Prodi nel paese dei “casagai”. Tra economia e preghiera

 

Romano Prodi e la moglie Flavia Franzoni a messa a Valestra

 

 

La recessione non muta il tradizionale ferragosto della famiglia Prodi nel piccolo castello di famiglia a Bebbio di Carpiteti.

Nel giorno dell’Assunta, oggi 15 agosto, per l’ex presidente della Commissione europea ed ex premier è il tempo di preghiera. Accade a Valestra, nel paese dei Casagai – dove stasera confidano di averlo ospite all’ultimo giorno della festa – nel giardino antistante la pericolante chiesa di San Pietro, inagibile da tempo.

Una festa in quarta fila, assieme ai fedeli, accompagnato dalla moglie Flavia e accanto al fratello. Solo il passaggio di due ciclisti distrae per una attim con lo sguardo il professore.
Alla fine i saluti di Romano sono per don Villiam Neviani – che nell’omelia si era soffermato “sulla difficoltà di sapere invecchiare degli adulti (in diversi hanno pensato al suo ex rivale, Berlusconi ndr) e sulle difficoltà dei giovani di diventare adulti”, per alcuni vecchi amici e i complimenti e i ringraziamenti per la locale corale.

Solo tre giorni fa l’intervento di Prodi su “il Messaggero”, dove l’ex premier ha ricordato che “E’ inutile nasconderlo: siamo in vera e propria recessione, con la disoccupazione in aumento , mezzo milione di lavoratori in cassa integrazione, decine di migliaia di negozi che chiudono, il turismo che cala ma, soprattutto, con un senso di diffusa rassegnazione sul fatto che il futuro sarà peggiore. La saggezza convenzionale continua a ripetere che  tutto questo è inevitabile e che stringere la cinghia è un passo essenziale per garantire la ripresa quando si metterà in moto un nuovo ciclo dell’economia internazionale”.

Come finirà? “A parte il fatto che nessuno è in grado di prevedere quando questo ciclo partirà e se l’Europa sarà capace di prendervi parte – sono le riflessioni estive del professore - , non si può non sottolineare  che l’Italia si colloca tra le economie europee in peggioramento più accentuato. Non possiamo in nessun modo rassegnarci a questa caduta senza fine che sta sfibrando non solo il nostro tessuto produttivo ma anche le nostre speranze. Alle misure già prese per il rilancio dell’edilizia bisogna perciò aggiungere altri interventi nei settori nei quali la ripresa degli investimenti offre prospettive  concrete. Penso al rilancio di investimenti italiani e stranieri nel settore del petrolio e del gas (si sta investendo meno di qualsiasi momento del dopoguerra), penso al pagamento dei debiti dello stato nei confronti delle imprese, penso al necessario chiarimento sul futuro dell’industria automobilistica italiana, penso ad un nuovo piano per tutta la politica della ricerca applicata e a misure volte a ridurre drasticamente i tempi delle decisioni amministrative e delle sentenze dei tribunali. Ridurre l’occupazione, renderla sempre più precaria e comprimere un costo del lavoro che, anche tenuto conto degli oneri indiretti, è oggi decisamente inferiore a quello dei nostri maggiori concorrenti, non serve a frenare la caduta del denominatore”.

Non ultima, tra le riflessioni dell’ex presidente della Commissione europea un accenno alla delicata tematica della governance dell’Ue: “Se abbiamo un progetto condiviso sul nostro futuro non dobbiamo avere paura di sottoporlo all’esame della comunità internazionale a cui apparteniamo, purché il giudizio non sia nelle mani di uno o più stati membri ma in quelle di un organismo veramente sovranazionale. Sottoporci all’esame della Commissione Europea (che non può essere solo un segretariato del Consiglio) fa parte delle regole del gioco. Sottoporci all’esame dei paesi forti del Consiglio preparerebbe  la divisione dell’Europa, di cui l’Italia sarebbe la principale vittima.  Ed è anche chiaro che mai l’Italia potrebbe accettare condizioni che, mantenendo intollerabili differenziali nei tassi di interesse, rendessero impossibile l’aggiustamento del denominatore. Che è, non dimentichiamolo, il nostro reddito nazionale”. (G.A.)

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