibile risparmiare una parte consistente delle risorse pubbliche destinate all’effettuazione del referendum”.

Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, niente di nuovo sotto il sole. E’ una “tecnica” di cui l’amministrazione di turno fa ormai ampiamente uso. Differire le date delle consultazioni e avvicinare quella “meno amata” il più possibile all’estate per scoraggiarne l’esito temuto alleandosi con un clima che più facilmente può invitare alle gitarelle fuori porta e quindi a disertare le urne.

In Emilia-Romagna qualcuno ha pensato ad una raccolta di firme per un simile scopo? Anche questo è un modo con cui molti potrebbero “divertirsi” e farsi davvero un sacco di risate.

 

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4 Commenti

  1. Consiglio agli amanti di Diana la lettura di “Un uomo in fuga” di Stephen King. Magari lo troverebbero divertente…

    (Celeste Grisendi)

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  2. Scusate, ok il diritto di critica ma sul fatto che l’articolo del Carlino non fosse firmato mi sembra incappiate in una incongruenza dato che nemmeno questo lo è…
    (e per stare in tema….Commento firmato)

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  3. Premesso che sono un cacciatore, NON operativo, da 3 anni non “uccido” nulla, che però ho immenso piacere a poter girare con i cani a vederli lavorare, CHE vivo nel rispetto delle OPINIONI ALTRUI e nella MASSIMA LIBERTA’ di ESERCIZIO di qualsivoglia SPORT o PASSIONE.
    Premesso questo, non voglio polemizzare con nessuno, ma QUESTO ARTICOLO non fa un bel SERVIZIO a NESSUNO, nemmeno a REDACON, in quanto ultimamente tutti i pezzi su questo tema sono SCHIERATI e FAZIOSI ed anche se non firmati riconducibili ad una precisa persona.
    Accetto il diritto di cronaca, ma questo non lo è, si spara sentenze su cacciatori, quagliodromo, sindaco che pare colluso con la “cricca” della caccia e tante belle cosucce.
    Chiudo con una provocazione: perchè non provate, invece di dare solo aria ai denti, a lavorare con SUDORE e FATICA con la natura? Smettetela di essere gli ESTREMISTI dell’ambiente, come se foste gli unici paladini di questo.
    Distintamente saluto.

    (Roberto Malvolti)

    —–

    Il suo commento pare un po’ in disaccordo con sè medesimo: parte bene (esprime “rispetto delle opinioni altrui”) ma prosegue non in linea (parlando di “pezzi schierati e faziosi”). Perchè estremista? Esprime una posizione. Legittima, come legittima, al momento, è la caccia. Non si propongono rivoluzioni, ma semplicemente si avanzano critiche. Riportando una notizia, quella del referendum piemontese, si chiede poi semplicemente se anche in Emilia arriverà un vento similare. Lasciando stare le dietrologie, diciamo infine al lettore che l’articolo, non firmato, è (la sigla assente lo lascia intendere) espressione della redazione.

    (red)

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  4. Il quagliodromo? Che tristezza! Ma che idea è? Non è certo per la valorizzazione del territorio, serve solo a far cassa! Semplice e inutile sfruttamento di animali per far soldi e per il divertimento di pochi! Mi sembra anche molto distante dall’idea della caccia tradizionale e non credo sia l’unico modo per addestrare i cani. Attirerà anche molte persone in montagna (forse), ma non certo la classica famigliola in gita. Avere più gente che gira con il fucile di certo non farà arrivare più turisti!

    (Mara)

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