“Vespa cinese: non fare niente è troppo poco”

La professoressa Maria Grazia Consolini con alcuni studenti del Motti

La professoressa Maria Grazia Consolini lancia un accorato appello e coinvolge i suoi studenti dell’Istituto professionale agrario “A. Motti” di Castelnovo ne’ Monti, affinché prendano coscienza della gravità della situazione e dei rischi ambientali di questa catastrofica infestazione.

"E’ sufficiente osservare i Castagni ai lati della strada mentre ci si reca al lavoro, qui nella nostra montagna, nei comuni di Vetto, Castelnovo e negli altri, per notare che le cose stanno precipitando - spiega la docente a Redacon -. Se poi si fa un giro per i boschi,  lo scenario è desolante. Le vistose galle del Dryocosmus kuriphilus, un piccolo e insignificante insettino della famiglia dei Cynipidae, cugino cinese di quelli che provocano la formazione delle galle sferiche e legnose sulle Querce, hanno invaso i nostri castagneti in modo tale che è diventato raro vedere delle foglie normali e ben conformate".

"Ecco come si possono ridurre i rami dei nostri Castagni!" Spiega la docente allegando le immagini che pubblichiamo. 

Ma la “bomba” scoppierà fra poche settimane, fra giugno e luglio, tanto silenziosa quanto micidiale. "Da ciascuna di quelle galle - riprende l'esperta - sfarfalleranno da una a cinque vespe adulte che conterranno nelle loro 'pance' da 100 a 200 uova. I maschi non esistono, non servono; le femmine si riproducono partenogeneticamente. Questa 'parolaccia' significa che sono tutte femmine e le uova le producono mentre crescono e si differenziano, protette dentro le loro galle. Fate un po’ di conti e noterete che si tratta di una reazione a catena: è una bomba atomica!"

"Appena fuori,  deporranno il loro carico micidiale nelle gemme destinate a schiudersi a primavera, senza che queste manifestino alcun segno particolare. Solo a primavera, 15 giorni dall’inizio della ripresa vegetativa, assisteremo alla devastazione. Lo sfarfallamento e la deposizione delle uova è molto rapido e abbiamo poche possibilità di uccidere gli adulti; del resto, a parte l’impossibilità di raggiungere tutte le piante, l’uso di insetticidi potrebbe dar luogo a un disastro nel disastro, colpendo anche gli insetti utili e tutti gli altri abitanti del bosco".

"Non voglio fare la catastrofica - dice la professoressa Consolini -, ma se non riusciremo a contenere questa invasione, temo che i Castagni sul nostro Appennino e non solo, abbiano gli anni contati, non possiamo dire 'i giorni', ovviamente, ma 'gli anni' purtroppo sì. Le ripercussioni sulla fauna selvatica (caprioli, cinghiali, lepri) potrebbero essere gravi, in quanto le castagne rappresentano una valida fonte di cibo in inverno".

Che fare?

“Niente è troppo poco! Recita un saggio detto toscano. Intanto dobbiamo segnalare sul sito del Servizio Fitosanitario Nazionale, Regione Emilia Romagna nel nostro caso, la situazione, indicando la località, la frazione, la zona boschiva e tutti i riferimenti che possono permettere alle autorità competenti di monitorare la diffusione e la concentrazione dell’insetto sul territorio (la difesa contro la vespa cinese è regolamentata dal d.m. 30.10.2007 e sulla G.U. n° 42 del 19.02.2008)".

Ma esiste qualcuno o qualcosa che possa fermare questo insetto “cattivo”?

"Ebbene sì! Ha un 'nome' e un 'cognome': Torymus sinensis. E’ di fatto il limitatore naturale della vespa cinese; solo che lui era rimasto in Cina, sua patria d’origine, o in Giappone, dove è stato introdotto con successo, proprio per lo stesso motivo nostro. Il Servizio Fitosanitario Nazionale sta effettuando dei lanci di questo antagonista, il quale si riproduce deponendo le uova dentro le galle del Dryocosmus, poi le sue larve divorano quelle della vespa cinese e il gioco è fatto. Ma ancora l’antagonista non si è ambientato e occorre continuare la  diffusione. Si possono anche togliere e distruggere quante più galle possibile, prima che le vespe diventino adulte e sfarfallino. Si tratta di  un’operazione che può sembrare poco efficace, quasi insulsa…. invece io credo che possa contribuire un minimo per vincere questa guerra. Anche sui manuali viene indicata come misura agronomica di una certa efficacia. Il ragionamento è semplice: se l’antagonista  si troverà a combattere contro miliardi di vespe cinesi, la sua azione sarà lenta e potrebbe non riuscire a contrastare la rapida ascesa del nemico. Se invece cerchiamo di ridurre le galle, anche solo un po’, potremo dare una mano al Torymus".

"Quindi, chiunque di noi si trovi a passare davanti a un povero Castagno infestato, penso che debba mettersi una mano sul cuore e impugnare un paio di forbici con l’altra; quindi toglierne, toglierne, quante si può e non importa se poche, basta toglierne".

Ma va fatto adesso, prima che la “bomba scoppi”. 

(Mimmo Dellipaoli)

* * *

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9 Commenti

  1. L’articolo mi ha incuriosita e ho fatto qualche ricerca.
    Se può interessare ad altri segnalo questo sito http://www.torymus.com/il-torymus.
    Una domanda però mi sorge spontanea: cosa sta facendo il Parco nazionale dell’Appennino per arginare il problema? Perchè se i singoli cittadini possono fare qualcosa di utile non viene diramato un appello a livello istituzionale con adeguate istruzioni?
    In questa pagina http://www.ermesagricoltura.it/Servizio-fitosanitario/Avversita-delle-piante/Cerca-avversita-per-nome/Vespa-cinese-del-castagno/F.A.Q si legge: “Devo tagliare e bruciare le galle?
    R – Tagliare e bruciare le galle è stato utile nella prima fase dell’infestazione. Attualmente il taglio può essere utile solo precocemente (maggio-giugno) e nei casi di scarsa infestazione. In tutte le altre situazioni, specialmente nelle località in cui sono in atto iniziative di lotta biologica, il taglio delle galle è controproducente perché potrebbe ostacolare la diffusione di T. sinensis. Inoltre il taglio è sempre da evitare in autunno. In questa stagione, infatti, le galle sono state abbandonate dalla vespa cinese ma potrebbero contenere dei parassitoidi indigeni”.
    Sarebbe opportuno avere qualche precisa indicazione dalle istituzioni locali.

    (AnnaMaria Gualandri)

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  2. Segnalo alla dottoressa e all’articolista che sono apprezzabili e condivise da tutti i castanicoltori e non solo le loro preoccupazioni sulla sorte dei castagneti. Nello specifico segnalo che: dal 2009 (primo caso di vespa cinese conclamata in regione trovata in località Svolta di Carpineti) ad oggi diverse cose sono state realizzate. Siamo la prima provincia ad avere un sito di pre-moltiplicazione del Torymus sinensis (il nemico della vespa) che quest’anno ha prodotto insetti per tutta la Regione (38 lanci) e ad oggi siamo la provincia con più siti di insediamento di questo insetto (15 castagneti). Questo grazie alla collaborazione e alla realizzazione di un progetto costruito dal Consorzio castanicoltori, la Provincia di Reggio Emilia (tramite il Servizio fitosanitario), l’Universita di MO-RE, il Parco nazionale e la Comunità montana, senza citare il supporto ulteriore attenuto da altre autorità. Colgo l’occasione per segnalare che la distruzione di galle presso i siti di lancio del Torymus è da evitare e che i proprietari dei castagneti hanno sospeso le potature per agevolare l’insediamento dell’insetto. Segnalo che a breve sarà organizzata in montagna un’iniziativa per informare sullo stato di avanzamento del progetto “Torymus” con la partecipazione dell’assessore regionale all’agricoltura Rabboni. Se viene lui qualcosa di buono è stato fatto.
    Saluti.

    (Marco Picciati)

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  3. Signori del Parco nazionale, perchè non fate qualcosa in merito?
    Grazie.

    (Fabio Leoncelli)

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  4. Prima c’è stata la moria dei castagni con il cancro della corteccia (un piccolo fungo proveniente dall’Africa, che si insinua all’esterno del tronco del castagno e lo fa seccare), ora c’è la vespa cinese che distrugge i pochi alberi rimasti… Ma la fitosanitaria che tutti gli anni ci manda le bollette di pagamento, cosa ha fatto per arginare il problema?

    (L.D.)

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  5. Come ha scritto Marco Picciati, abbiamo collaborato al primo lancio dell’antagonista della vespa già nel 2009; poi rilanciato l’allarme e l’attenzione nei convegni e nelle numerose iniziative sui castagneti sfociate poi in Autunno d Appennino. Due di queste si sono tenute a Cervarezza, con la partecipazione dell’assessora provinciale Rivi e del cosorzio fitosanitario. La prima cura è la cura da parte dei proprietari (i castagneti sono tutti di proprietà). Castagneto-albergo, castagneto-giardino e castagneto-scuola sono i tre progetti pilota avviati per recuperare una economia del castagno legata a una nuova multifunzionalità. Castagneto giardino a Giuncugnano, castagneto-albergo a Monchio, castagneto-scuola ad Apella, Monchio e S. Romano. Si tratta di micro-progetti esempio. In realtà i castagneti sono moltissimi e per lo più a quote basse fuori del perimetro e anche fuori dai comuni del parco. L’ente competente e coordinatore è per legge e per strumenti e competenza il consorzio fitosanitario. Ci sono anche mal dell’inchiostro e cancro del castagno. Soprattutto è l’abbandono a far sì che il castagneto degradi in bosco indistinto. Dobbiamo sviluppare di più la collaborazione coi privati.

    (Parco nazionale Appennino)

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  6. Interessante questo appello della prof. Consolini, ma delude il fatto che non abbia mai preso parte ad una riunione dei castanicoltori!!!! I castanicoltori sono un gruppo di persone che, insieme a Marco Picciati in qualità di presidente, sta lavorando già da anni al problema vespa cinese!!!!! Io stessa possiedo un castagneto dove è stato effettuato un lancio di TORYMUS proprio grazie al lavoro e alle fatiche dei castanicoltori!!!! In primavera ho raccolto 3.000 galle che sono state portate in laboratorio e si è potuto dimostrare che all’interno il nostro TORYMUS c’è, quindi è assolutamente controproducente tagliare e bruciare galle a caso!!!!! Anche perchè il TYORYMUS per riprodursi ha bisogno del maschio e della femmina e quindi la sua espansione è molto più lenta di quella della vespa che si autoriproduce, ma, ripeto, c’è e non è vero che non si sta facendo niente. Invito quindi tutti gli interessati a prendere parte alla prossima riunione, che come le altre verrà annunciata su Redacon e sui giornali a distribuzione locale, per essere a conoscenza della realtà della nostra montagna.
    Ringrazio Marco, il Dott. Alma dell’Università di Torino, le altre università e tutti i loro collaboratori che lavorano e sostengono il progetto.

    (Barbara Valentini)

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  7. Mi fa piacere il vedere che la gente è molto informata, più di me. Il mio era letteralmente “un sasso gettato nello stagno” e vedo che i cerchi si allargano… Verissimo che non conviene tagliare indiscriminatamente le galle, specie nelle zone dove sono stati effettuati i lanci di Torymus. Il fatto è che le autorità dovrebbero pubblicizzare maggiormente queste azioni di contrasto alla vespa cinese. La cosa più importante è INFORMARE la gente!! Dall’osservazione allo stereoscopio dellle galle aperte, abbiamo riscontrato che le vespe sono già “pronte”, stanno per uscire.

    (Maria Grazia Consolini)

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  8. Devo dire che a parte il fatto di tagliare o no le galle ci atterremo a ciò che consigliano coloro che hanno effettuato i lanci di Torimus è comunque apprezzabile che la scuola che si occupa di formare tecnici per l’agricoltura si interessi anche a queste problematiche e ne sia coinvolta e mi complimento con la professoressa. Raccolgo volentieri l’invito dei castanicoltori perché in qualità di proprietario di alcuni castagneti mi sento in dovere di fare il possibile per salvare il patrimonio forestale, in particolare il pane che per secoli ha alimentato la nostra gente: la castagna oggi così minacciata da questo esotico insetto.

    (Paolo Maria Ruffini)

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  9. Anche i castagneti da frutta del Cilento in provincia di Salerno sono in modo disastroso infettati dalla vespa cinese. La quantità di calle è impressionante, se non si provvede in tempo reale tutto il patrimonio boschivo scomparirà. Il castagno da frutto e da taglio copre il 99/100 del nostro territorio, sarà una catastrofe ambientale.

    (Amendola Teresa)

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