Una scossa sul corpo. E sulle coscienze

Casa de los niños, sabato 11 agosto 2012

 

Sperimentare l’abbandono dei genitori, ed essere raccolto da una poliziotta vicino ad un cestino di rifiuti...
Lottare fin dall’inizio con una grave malattia cerebrale senza speranza...
Una vita già segnata da un doloroso destino inincorreggibile e tutta in salita.

... il piccolo Juan da qualche settimana soffre terribilmente per forti convulsioni. Noi, che non ne capiamo di queste cose, le percepiamo come forti scosse elettriche che ritorcono il suo corpicino e che si ripetono ogni 15 secondi e che possono prolungarsi anche per lunghi minuti.
Ogni scossa è un gemito doloroso senza possibilità di consolazione.
Noi assistiamo sgomenti.
Certo, abbiamo fatto gli esami e i medici hanno prescritto gocce anticonvulsive, che hanno limitato le scosse, ma non le hanno eliminate.
Noi, ogni volta, possiamo solo accarezzare dolcemente la testa del piccolo Juan, in silenzio.
Ed ogni volta chiediamo in silenzio che cessino presto e stringiamo forte il piccolo Juan al petto cercando e supplicando un miracoloso sollievo per lui.

... noi siamo forti. Il nostro fisico probabilmente non ha mai sperimentato una sofferenza così dura.
E’ duro essere spettatori della sofferenza di innocenti e di deboli.
E’ duro sperimentare la profonda impotenza personale.

Guarda caso, il Vangelo della messa di oggi, festa di Santa Chiara, parla di un papà che si avvicina a Gesù, si inginocchia davanti a lui e chiede pietà per il dolore del suo figlio epilettico, prostrato dalle convulsioni. Questo papà, forse per timore, si era avvicinato prima ai discepoli di Gesù che però non erano riusciti a curare quel bimbo.
Gesù prima si arrabbia, poi libera quel bimbo dalla terribile sofferenza che l’affligge sin dalla nascita. Più tardi, in disparte, spiega ai discepoli che è la loro poca fede che gli impedisce di fare miracoli.
E’ un episodio che si ripete spesso nei Vangeli. Ma è anche una storia che si ripete spesso nella nostra casa visto che abbiamo avuto ed abbiamo ancora tanti casi di bimbi epilettici.
Anche noi ci scontriamo con la nostra poca fede.
Anche noi vorremmo avvicinarci a Gesù e inginocchiarci davanti a lui, non per noi, ma per i nostri piccoli, inermi sofferenti di questa malattia di cui loro sono innocenti portatori.
La realtà ci porta ad essere solo spettatori, e tocchiamo con mano la nostra poca fede.

Ma il piccolo Juan adesso è di là che dorme tranquillo.
C’è sempre qualcuno di noi accanto a lui.
Abbiamo imparato, per caso, che mettendolo a pancia in giù le convulsioni durano pochissimo e i suoi fremiti cessano in fretta. A dire il vero, usiamo anche gocce di medicina naturale che ci sembra più appropriata.

Il piccolo Juan è un bimbo dolcissimo.
Il piccolo Juan è un bimbo amatissimo.
Il piccolo Juan è bimbo non sanato, ma senza dubbio curato.
Il piccolo Juan è un mistero che illumina la nostra casa, orientandola verso i deboli come lui, orientando i nostri pensieri e i nostri desideri ai risultati all’incontrario, ai fallimenti della nostra fede minuscola, all’impotenza generatrice della sola forza che ci permette di stare, di accompagnare, di accarezzare.

Oggi pensavo che il piccolo Juan avrà sempre bisogno di aiuto nella sua vita. Non camminerà da solo, non mangerà da solo, non si laverà da solo, non si vestirà da solo, non...
Ma Gesù ha messo il piccolo Juan in mezzo a noi, come fa sempre Lui perché crede nei bambini, perché insiste che dobbiamo imparare dai bambini.
E ho pensato, infatti, che il piccolo Juan non litigherà mai, non criticherà mai, non avrà mai una mente sporca, non avrà mai pensieri brutti, non vorrà mai sopraffare, non cercherà di essere protagonista nè persona di successo, non...

Il piccolo Juan è di là che dorme beatamente e mi viene spesso il dubbio che voglia insegnarci qualcosa, una strada, quella di un mondo che la superba sapienza umana non ha ancora scoperto.
Noi che siamo testardi montanari andiamo a tentoni alla ricerca di questa strada.

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