Le “cooperative di comunità” nei piccoli paesi

Il piano di ridimensionamento degli uffici postali annunciato da Poste italiane è una questione che tocca da vicino tutta l’Emilia-Romagna e quindi anche la nostra provincia. Le numerose e preoccupate prese di posizione contrarie a questa scelta stanno a dimostrare il ruolo che gli uffici postali hanno specialmente nei piccoli paesi e nei territorio più marginali. Anche rispetto a questo delicatissimo problema nei giorni scorsi il presidente regionale di Legacoop, Paolo Cattabiani, ha avanzato la proposta che possano essere le cooperative di comunità (o “cooperative paese”), là dove sono presenti, a gestire gli uffici postali.

E’ una proposta innovativa che Legacoop Reggio Emilia condivide pienamente. Questo tema è stato ripreso e sviluppato dallo stesso Cattabiani anche in un’intervista recente sul Corriere della Sera. In essa il presidente regionale di Legacoop rilancia il ruolo e la funzione delle cooperative di comunità, la cui impostazione concettuale fu messa a fuoco dal presidente nazionale di Legacoop Giuliano Poletti in un convegno a Succiso il 28 maggio 2010. Da allora ad alcune cooperative di comunità reggiane, che possiamo definire “ante-litteram”, quali la Valle dei Cavalieri di Succiso e I Briganti di Cerreto, se ne sono aggiunte altre di nuova costituzione, tra cui Alti Monti di Civago e diverse altre in tutta Italia.

Le cooperative di comunità nascono tipicamente per volontà di un nutrito e rappresentativo gruppo di residenti e nativi di piccoli centri, montani e non, per attivare iniziative economiche e sociali volte a contrastare le difficoltà di tenuta del paese di fronte alle difficoltà della globalizzazione e della crisi economica. Generalmente i soci intendono impegnarsi per dare il loro contributo attivo, sotto forma di lavoro, di sostegno economico, di capacità di iniziative e di fruizione di servizi erogati, assumendosi la responsabilità di progetti e di gestioni che la forma cooperativa, che è solidale, mutualistica e non speculativa, consente di svolgere rispetto ad altre forme di organizzazione di impresa.

"Il carattere di base di queste cooperative – è l’opinione di Legacoop Reggio Emilia – è quindi la multifunzionalità; le attività, seppur di natura anche diversa, potranno essere gestite in forma integrata anche per ottenere vantaggi in termini di impiego delle risorse e di risparmio dei costi. Nei programmi strategici rientra quasi sempre  la disponibilità a considerare la gestione di servizi pubblici locali o di rete a rischio di cessazione per bassi regimi di attività; servizi comunali, postali o bancari, sociali e di supporto alla scuola, di trasporto, culturali e altre”.

Rispetto al piano di ristrutturazione delle Poste, il presidente Poletti, nell’illustrare proprio a Succiso i contatti avuti con i vertici di Poste italiane Spa, aveva indicato già due anni fa la possibilità di un accordo quadro per il coinvolgimento delle cooperative di comunità in un piano di riconversione degli uffici a rischio di chiusura nei piccoli centri italiani, non solo montani. L’iniziativa è stata ripresa ora da Cattabiani, che ha avanzato anche alla Regione Emilia-Romagna l’idea di una iniziativa verso le Poste a livello regionale.

Per Legacoop Reggio Emilia appare chiaro che, a fronte di un impegno serio delle cooperative, che c’è, e della auspicata disponibilità di Poste Italiane di attivare un percorso di collaborazione, la partecipazione da protagonisti non secondari dei sindaci e degli altri enti locali territoriali è importante e irrinunciabile, anche per collegare la questione dei servizi postali nell’ambito di una più generale problematica di quali iniziative intraprendere per risollevare e rilanciare, nei piccoli centri soprattutto montani, tutti quei servizi a rischio di chiusura che sono importanti per il benessere della popolazione, per il turismo, per il territorio.

 

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3 Commenti

  1. Le conseguenze del controllo della spesa pubblica si sentono in particolare nei servizi pubblici dei luoghi più disagiati, vedi località di montagna ed isole. La lega delle coop fa una sua proposta che come linea di principio approvo però nutro alcuni dubbi sulle cosiddette “cooperative di comunità” che nella realtà non sono cooperative di paese ma bensì cooperative di parenti. Pertanto invito le confederazioni delle coop, qualsiasi essa sia, a controllare e monitorare lo status dei soci, la gestione dei pubblici finanziamenti e la ricaduta sulla comunità del paese sia in termini economici che sociali.

    (Laura Compagni)

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  2. Le cooperative-paese sono una opportunità di straordinaria valenza per i borghi dell’alto Appennino. Sono nate spontaneamente, dal bisogno, nel solco della piu autentica vocazione cooperativa. Possono supplire a carenze di servizi pubblici, a bisogni di socialità, a insufficienza di imprenditorialità. Possono essere luogo di mutuo vantaggio e collaborazione tra chi ha risparmi e/o immobili e chi ha solo capacita di lavoro, così come luogo di creazione di una multifunzionalità legata alle diverse stagioni in Appennino e di riuso di beni abbandonati o in degrado. Meritano il massimo dell’attenzione e del sostegno. Possono essere una risposta ai problemi dei piccoli paesi per un intero periodo storico. Da Succiso a Civago a Cerreto Alpi a Sologno (in attesa di altri sviluppi a Sassalbo, Corniglio, Monchio e – speriamo – Vallisnera e altrove…) il Parco nazionale opererà per accompagnarne la nascita e la crescita. Attualmente sta “investendo” su “vivere Sologno” (incaricata col “Patto per Sologno” del progetto “Parco nel mondo”) e – grazie a un intervento della Camera di commercio – anche sulle vocazioni al turismo sportivo e ai turismi di comunità. Dal convegno di Succiso ad oggi il trend è in crescita. Nel contesto difficilissimo in cui ci troviamo è davvero una buona notizia.

    (Fausto Giovanelli)

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  3. Ha già detto tutto Fausto Giovanelli, aggiungo solo, da presidente pro-tempore di Coop “Vivere Sologno” che le attività gestionali a tutti i livelli possono essere espletate anche “a distanza” con internet e con i social network; voglio dire che le coop paese nate per non chiudere i nostri paesi e quindi anche gli uffici postali, si possono avvalere anche dei montanari “in esilio” come é scritto molto chiaro nel “Patto per Sologno” che Comune di Villa, Parco, Coop Vivere e proloco Sologno hanno sottoscritto il giorno 22/8 con firme di testa seguite da circa 50 di cittadini affettivi, tutti innamorati della propria terra e tutti disponibili a fare la propria parte per creare le condizioni di vitalità minima perché non si guardi (anche politicamente) alla nostra realtà con distacco e sufficienza.
    E’ bene che oltre al Parco, anche Confcooperative e la Camera di commercio recepiscano questo messaggio, che più che un messaggio é un grido, di sopravvivenza.

    (Lino Giorgini)

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