Parco: “Anche chi non è d’accordo deve accettare le decisioni del vertice”

Riceviamo e pubblichiamo.

 

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Siamo in una situazione politica, economica, sociale e morale che chiamare di crisi, può sembrare riduttivo. Gli eletti eserciti dei due partiti principali, vista l’impossibilità di prevalere uno sull’altro, si sono trincerati in un “Aventino al contrario”. Sono chiusi in parlamento non solo e non tanto per dare il loro contributo alla soluzione dei problemi del paese, ma presumibilmente per rinserrare le fila, predisporre nuove strategie e nel frattempo, con il governo cosiddetto tecnico, utilizzare la tregua per rinforzarsi. Una sorta di nuovo compromesso storico di confusa memoria. Un forzoso e poco originale abbraccio fra gli eredi dei Democristiani e gli eredi dei Comunisti. La solfa non cambia. Questa situazione, non prevista neppure dai sindacati, anzi dagli stessi, neppure ipotizzata di fatto, congela tutto il sottobosco politico in attesa degli eventi. Naturalmente attendono anche che il grande Programmatore Tecnico incassi il necessario.

Credo che l’abbraccio fra gli eredi (si fa per dire visto che sono cambiati i nomi, ma non le persone) dei due partiti ha, di fatto, immobilizzato le cariche e costretto i partiti su posizioni da trincea.

In questa ottica deve essere vista, a mio modesto parere, la conferma della Presidenza del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano. E’ riduttivo, superficiale e soprattutto fuorviante sostenere che la ri-nomina del vecchio Presidente non c’entra nulla con i partiti. Perbacco!… e chi avrebbe nominato il Presidente del Parco se non quei partiti chiusi in Parlamento che, a difesa dei loro privilegi, congelano, confermando tutte le postazioni di potere, in attesa di consolidarsi, pronti per un futuro (già sentito) Nuovo Grande Slancio.

Quello che i vecchi Comunisti e i vecchi Democristiani avevano previsto per lo stato d’emergenza dei difficili anni ’70, viene ora riproposto in versione aggiornata, con i tempi moderni: a tre (Pdl-Pd-Centro). Questo permetterà (garantirà), di tenere ferme tutte le posizioni di nomina politica in attesa delle elezioni del 2013.

Certo, non voglio equiparare gli attuali politici ai vecchi Berlinguer, Fanfani, Moro, addirittura De Gasperi, ... e/o criticare i “nuovi”, ci mancherebbe altro. A sostenere le ragioni dei “nuovi politici” ci possono eventualmente pensare gli avvocati difensori. Anche se solo d’ufficio, ma purché contemporaneamente non facciano anche i giudici ed emettano, dopo l’arringa anche la sentenza.

Ho fatto queste doverose considerazioni preliminari perché, riandando ad un vecchio adagio “il lupo perde il pelo, ma non il vizio”, mi è sembrato che si stesse contrabbandando il vecchio per nuovo. Infatti, oltre a rispolverare un forzoso abbraccio nel nome della crisi del nostro Appennino, qualche nostalgico ha rispolverato il “centralismo democratico” di sovietica memoria. Per i lettori più giovani è doveroso segnalare che il centralismo democratico, consisteva nel fatto che nel vecchio P.c.I., anche chi non era d’accordo doveva accettare le decisioni del vertice. Non ho frequentato, ma credo forse fosse materia di studio e forse d’esame nelle sezioni Provinciali. Chi è cresciuto a quella scuola ha cambiato il nome, ma non il sistema. Ecco il perché della reprimenda ai due o tre Sindaci. Non si capisce infatti se oltre ai Sindaci di Busana e Carpineti c’è anche quello di Vetto, che è contemporaneamente Presidente di quella Comunità Montana sul cui territorio c’è tanta parte di Parco Nazionale, o se quest’ultimo si è già ravveduto. Il “riattivatore montano” del centralismo democratico non può invocare la chiusura della polemica, perché di polemica non si tratta, ma si tratta di una vera e propria crisi che, a suo scrivere, non deve però comparire, a lungo, sui giornali. E’ disdicevole!

Poi, se nelle riunioni del loro partito non hanno voluto fare/votare un documento di sostegno al Presidente del Parco perché controproducente, vuol dire che del “problema” ne hanno parlato, eccome! E’ l’evidente prova di ingerenza strisciante da “sala di regia”. Penso che sia cominciata, e male, la campagna elettorale per le elezioni politiche del 2013. Il primo tassello del Parco Nazionale è stato stabilizzato con la nomina del Nuovo Presidente. Aspettiamo gli sviluppi e l’evoluzione della situazione. Attendiamo i personaggi che presto ri-compariranno, ormai in lotta tra loro (senza che si debba sapere), a sistemare lo zoccolo duro del potere locale, con lo scudo Democristiano in una mano e Falce- martello nell’altra.

 

(Conte Da Palude)

 

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2 Commenti

  1. Un solo appunto: si vota nel 2014
    (Commento firmato)

    Rispondi
  2. Sono un poco arrabbiato con i “sindaci” che avrebbero dovuto esternare le loro perplessità in altre sedi, e sopprattutto motivandole, perché mi pare che critiche di “malgoverno” o di incompetenza non ne siano emerse e gli “uomini della strada” come me, faticano a comprendere.
    Questo modo di fare offre il fianco a pungenti critiche di chi, resuscitando, mena fendenti a destra e sinistra con la solita retorica senza entrare nel merito della contesa. Non c’erano problemi più gravi di cui parlare?
    Saluti

    (Loris Motta)

    Rispondi

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