“Con l’Iva al 10% il welfare salta”

"L'aumento dell’Iva dal 4 al 10% previsto nel disegno di legge stabilità per le prestazioni socio-assistenziali ed educative rese da cooperative sociali, attualmente in discussione in Parlamento,  suonerebbe come l’ennesimo colpo di grazia al welfare del nostro Paese: un aggravio di ben 510 milioni di euro ripartiti per il 70% sulla pubblica amministrazione e per il 30% sugli utenti finali dei servizi ed in particolare sulle fasce più deboli della popolazione, gravando sui bilanci già magri delle famiglie che si vedranno aumentare i costi oppure ridurre i servizi".

È questo il messaggio che lanciano i consiglieri regionali del Pd Damiano Zoffoli e Giuseppe Pagani, che in un’interrogazione alla Giunta regionale chiedono che sia riconosciuta la funzione della cooperazione sociale quale "parte fondamentale del sistema di welfare del nostro Paese”, una risorsa “da preservare – sostengono – riconoscendole un valore importantissimo per la costruzione del bene comune”.

In Emilia-Romagna - ricordano i consiglieri - operano 911 cooperative sociali che danno lavoro a 36.373 dipendenti, con un valore della produzione di oltre 1.339 milioni di euro (dati Unioncamere, Rapporto sull’economia regionale). “Tanta parte di questa realtà – sottolinea Pagani – è rappresentata dalle cooperative sociali di tipo A, che hanno sviluppato una importantissima rete di servizi in collaborazione con gli enti pubblici che operano in campo socio-sanitario e con il coinvolgimento attivo di tante persone e famiglie: proprio su questi ultimi soggetti rischierebbe dunque di ricadere il peso di una manovra che, per portare soldi nelle casse dello Stato, andrebbe a sottrarli alle realtà pubbliche locali e, ancora una volta, a cittadini che spesso scontano situazioni di marcato bisogno”.

Nella risoluzione si chiede quindi alla Giunta regionale quali azioni intenda intraprendere per modificare il previsto aumento dell’Iva dal 4% al 10% sui servizi resi dalle cooperative sociali, anche intervenendo in sede di Conferenza Stato-Regioni, al fine di sensibilizzare il Governo a correggere la norma in questione che – puntualizzano – “va contro l’idea di collaborazione sussidiaria tra pubblico e privato, mettendo in pericolo la tenuta di un settore così cruciale per la qualità della vita del nostro intero territorio regionale”.

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