Giacomo Notari non è colpevole

L'inchiesta era stata aperta dal sostituto procuratore della procura di Cremona Cristina Gava per il presunto reato di diffamazione a mezzo stampa relativa alla strage di Cervarolo, risalente al 1944. Giacomo Notari, presidente provinciale Anpi, è stato assistito dall'avvocato difensore Ernesto D'Andrea. La citata Anpi oggi rende noto che "nell'articolata memoria difensiva, basata su documenti storici e numerose testimonianze, la difesa avrebbe dimostrato come i fatti raccontati da Notari siano realmente accaduti. La querela era stata presentata dagli eredi di Pietro Azzolini, ai tempi capitano della Guardia nazionale repubblicana, poi fucilato nel giugno del 1944, in riferimento a una lettera firmata dallo stesso Notari pubblicata a metà dicembre 2007 da un quotidiano reggiano stampato proprio a Cremona".

Tre le contestazioni della famiglia Azzolini: secondo l'accusa il capitano non sarebbe stato presente all'eccidio di Cervarolo, non sarebbe stato al corrente della strage commessa il giorno prima nel territorio modenese e non sarebbe stato protagonista, nel giugno del 1944, di uno scambio di prigionieri in località Cinquecerri di Ligonchio tra il partigiano Pasquale Marconi e due prigionieri tedeschi.

Soddisfatto l'avvocato D'Andrea: "Il processo aveva preso una brutta piega, c'era molto accanimento nella controparte. La cattiveria trapelava dalle loro parole, hanno persino tentato di fare riferimento a fatti non presenti nel capo di imputazione. Le due accuse rivolte a Notari sono state smontate. La prima, quella relativa alla contestazione sulla presenza del capitano Azzolini, è stata affossata grazie alla produzione di materiale documentale a testimonianza di quanto sostenuto da Notari, ovvero che il capitano fosse presente ai fatti di Cervarolo. Per quanto riguarda invece l'accusa di diffamazione, il giudice ha accolto la linea difensiva affermando il pieno diritto di critica del presidente".

Anche lo stesso Notari si è detto soddisfatto: "Sono lieto che la vicenda si sia conclusa e si sia fatta giustizia e per questo ringrazio soprattutto l'avvocato D'Andrea per il suo straordinario lavoro. Adesso voglio solo tornare a casa mia in montagna, dove ho sempre vissuto, e prendermi cura dell'orto".

Hanno espresso soddisfazione il sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio, e la presidente di Legacoop Simona Caselli.

 

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11 Commenti

  1. Vorrei ringraziare il sig. Notari per la passione e l’impegno civile che profonde a difesa dei valori della resistenza tutta. Io non lo conosco personalmente, ma se un giorno, passando davanti all’orto di casa sua, mi concederà di stringergli la mano ne sarò ben lieta.

    (Mariastella Giorgini)

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  2. Non so dell’effettiva presenza (se confermata certo esecrabile) del dottor Azzolini sul luogo della strage. So, per certo, della sua orribile morte – che continua a passare in secondo piano – e del fatto che curasse indistintamente fascisti e comunisti. La storia della Resistenza non può passare come se nulla fosse anche sulla Vita delle persone. Quest’ultima, la Vita, viene prima delle idee, delle ideologie, dei diritti di cronaca. Condanno la strage di Cervarolo, condanno il barbaro assassinio del dottor Azzolini: in paese, ancora oggi, la sua casa silenziosa è lì che reclama una giustizia che, qui nemmeno, è mai arrivata.

    (IE)

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  3. Solo Dio sa come sono andati i fatti…

    (Roberto Righi)

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  4. Mi duole davvero che “IE” ricorra all’anonimato perchè ciò che scrive rappresente in modo inconfutabile la realtà delle cose. Tutto è esattamente, specularmente come tratteggiato in modo esemplare da “IE”. Ci si riempie la bocca di “dignità della memoria”, ma fino a quando per il solo fatto di cercare di inquadrare i fatti nella loro reale dimensione, e non certo per dell’inutie e per certi versi becero revisionismo, ci si nasconde dietro ad uno pseudonimo, significa che siamo ancora lontani, molto lontani non solo da una dignità della memoria condivisa ma anche e soprattutto da quella ricerca di verità troppo addomesticata a quella vulgata resistenziale, per dirla alla Pansa, che spesso non collima e corrisponde alla vera ed inconfutabile realtà. E ciò ben al di la del pronunciamento del Tribunale di Cremona nel cui merito credo occorra entrare a dispositito sentenziale pubblicato.

    (Paolo Comastri)

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  5. Esprimo la mia soddisfazione e vicinanza a Giacomo. Un invito a non pensare solo alla cura dell’orto, abbiamo ancora bisogno del tuo instancabile lavoro.

    (Enrico Bini)

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  6. Per precisione, Paolo, è altresì opportuno specificare che a differenza del comunicato di Istoreco il dottor Azzolini non venne fucilato (lasciando forse intendere una esecuzione militare) ma giustiziato con una zappa, dopo essere stato colpito da pallottole da partigiani. Ripeto, nulla giustifica l’eccidio di Cervarolo, ma altresì è triste inquadrare la storia a senso unico.

    (IE)

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  7. L’Anpi di Castelnovo ne’ Monti non può che esprimere la propria soddisfazione per la sentenza emessa. Al riguardo non c’erano dubbi anche in considerazione della personalità del presidente provinciale dell’Anpi. Ancora una volta un augurio a Giacomo!!!!

    (W. Orlandi)

    Nota: per i fatti storici a cui ci si riferisce io penso che si possano organizzare incontri a più voci in cui chiarirsi una volta per tutte, perchè non c’è nulla che faccia più male alla storia dei sospetti e delle mezze parole o peggio delle mezze verità.

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  8. Pieno sostegno a Giacomo notari.
    Nessun revisionismo storico potrà mai cancellare la memoria di un periodo storico terribile,appoggiato a pieno dalla pazzia nazi fascista.
    Nessun “rovescismo” storico potrà mai cambiare la storia di chi combatteva per un futuro migliore,senza dittatura e chi combatteva per un regime totalitario.
    Se nel 2012 si possono scrivere su internet le proprie idee lo si deve a tutte le persone,partigiani e civili che sono morti per darci un futuro all’insegna della libertà di espressione e non a persone che credevano nell’ideologia fascista.Ragazzi di 15-16-17 anni che stremati dalla dittatura hanno deciso di ribellarsi e morire per la libertà di ognuno di noi.
    Detto questo penso che i morti vadano rispettati in egual misura,senza però equiparare chi è morto per un ideale di libertà a chi è morto per un’ideologia basata sull’odio e sulla privazione dei diritti.

    Abituati alla libertà confondiamo spesso questa parola con il termine…. Noia….
    Lunga vita ai partigiani che ci hanno dato la possibilità di esprimere il nostro scontento verso i soprusi dei potenti,concedendoci la libertà di esprimere liberamente le nostre idee.
    W i partigiani di oggi che con 700 euro al mese,due figli e una moglie disoccupata trovano il coraggio di urlare in piazza il proprio scontento….

    ( Mattia Rontevroli )

    ANPI FELINA

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  9. E’ così certo il signor Mattia che tutti i partigiani abbiano lottato per darci un futuro all’insegna della libertà di espressione, senza dittatura? Non voglio certamente fare di tutta l’erba un fascio e non voglio confrontare l’ideologia fascista e quella comunista che ritengo entrambe portatrici di gravi sciagure, ma credo non sia “rovescismo” riconoscere che un gruppo piuttosto rilevante di partigiani non fossero eroi che “ci hanno dato la possibilità di esprimere il nostro scontento verso i soprusi dei potenti” e che il loro scopo primario fosse quello della rivoluzione proletaria che avrebbe cambiato solo il colore dei tiranni nel nostro paese. Eppure non siamo molto distanti dal “triangolo della morte” e non possiamo non conoscere le storie vere e terribili, non di ex fascisti, ma di gente semplice, comune e dalle grandi idealità. Ha mai sentito parlare del quattordicenne seminarista Rolando Rivi di Castellarano, un bambino, rapito e trucidato dai partigiani che non dimostrarono un filo di pietà di fronte all’infanzia violata e al padre che chiedeva di poter avere le spoglie del figlio amatissimo? Ha mai sentito parlare del Comandante Azor, Mario Simonazzi, capo partigiano, cattolico, che assieme al suo amico Morelli, “Il Solitario”, fu il primo a pubblicare un foglio antifascista della resistenza di Reggio Emilia? Essi credevano che “la lotta di liberazione dovesse essere principalmente una liberazione dell’Italia dal nemico, evitando la troppa politicizzazione all’interno del movimento partigiano, una eccessiva durezza e inutili spargimenti di sangue nello svolgimento della lotta armata e le eliminazioni sommarie, senza processo, dei nemici catturati”. Mario Simonazzi scomparve, contemporaneamente ai suoi più stretti collaboratori e il suo corpo venne ritrovato in un bosco dopo parecchi mesi, mostrando i segni di un’esecuzione. L’amico Giorgio Morelli, giornalista, denunciò insistentemente il fatto, finché anche lui l’anno successivo fu oggetto di un attentato delle cui conseguenze morì nel 1947. Ha mai sentito parlare dei sacerdoti uccisi perché rappresentanti della Chiesa? Ha mai sentito parlare, in un’altra zona del nostro paese, dell’’eccidio di Porzûs e dei partigiani, appartenenti alla Brigata Osoppo, di orientamento cattolico e laico-socialista, uccisi da un gruppo di partigiani, in prevalenza appartenenti al Partito comunista italiano? Ha mai sentito parlare dei depositi di armi clandestine che sono stati trovati nel tempo e sino a non molti anni fa? Quante altre storie si potrebbero narrare?
    Ecco io vorrei un mondo di pace, dove non si ha paura di ammettere gli errori, dove si può anche chiedere perdono, dove, dietro a parole di rispetto formale, il valore della vita umana fosse veramente ritenuto inviolabile. Solo Giovanni Paolo II lo ha fatto, dandoci un grande esempio che nessun altro rappresentante di religioni o istituzioni ha seguito. Ho conosciuto poco tempo fa la zia di Rolando Rivi, un’anziana suora che ha voluto donarmi il libro con la storia del nipote. Nel darmelo mi ha detto: ” Sapesse quanta sofferenza, quanti momenti terribili, eppure quanta grazia ne è derivata!”. Io ho letto il libro ed ho sofferto con quella famiglia, esempio di semplicità di cuore e di grande fede, poi mi sono chiesta il perché della bestialità dell’uomo che non ha mai fine e che, di volta in volta, viene giustificata dai crimini degli altri.
    Cordialmente.

    (Daniela Venturi)

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  10. Comprendo perfettamente l’anonimato (che è solo riservatezza estrema) di IE perchè per molto tempo tanti episodi sono stati sottaciuti anche dalla storiografia ufficiale, quasi a volerli rinnegare. Per quasi 50 anni non se ne è potuto parlare. Mi meraviglia per Azzolini si parli di fucilazione, quando si conosce l’efferratezza degli atti che accompagnarono quella. Sulla sentenza il lavoro ed il compito di approfondimento è di altri, trascrivo solo quanto riportato a pag 43 del libro di Clara Bussi Borghini “Linea gotica sull’Appennino”:
    “Il Dott.Pietro Azzolini (neomedico, aspirante a una condotta comunale) aveva concorso per Vetto; frattanto era rimasto in forza al distretto di Reggio Emilia. Quando il prof. Marconi fu arrestato, si era dato da fare a smobilitare indirettamente le accuse che gli erano state addebitate. Aveva, nell’ambito della provincia, autorità ed influenza: era riuscito a salvare dalla distruzione Cerrè Sologno che, secondo un decreto del 22 marzo 1943, doveva essere arso e raso al suolo (per collaborazionismo). Aveva manifestato col prof. Marconi il suo rimorso per non essere riuscito a far qualcosa per Cervarolo dove, pochi giorni prima, era stata eseguita una feroce, inumana rappresaglia. Il Dott. Azzolini, nell’aprile del 1944, fu ucciso da “elementi irresponsabili di partigiani isolati”: così Marconi chiamò quelli che, con suo grande dolore, gli uccisero l’amico”.
    Efferata ed esecrabile la strage di Cervarolo, efferata ed esecrabile l’uccisione di Azzolini, avvenuta nella notte tra il 21 e 22 giugno 1944. Quella notte fu prelevato da casa anche il mio nonno Ostilio Ferrari, Maresciallo della Forestale a Castelnovo ne’ Monti (che insieme ad altri nove nipoti non ho mai conosciuto), ritrovato in un bosco tre mesi dopo e portato su a spalla da una scarpata dal papà e dallo zio.
    Trascrivo ancora dal testo “I cattolici reggiani” di Sandro Spreafico, Edizioni Tecnograf – Reggio Emilia:
    “La mattina del 22 giugno 1944 si presenta alla mia canonica un disertore austriaco, che era passato nei partigiani e che io già conoscevo. Ecco il suo racconto: ‘Questa notte sono state prelevate due persone, un maresciallo della Forestale ed un medico dei dintorni. Sono stati portati in un bosco qui, poco lontano. Li hanno tormentati e legati con filo di ferro, poi li hanno costretti a scavarsi la fossa, li hanno picchiati anche con le zappe e le vanghe; infine li hanno gettati nella buca forse non ancora morti. A me queste cose non piacciono e perciò scappo dai partigiani e tento di tornare a casa’ (testimonianza di Don Nando Barozzi)”.
    Restano a mio avviso solo quattro valori da perseguire: il rispetto del carico di dolore delle famiglie, la pietà e la preghiera per i morti, la pietà, la preghiera ed il perdono per gli assassini, la verità, tutta intera, per i giovani.

    (Maria Alberta Ferrari)

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  11. E’ sfuggita dopo la parola “quella” (quarta riga del mio commento) la parola “morte”. Inoltre le pagine da cui è tratta la testimonianza di Don Nando Barozzi sono 766-767.

    (Maria Alberta Ferrari)

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